Sospettiamo di sapere come finirà l’ennesimo scandalo “spese pazze”

Di Emanuele Boffi
17 Gennaio 2026
Sbadigliamo di fronte all’indignazione per l’inchiesta sul Garante della Privacy, ieri in prima pagina su tutti i giornali. Nascosta, invece, la notizia delle assoluzioni per il caso “Mensa dei poveri”
La targa all'ingresso della sede del Garante per la protezione dei dati personali
La targa all'ingresso della sede del Garante per la protezione dei dati personali (Foto Ansa)

Sarà che ormai c’è venuto a noia un certo modo di dare le notizie, ma noi facciamo davvero fatica a scandalizzarci per l’ennesima inchiesta sulle “spese pazze”, questa volta imputate ai membri dell’autorità per la Privacy. Sono vicende che ci sembra di aver letto mille volte, perché il canovaccio che seguono è sempre lo stesso. L’inchiesta di Report, l’apertura delle indagini per presunte spese irregolari compiute dai vertici del Garante, l’intervento della Guardia di Finanza, i titoloni in prima pagina sui giornali.

Niente di nuovo. Niente di nuovo nemmeno nella ricostruzione del “contesto” (è la parte di narrazione su cui più si esercitano i nostri media), in cui si indugia sui particolari più grotteschi: l’uso disinvolto delle carte di credito, la frequentazione di hotel di lusso, l’utilizzo dell’automobile di servizio per recarsi dal potente di turno (in questo caso, Arianna Meloni, sorella della premier, ovviamente incolpevole, ma vuoi mettere l’effetto di un titolo con la parola “Meloni”?), i soldi spesi per la lavanderia e il macellaio. Conclusione scontata: la richiesta di dimissioni per i presunti colpevoli.

Leggi anche

Qualcosa si può fare

Sarà. Chissà. Avendo in mente come sono andate a finire mille altre storie come questa (è un grande classico che di volta in volta riguarda soggiorni di lusso nelle spa, cene a base di aragoste o quattrini spesi per acquisti di mutande e calzini), noi ci andremmo cauti, molto cauti.

Ieri molti quotidiani hanno scelto di dedicare all’inchiesta il titolo d’apertura di prima pagina. A ben vedere, nelle pagine interne, in qualche articoletto o box si trovava anche un’altra notizia e cioè l’assoluzione dall’accusa di corruzione nel caso “Mensa dei poveri” per Lara Comi, ex europarlamentare di Forza Italia che proprio per quella vicenda si vide rovinata la carriera politica. Tra gli altri imputati, è stata confermata l’assoluzione per l’ex vicecoordinatore lombardo di Fi ed ex consigliere milanese Pietro Tatarella, la cui storia è ben conosciuta dai lettori di Tempi.

Appunto. Quando scoppiò lo scandalo “Mensa dei poveri”, Tempi fu tra i pochi organi di stampa a sollevare dubbi. Il Corriere della Sera ci prese pure in giro per questa nostra ingenua pazzia donchisciottesca. Era il maggio 2019, siamo a gennaio 2026. Sette anni dopo è una magra consolazione rivendicare di averci visto giusto. Ma qualcosa si può fare il 22 e 23 marzo: votare sì al referendum.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.