Tatarella: «Io assolto dopo 7 anni. Intanto i pm hanno fatto carriera»

Di Emanuele Boffi
23 Giugno 2026
Parla il consigliere di Milano finito al centro di un caso giudiziario evaporato nel nulla. «Mi hanno rovinato politicamente ed economicamente. Ma sono ripartito». E si candida a sindaco
Pietro Tatarella (Facebook)

Quasi cinquecento pagine per arrivare a una conclusione netta: contro Pietro Tatarella non c’era nulla. Nulla che potesse dimostrare l’esistenza di un patto corruttivo, nulla che giustificasse le accuse che per anni hanno accompagnato il suo nome.

Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo che ha coinvolto l’ex consigliere comunale di Milano nell’inchiesta “Mensa dei poveri”, una delle vicende giudiziarie più mediatiche degli ultimi anni. Un’inchiesta che gli costò anche sei mesi di detenzione.

Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, Tatarella commenta con Tempi le quasi cinquecento pagine dei giudici: «Sono entrati nel merito della vicenda e sono arrivati a conclusioni molto chiare sul lavoro della procura. Scrivono che il quadro indiziario convergente evocato dal pm non è altro che una lettura suggestiva di dati neutri. Aggiungono che il fatto che io conoscessi e frequentassi un imprenditore non costituisce prova dell’esistenza di un accordo corruttivo. Non è emersa alcuna dazione o promessa di utilità, nessun accordo, nemmeno implicito, idoneo a configurare la corruzione. Non è stato individuato alcun atto contrario ai doveri d’ufficio. Nessuna movimentazione finanziaria. Nessuna utilità determinata o determinabile. Nessun beneficio concreto, né attuale né potenziale, nonostante l’ampiezza delle verifiche svolte».

La straordinarietà dell’ordinario

In altre parole: niente. Eppure, alla fine del 2019, mentre si preparava a correre per le elezioni europee e in molti gli pronosticavano una promettente carriera politica, il suo nome finì sulle prime pagine dei giornali. Fu dipinto come un corrotto, un uomo da additare al pubblico disprezzo. Le immagini del suo arresto, con le manette ai polsi, fecero il giro dei media. Trascorse tre mesi in carcere e il resto della misura agli arresti domiciliari.

Abbandonato da molti – ma non dal fondatore di Tempi, Luigi Amicone – Tatarella racconta il prezzo pagato in questi sette anni: «Ho perso la serenità. La mia carriera politica è stata distrutta e ho dovuto reinventarmi completamente. E quando dico da zero, intendo proprio da zero. Il giorno in cui ho terminato i domiciliari avevo venti centesimi sul conto corrente. Da lì ho dovuto ricominciare». Oggi Tatarella racconterà la sua vicenda giudiziaria in una conferenza stampa, in cui annuncerà la sua candidatura a sindaco di Milano.

Da quella rovinosa esperienza, sottolinea, è nata anche una consapevolezza nuova. «Ho riscoperto la straordinarietà dell’ordinario. Mi sono accorto che le cose più preziose sono quelle che accadono ogni giorno: giocare con un figlio, guardare un film con la propria moglie. Gesti semplici, che prima davo per scontati. E poi la detenzione mi ha insegnato un’altra cosa: le persone non coincidono con gli errori che hanno commesso. Ho imparato a non giudicare gli altri in base ai loro trascorsi, ma a guardarli per ciò che sono nel momento in cui li incontro, al di là dei pregiudizi e delle apparenze».

Leggi anche

Pm in carriera

C’è infine un aspetto che, secondo Tatarella, merita una riflessione pubblica. Mentre lui e molti altri imputati affrontavano anni di processo, i magistrati che conducevano l’inchiesta hanno continuato la loro carriera.

«Il dato che dovrebbe far riflettere è che, oltre alla mia, ci sono state circa quaranta assoluzioni. Non stiamo parlando di un singolo errore. Mentre noi vivevamo le conseguenze di quelle accuse, i pm tenevano conferenze stampa, rilasciavano interviste e godevano di grande visibilità mediatica. Questo porta a interrogarsi sui criteri con cui si costruiscono le carriere nella magistratura. Nonostante l’esito del referendum, spero che si trovi il modo di riaprire seriamente il dibattito sul funzionamento della giustizia in Italia».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.