Quelle carceri vanno chiuse per dignità
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa diffuso ieri, mercoledì 9 luglio, dal Consiglio direttivo della Camera penale di Milano «in relazione alla gravissima situazione carceraria».
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Le denunce sulle intollerabili condizioni di detenzione, che ormai da anni e in maniera sempre più grave ed evidente caratterizzano la vita di chi è recluso in carcere, rischiano di diventare grida manzoniane, se non addirittura uno sterile rituale.
Nelle ultime settimane, se possibile, le condizioni si sono ulteriormente aggravate, con temperature intollerabili, indisponibilità di acqua corrente all’interno di alcuni reparti e un sovraffollamento che rende la detenzione trattamento inumano e degradante.
La situazione del carcere di Opera, che abbiamo “visitato” due volte in poche settimane, è emblematica e dimostra l’ovvio: un carcere privo di risorse e abbandonato a sé stesso diviene uno spazio di disumanità.
A chi ha la responsabilità politiche e la disponibilità delle risorse poniamo domande molto semplici: vivreste in spazi privi di acqua corrente? Vivreste in una struttura in cui non funzionano gli scarichi di un bagno condiviso da più persone? Vivreste in stanze di pochi metri quadri, stipati insieme ad altre persone, con temperature torride senza nemmeno un ventilatore? Accettereste di essere costretti in una struttura dove chi è malato non può ricevere assistenza medico-sanitaria?
La preferenza è una cosa seria.
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Sono domande retoriche che inducono una sola conclusione. Se non si è in grado, nonostante gli sforzi della direzione, degli operatori e dei volontari, di garantire una detenzione rispettosa dei principi costituzionali, l’unica soluzione è chiudere quei reparti che non rispettano le condizioni minime di civiltà e umanità.
È già accaduto a Sollicciano ed è ora che s’intervenga in tutti i luoghi in cui la detenzione avviene in violazione della legge. Non c’è più spazio per rinvii, aspettando che l’ennesima emergenza estiva, con il corredo di sofferenza e spesso gesti estremi, venga dimenticata dalla routine. L’unica via possibile è quella di provvedimenti strutturali per ridurre la popolazione carceraria e lo stanziamento di risorse per togliere le carceri dalla situazione d’illegalità.
Bisogna prendere atto, lo diciamo da tempo, che l’amnistia e l’indulto sono necessari. Nell’immediatezza, invece, si approvi il progetto di legge sulla liberazione anticipata speciale – e lo si faccia con un decreto-legge che, una volta tanto, avrebbe davvero i requisiti della necessità e urgenza – e si destinino risorse reali per intervenire sui reparti degli istituti.
La Costituzione, la stessa invocata come baluardo degli equilibri sulla giustizia, lo impone.
Il Consiglio Direttivo
Camera Penale di Milano
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