Appello perché i poveri possano frequentare la scuola che vogliono

Nel disinteresse generale (e cattolico), muoiono le paritarie. È ora di cambiare mentalità e di mobilitarsi

Caro direttore, giustamente, la Chiesa Cattolica ha sempre guardato con un occhio di particolare attenzione ai poveri, anche perché l’invito di Gesù ad amare il prossimo non può lasciare indifferenti i cristiani di fronte al prossimo che più soffre anche a causa della povertà, che non è l’unica piaga che affligge il mondo intero. Nel tempo dei duemila anni dalla nascita di Gesù, i cristiani hanno messo in atto un numero incalcolabile di iniziative e di opere al fine di aiutare concretamente i poveri. In particolare, nell’epoca moderna sia i richiami della dottrina sociale della Chiesa sia l’approfondirsi della sensibilità sociale hanno posto sempre più in primo piano le problematiche relative ai poveri, il che non ha impedito che il loro numero, nel mondo, aumentasse. Negli ultimi tempi, poi, il riferimento ai poveri da parte dei cattolici è divenuto sempre più pressante sia tra la base sia come richiamo da parte di chi ha qualche autorità. Il che, naturalmente, è giusto e doveroso, anche se è bene ricordare che l’approccio del cattolico al mondo è sempre di carattere generale e universale ed è sempre pericoloso affrontare la realtà da un punto di vista unilaterale, senza tenere conto di tutti i fattori (per esempio, della cultura, fondamentale per formare una mentalità: senza di essa anche la carità nel tempo verrà meno).

Ma veniamo al punto per il quale, caro direttore, ho deciso di scriverti. Sto constatando che il mondo cattolico, nel suo complesso, pare molto attento, come detto, alla situazione dei poveri e, ripeto, questo è giusto. Ma devo altresì constatare che esiste una categoria di poveri di cui questo stesso “mondo” non si interessa. Si tratta di quei poveri cittadini e poveri cattolici che, data la loro posizione sociale, non riescono a mettere in atto il loro diritto/dovere di scegliere liberamente l’educazione da dare ai propri figli o ai propri nipoti. I poveri, infatti, dato l’ingiusto e anticostituzionale sistema scolastico italiano, non possono accedere alle scuole “paritarie”, comprese quelle cattoliche, perché esse costano troppo. Un mio amico, esperto della materia, mi dice spesso che oggi «don Bosco non potrebbe accedere ad una scuola salesiana». In questa frase icastica (ed anche seriamente ironica) consiste il problema che, tramite Tempi, vorrei sollevare. I POVERI NON POSSONO ACCEDERE LIBERAMENTE ALLA SCUOLA CHE RITENGONO MIGLIORE PER I PROPRI FIGLI PER MOTIVI PURAMENTE ECONOMICI, il che è contrario alla nostra Costituzione, perché annulla uno dei diritti fondamentali della persona e della famiglia. La fondatezza di questa grave affermazione sta nei fatti: una scuola superiore paritaria non può non stabilire una retta a studente che può variare dai 4.000 ai 7.000 euro l’anno, il che, da solo, dimostra come un povero del nostro Paese non possa materialmente iscrivere un proprio figlio a tali scuole (non parliamo se questo bimbo ha dei fratelli e sorelle). Somma ingiustizia, di cui, però, nessuno parla, neppure il “mondo cattolico”.

Infatti, come si comporta il “mondo cattolico” in generale? Chiede soldi per le scuole, con i miseri e ridicoli risultati raggiunti finora. È ora di cambiare radicalmente l’approccio al problema. Il titolare all’aiuto economico per poter attuare la libertà di educazione non è la singola scuola, ma il singolo cittadino che abbia figli da educare. Occorre, allora, aiutare il cittadino, povero o ricco che esso sia, e non le scuole, il che, tra l’altro, viene reso difficile in Italia dal famigerato articolo 33 della Costituzione. Ma la stessa Costituzione definisce il diritto della famiglia a provvedere all’educazione dei figli, diritto che non è riconosciuto a nessun altro, neppure allo Stato. Allora, è giunto il tempo di sostenere l’attuazione di questo diritto.

Se ciò non avviene, le scuole paritarie sono destinate a scomparire nel giro di pochi anni, con un danno enorme per l’intero Paese e con un aggravio impressionante della spesa pubblica, che è già agonizzante. Le “grandi” scuole cattoliche non stanno reagendo a questa situazione, anche perché sono sicure (finora) di riempire le proprie aule. Ma con chi? Unicamente con allievi RICCHI, le cui famiglie possono permettersi il pagamento delle alte rette, che, comunque, sono alte ma inferiori al costo dell’allievo di una scuola statale. Così vediamo grandi (per ora) ordini religiosi che organizzano convegni sulla povertà nel mondo, ma che poi impediscono di fatto ai poveri di entrare nelle proprie scuole. E pensare che molte scuole cattoliche erano nate proprio per poter dare un’educazione ai figli delle famiglie povere.

Ma allora, caro direttore, non c’è nulla da fare? No, c’è molto da fare ed in fretta. Penso che la via più concreta sarebbe quella di aprire un percorso (scusa se uso questa parola così di moda) che possa portare, nel giro di pochi anni, alla completa attuazione del costo standard per allievo. Percorso che, con altra terminologia, è già iniziato in alcune Regioni, a partire dalla Lombardia. Una volta chiarito che è l’allievo ad essere titolare del finanziamento pubblico, cade il pregiudizio che si tratti di contributi alle scuole dei ricchi o dei preti; diventa corretta ed inattaccabile la richiesta che tali contributi aumentino in tempi brevi fino al costo standard effettivo del percorso scolastico frequentato.

Il costo standard farebbe finalmente giustizia, sia per i ricchi che per i poveri, perché ciascuno potrebbe andare a spendere il “costo” nella scuola che ritiene più adatta per le esigenze del proprio figlio. E così anche i figli dei poveri potrebbero entrare nelle scuole per ora riservate ad altri. Quello del costo standard, quindi, non è un tema “simbolico”, ma sarebbe lo strumento attraverso cui attuare finalmente una piena giustizia sociale su un tema fondamentale per ogni Paese, come quello dell’educazione.

Del resto, non saremmo neppure i primi ad attuare un tale sistema. In Germania «la costituzione tedesca non prevede direttamente il finanziamento delle scuole private, ma la stessa costituzione proibisce qualsiasi forma di discriminazione di studenti dovuta alle condizioni dei genitori; pertanto i singoli land finanziano le scuole private al fine di evitare che queste, per mantenersi, debbano richiedere rette alle famiglie degli alunni. Gli alunni in questo modo possono iscriversi liberamente e gratuitamente in qualsiasi scuola privata». Quanto è stato attuato in Germania è uno dei modi con cui risolvere il problema. Vogliamo metterci insieme per trovare un sistema che attui il sacrosanto diritto di libera scelta educativa da parte di tutti anche in Italia?

Caro direttore, Tempi può lanciare un appello in questo senso?

Peppino Zola