Chiedo all’Europa di difendere la mia libertà di pensarla cristianamente su matrimonio e sessualità

Di Päivi Räsänen
25 Luglio 2026
Condannata in patria dopo 7 anni di assurda persecuzione giudiziaria a causa di un libro «basato sugli insegnamenti della Bibbia», l’ex ministro finlandese Päivi Räsänen ufficializza il suo ricorso alla Cedu. E qui offre la sua versione
Una bandiera contro Päivi Räsänen portata in marcia durante un Pride (foto dal profilo X della parlamentare finlandese)
Una bandiera contro Päivi Räsänen portata in marcia durante un Pride (foto dal profilo X della parlamentare finlandese)

Pubblichiamo di seguito il comunicato diffuso ieri dalla parlamentare finlandese Päivi Räsänen, già ministro dell’Interno del paese scandinavo, in merito al suo annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la sentenza della Corte suprema di Helsinki del marzo scorso che l’ha riconosciuta colpevole di “incitamento all’odio” per aver scritto quel che pensa, da cristiana luterana, su matrimonio e omosessualità. Qui il Te Deum con cui nel dicembre scorso Räsänen ha raccontato ai lettori di Tempi i suoi incredibili sette anni di persecuzione.

* * *

Ho presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la sentenza della Corte suprema finlandese. Mi auguro che la Corte di Strasburgo riconosca che la sentenza emessa in Finlandia viola le libertà di espressione e di religione tutelate dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e che la Finlandia riceva un verdetto sfavorevole.

Il 26 marzo 2026, la Corte suprema ha condannato me e il vescovo Juhana Pohjola della Diocesi missionaria evangelica luterana di Finlandia per istigazione nei confronti di un gruppo di persone. È stata disposta la censura parziale dell’opuscolo del 2004 Maschio e femmina li creò e ne è stata proibita la pubblicazione nella sua forma attuale, fatto assolutamente eccezionale e senza precedenti in Finlandia. Il procedimento giudiziario è iniziato sette anni fa, allorché pubblicai un tweet con un’immagine del capitolo 1 della Lettera di Paolo ai Romani tratta dal Nuovo Testamento, accompagnata da una domanda rivolta ai vertici della Chiesa evangelica luterana di Finlandia, che aveva annunciato il proprio sostegno a un evento del Pride. Alla fine la Corte suprema ha stabilito che il mio tweet sulla Bibbia era legittimo.

Il mio libro è di natura religiosa sia in quanto a scopo che nei fondamenti, e il suo intento è presentare la concezione cristiana del matrimonio e della sessualità sulla base degli insegnamenti della Bibbia. Lo scritto nel suo complesso rientra nell’ambito della tutela della libertà di religione, in contrasto con l’approccio adottato dalla maggioranza della Corte suprema, che ha isolato singole frasi del testo dal loro contesto più ampio.

In secondo luogo, la Corte suprema non ha tenuto conto del fatto che se ho messo il libro a disposizione del grande pubblico, è stato allo scopo di difendermi.

La Corte suprema non mi ha condannata per aver scritto il libro pubblicato nel 2004, ma per averlo ripubblicato sui social media nel novembre 2019. In precedenza non avevo promosso attivamente il pamphlet, né quest’ultimo aveva causato alcun problema. Ma quando l’indagine in merito al mio tweet sulla Bibbia è diventata di dominio pubblico, qualcuno ha presentato una denuncia penale con oggetto quell’opuscolo risalente a oltre 20 anni fa. Tuttavia, con un’analisi di dieci pagine, la polizia ha concluso che non c’erano elementi per avviare un’indagine penale. Il procuratore generale, invece, ha ordinato l’avvio di un’indagine preliminare ed è stato lui, a quel punto, a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul libro, con un comunicato stampa che conteneva affermazioni false a riguardo del suo contenuto. Nel novembre 2019 quindi ho ripubblicato il pamphlet per difendermi. Del resto nella sua giurisprudenza la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato il diritto dei leader politici di difendersi pubblicamente.

In terzo luogo, la Corte suprema ha giustificato il rilievo secondo cui sussistevano gli elementi del reato sostenendo che io reputi gli omosessuali come esseri inferiori. Questo non è vero. Nel mio libro affermo ripetutamente che tutte le persone hanno umanamente eguale valore.

La sentenza non chiarisce i confini della libertà di espressione: fa proprio l’opposto. La Corte suprema si è trovata divisa con un voto di 3 a 2, nonostante le raccomandazioni del giudice relatore. In totale dodici giudici in tre diversi gradi di giudizio hanno esaminato questo caso, e nove di loro non hanno trovato nulla di criminale nell’opuscolo, a dimostrazione della mancanza di certezza giuridica e dell’arbitrarietà delle interpretazioni coinvolte. È diventato perciò ancora più difficile sapere che cosa costituisca un’espressione lecita e cosa no.

Questo processo ha suscitato notevole preoccupazione a livello internazionale a riguardo di come certe “leggi contro l’incitamento all’odio” formulate in modo vago possano restringere la libertà di espressione e la libertà religiosa. Anni di indagini di polizia e di procedimenti giudiziari rischiano di scoraggiare il dibattito pubblico su importanti questioni di attualità. Il verdetto ha inoltre comportato restrizioni della libertà di movimento per me e per il vescovo Pohjola.

Spero che la Corte europea dei diritti dell’uomo invii il chiaro messaggio che nessuno dovrebbe essere sottoposto a un procedimento penale simile. La discussione pacifica non deve essere trattata come un reato.

Sono grata a Dio e a tutti coloro che mi hanno sostenuta. Fin dall’inizio ho detto che resterò fedele alle mie convinzioni, radicate in una visione cristiana del mondo basata sulla Bibbia, e al mio diritto di esprimerle liberamente, indipendentemente dalle conseguenze. Non ritengo che nulla di ciò che ho scritto abbia violato la legge. Continuerò questa battaglia per la libertà di espressione e di fede con fiducia e speranza.

Päivi Räsänen
membro del Parlamento della Finlandia

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