Macché democrazia in pericolo: attuiamo la Magnifica Humanitas
Caro direttore, vedo che anche molti gruppi cattolici si mostrano preoccupati per il futuro della nostra democrazia. Preoccupazione che ritengo superflua, per il semplice fatto che non si può gridare a tale pericolo solo quando a vincere le democratiche elezioni sono gli avversari. Da noi la democrazia appare molto solida e, quindi, mi pare inutile sollevare il problema, soprattutto considerando i tanti seri e reali problemi che già abbiamo. Capisco (fino ad un certo punto) che tale pericolo venga additato dai partiti dell’opposizione: non capisco perché i cattolici in quanto tali debbano accodarsi ad una preoccupazione che non ha elementi seri per esistere. Probabilmente, lo stesso don Sturzo si sta agitando nella tomba.
Penso convintamente che i cattolici, oggi, abbiano un altro e ben più decisivo compito: quello di dare corpo e programma al contenuto di quel grandioso documento costituito dall’enciclica Magnifica Humanitas, che tutti i cattolici dovrebbero leggere e cercare di attuare concretamente. Dico “tutti” i cattolici, soprattutto i politici, in qualunque partito militino. L’enciclica si rivolge proprio a tutti loro, sia a quelli di “sinistra”, sia a quelli di “destra” e mi scuso se, per farmi capire al volo, uso termini oramai preistorici.
La preferenza è una cosa seria.
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La lettura dell’enciclica mi ha entusiasmato sia per un aspetto di metodo sia per il suo contenuto. L’aspetto di metodo, perché essa inquadra il tema dell’Ai dentro un contesto nel quale ogni cattolico viene coinvolto nella sua totalità e originalità: affronta un tema specifico dentro il grande giudizio che nasce dall’esperienza cristiana, incentrata su Cristo e sulla dottrina della Chiesa. Il contenuto, perché la Magnifica Humanitas elenca, con motivazioni inoppugnabili, quali siano i compiti e le responsabilità di ogni cristiano, sia singolarmente, sia nella sua vita comunitaria, sia nel suo impegno pubblico e politico. Nessun cattolico può sottrarsi a tale responsabilità. In particolare, l’enciclica offre ai cattolici impegnati in politica il quadro generale della direzione da seguire, il che obbliga tutti ad una sorta di conversione. I cattolici di “destra” avranno qualcosa da imparare in tema di accoglienza ed i cattolici di “sinistra” avranno qualcosa da imparare in tema dei sedicenti “diritti”, che in effetti diritti non sono nella visuale trasmessa dall’enciclica.
Dico questo perché, allora, il vero compito pubblico dei cattolici è quello di trasformare in concreto programma politico le indicazioni contenute nell’enciclica. Questo è un lavoro che i cattolici dovrebbero fare insieme. Produrre insieme un programma che poi ciascuno dovrebbe giocare dentro il partito di appartenenza e dentro le istituzioni. Occorrerebbe, cioè, creare un “luogo” in cui i politici che si dicono cattolici definiscano insieme i punti (almeno quelli essenziali) che laicamente l’enciclica propone a tutti. Tra l’altro, sono convinto che una tale impostazione produrrebbe un significativo consenso da parte di tanti politici, che pur non appartenendo alla tradizione cattolica, si sentono stretti dentro le solite e oramai stantie problematiche politiche. L’enciclica, infatti, è anche un grande segno di novità, che dovrebbe entusiasmare tutti noi cattolici. Scrivo questo per cercare di superare la tristezza che mi produce il verificare che tanti cattolici, oramai, ragionano solo sulla base del partito di appartenenza e non sulla base dei giudizi prodotti dalla grande storia cristiana. Tutto ciò non fa che produrre l’irrilevanza sempre più evidente dei cattolici non solo in politica. La vera novità sta in ciò che la Chiesa, malgrado tutto, ci annuncia e non in ciò che i partiti sottolineano, spesso in senso solo strumentale.
Quando ai cattolici fu proibito, in Italia, di entrare in politica, vi fu l’Opera dei Congressi che tenne alta la fiaccola di una presenza. Perché oggi non creare un “luogo” in cui i cattolici, da qualunque esperienza provengano, si possano incontrare senza pregiudizi partitici per verificare come meglio servire le indicazioni che la Dottrina Sociale della Chiesa offre a tutti ed in particolare ai cattolici?
Temo che se non si segue questa strada, anche questa enciclica cadrà presto nel dimenticatoio, chiusa accuratamente nelle biblioteche e citata (spesso molto citata) nei dotti convegni, ma con nessuna conseguenza pratica. E con l’aumento della irrilevanza politica dei cattolici.
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1 commento
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Caro Peppino, più che l’enciclica il vero programma politico che dovrebbe essere preso in considerazione è il magnifico discorso agostin/ratzingeriano enunciato davanti al Parlamento Spagnolo.
Sperèm