Non è piacevole essere processati per avere condiviso sui social pochi versetti della Bibbia. Ma in questi sei anni di interrogatori e udienze sono stata benedetta con migliaia di nuovi amici e occasioni impensabili per testimoniare Lui
L’ex ministro dell’Interno finlandese Päivi Räsänen parla davanti a giornalisti e pubblico dopo l’udienza davanti alla Corte suprema di Helsinki, 30 ottobre 2025 (foto Adf International)
Nel 2019 ho dovuto affrontare un’indagine penale per avere condiviso sui social media uno screenshot della Bibbia (versetti 24-27 del capitolo 1 della Lettera ai Romani). Le autorità mi hanno accusato di “incitamento all’odio” [hate speech, ndt] per aver espresso ciò che la Bibbia insegna sul matrimonio e l’identità umana. Sono stata incriminata per “istigazione contro una minoranza”, reato che comporta potenzialmente la pena detentiva. L’accusa per fortuna non ha mai invocato il carcere per me, ma ritengo che la loro richiesta di censura rappresenti una gravissima minaccia al diritto alla libertà di espressione nella nostra democrazia.
Dopo un lungo processo, nel 2022 il Tribunale distrettuale mi ha assolto all’unanimità e, a seguito del ricorso in appello da parte dell’accusa, nel 2023 la Corte d’appello ha confermato tale decisione, dichiarando che non spetta ai giudici interpretare la Bibbia. Il caso è ora davanti alla Corte suprema, ma durante tutto questo percorso ho mantenuto la...
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