Vattimo benedice la violenza dei No Tav: «Le inadempienze giustificano la lotta non istituzionale»

«Le manifestazioni e i blocchi stradali sono utili di fronte al vuoto di democrazia della Val di Susa». Il filosofo Vattimo inneggia la «violenza redentiva» perché è moralmente rigenerante

«Le inadempienze pubbliche giustificano forme di lotta non istituzionale». Così Gianni Vattimo dà la sua benedizione ai No Tav della Val di Susa: «Le manifestazioni e i blocchi stradali sono utili di fronte a un vuoto di democrazia. In una valle in cui lo Stato ha preferito la militarizzazione all’ascolto». Il filosofo ed eurodeputato dell’Italia dei valori ha fatto una gita di due giorni tra Chiomonte e Bussoleno animando i No Tav e rilasciando il suo pensiero al giornale online Lo Spiffero che ieri titolava: “Tav, la violenza è legittima”. Diretto da Bruno Babando, il quotidiano è animato da Diego Fusaro neo-marxista e allievo stesso di Vattimo.

Ma cos’è una forma di lotta non istituzionale? Nelle parole di professore e allievo riecheggia il pensiero di Henry David Thoreau, padre della Disobbedienza civile teorizzata nel 1849: la coscienza individuale deve prevalere sulle istituzioni, privilegiando la giustizia rispetto alla legge, infrangendola se necessario; se, cioè, l’ingiustizia è di natura tale da imporre di agire con in con ingiustizia nei confronti degli altri. «La giustizia è il criterio dei fini – scrisse Water Benjamini –, la legalità è il criterio dei mezzi». Il politico – che in un passaggio ha ringraziato i trenocrociati perché, a 77 anni vive politicamente grazie a loro e ad altri fenomeni di lotta come il loro – e Fusaro sembrano tradurre i concetti espressi dal filosofo sloveno Slavoj Zizek che esalta la «violenza redentiva» contro la corruzione borghese. Perché? Perché è moralmente rigenerante.