Vaticano denuncia i crimini del Califfato islamico. Warduni (Baghdad): «Usa e Ue intervengano subito»

Duro documento del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. Il vescovo ausiliario di Baghdad dei caldei: «Voi dite: “Meglio tardi che mai”, ma la nostra tragedia non è stata presa sul serio sin dall’inizio»

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Il Vaticano condanna le «indicibili azioni criminali» compiute dall’autoproclamato Califfato in Iraq. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, guidato dal cardinale Jean-Louis Tauran ha reso pubblica una dichiarazione in cui denuncia «la situazione drammatica dei cristiani, degli yazidi e di altre comunità religiose ed etniche numericamente minoritarie in Iraq esige una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani, delle persone impegnate nel dialogo interreligioso e di tutte le persone di buona volontà. Tutti devono essere unanimi nella condanna senza alcuna ambiguità di quei crimini e denunciare l’invocazione della religione per giustificarli. Altrimenti quale credibilità avranno le religioni, i loro seguaci e i loro capi? Quale credibilità potrebbe avere ancora il dialogo interreligioso pazientemente perseguito in questi ultimi anni?».
Il documento cita nel testo tutti i crimini di cui si sono resi responsabili i terroristi musulmani jihadisti: i massacri, le crocifissioni, le conversioni forzate, i rapimenti, le distruzioni di luoghi e immagini sacre. «Nessuna causa – si legge – potrebbe giustificare una tale barbarie e certamente non una religione. Si tratta di un’offesa estremamente grave nei confronti dell’umanità e di Dio che ne è il Creatore». Il documento si chiude ricordando le parole di papa Francesco: «Che il Dio della pace susciti in tutti un desiderio autentico di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace!».
Il 15 agosto la Cei ha indetto una giornata di preghiera per i cristiani perseguitati, cui hanno aderito le maggiori associazioni e i movimenti religiosi.

600 RAGAZZE RAPITE. Sul territorio iracheno, intanto, continua a essere drammatica la situazione dei profughi e rovente la questione politica che vede contrapposti il presidente Fuad Masum e il premier al Maliki. La parlamentare yazida Vian Dakheel ha detto che i miliazi del Califfato tengono in ostaggio oltre 600 ragazze della minoranza religiosa nella prigione di Badushn, nella provincia di Ninive. Le ragazze sono state rapite insieme ad altri membri della minoranza yazida a Sinjar, località vicina a Mosul.

«NON VENDETE ARMI A QUESTA GENTE!». Monsignor Shlemon Warduni (qui l’intervista a tempi.it), vescovo ausiliario di Baghdad dei caldei, ha detto alla Radio Vaticana che «la cooperazione del mondo è molto debole ed è venuta molto tardi! Anche dall’Europa, anche dall’America… Voi dite: “Meglio tardi che mai”, ma la nostra tragedia non è stata presa sul serio sin dall’inizio. Per questo il Patriarca e noi tutti abbiamo visto la noncuranza del mondo all’inizio, per almeno quasi un mese. Per questo siamo arrivati a questo punto. All’inizio, almeno, parlavano con una lingua dolce con i cristiani, ma solo per alcuni giorni… Poi sono però arrivati a cacciarli, a ucciderli se non diventavano musulmani. E questo non solo a Mosul, perché quattro giorni fa hanno “svuotato” tutta la Piana di Ninive: i bambini, gli anziani dormono per la strada… Una cosa tremenda! Noi vogliamo un’azione pronta, adesso, subito! Quanti bambini sono morti, quante donne sono state calpestate, quanti uomini sono stati uccisi! Perciò, Sua Beatitudine dice, e anche noi che lui, che il mondo deve intervenire molto presto, subito! Non deve vendere le armi a questa gente!».

USA E EUROPA INTERVENGANO. Warduni descrive una scena apocalittica con «150-200 mila persone che si trovavano all’aperto… Noi gridiamo a tutto il mondo: “Per favore, fate qualche cosa! Per favore non vendete le armi!”. Noi non vogliamo la guerra! Noi non vogliamo uccidere gli altri, ma vogliamo i nostri diritti, vogliamo la pace! Vogliamo la sicurezza per i nostri bambini e le nostre donne, per le ragazze che vengono maltrattate. Se il governo si unisse con i curdi, con un cuore solo, certamente le cose sarebbero di altro tipo. Però anche gli americani, anche l’Europa devono intervenire! Anche se i curdi non sono con il governo…».

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