Un paio di (non) notizie da un mondo alla rovescia

Giornalisti in piazza contro l’Ungheria e toghe in mare a raccogliere migranti. Ma in giro avete letto per caso del cronista nero trumpiano accoltellato dall’antirazzista bianco? E di Lotti mandato a processo da un ex assessore di Crocetta?

Protesta di Black Lives Matter a Portland

L’epopea della fase 2 / 26

L’associazione lombarda dei giornalisti mi invita a manifestare contro l’ungherese Orbán e, un domani, mi aspetto contro il polacco Duda. «Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti aderisce all’iniziativa di protesta #NoBavaglioUngherese a difesa della libertà di informazione in Ungheria dopo le iniziative di censura…». Ho risposto via mail: «Scusate, ma dei ragazzi di Hong Kong vogliamo dire qualcosa? E della Turchia che li ha arrestati quasi tutti i giornalisti e proprio in questi giorni ha messo sotto censura anche i social?». 

Dopo di che non ho capito che censura è un giornale che licenzia come licenziano i giornali di tutto il mondo. E che attentato alle democrazia sarebbe rimettere al loro posto magistrati che per tutto il tempo del comunismo, da servi del comunismo, si sono distinti per aver fatto per quasi un secolo carne di porco della vita di un popolo. In Polonia così come in Ungheria e in tutto l’Est europeo. Adesso son saltati di qua a fare il regime rosso travestito di arcobaleno. 

Giornalisti associati, sono un vostro associato, perché non aderiamo all’iniziativa di protesta #NoBavaglio&NoLeggeZan? Perché non discutiamo che giornalismo è questo del cronista della giudiziaria con l’auricolare dell’intercettazione al governatore Fontana in diretta? Che mestiere siamo? Massaggi cinesi ai forti e al popolo leggi Zan?

Tanto per prenderla da un’altra parte: non ho fatto a tempo a scrivere che un grande giornale che dovrebbe essere intelligente, il Corriere della Sera, appoggia i violenti cretini di Portland invece che ragione e pacificazione, che, appunto, uno degli attivisti cretini di Portland, naturalmente antirazzista, antinativista e antisessista ha pugnalato un giornalista di colore perché “conservatore filo Trump”. L’avete letta da qualche parte questa notizia? 

Ancora. Abbiamo appena finito di scrivere che i giornaloni di bella sinistra (o che pezzano di sinistra pur essendo brutti fasci manettari) l’hanno presa un po’ alla leggera questa storia della “cancel culture” che continua a fare danni alle libertà americane. Adesso Obama reagisce a brutto muso al dubbio di Donald Trump che si interroga sull’opportunità di rinviare le elezioni di qualche mese visto che in America la pandemia è tale che c’è un morto di Covid al minuto. 

Non è che Trump abbia fatto una predica alla umma islamica come fece in Egitto Obama, ottenendo come bel risultato un inferno di centinaia di migliaia di morti da Casablanca a Damasco. E sette anni di tagliatori di teste. (E tutto ciò solo perché Obama giocava a fare il promoter delle quattro multinazionali digitali oggi messe sotto esame dal Congresso Usa per la loro voracità monopolista e cannibala dell’economia mondiale).

Trump ha solo twittato un interrogativo con la classica provocazione di contorno: «Sarà un voto truccato, non è meglio rinviarlo?». Vuoi che Obama non ci trovasse una fine del mondo e «Trump alimenta nativismo, razzismo e sessismo»? Ora quella del “nativismo”, ammettiamolo, ci mancava. Anvedi che Veltroni prossimamente ci ammorberà sul Corsera con un’intervista al pronipote degli indiani Seminoles, portiere di notte incontrato quando visitò l’ostello studentesco di Casalbertone, Roma, anni Novanta. Scherzo, naturalmente. Ma non troppo. Si guardassero la coscienza imbellettata questi ubriaconi dello stereotipo violentemente cretino e razzista di Black Lives Matter. Dopo il Muro, sono passati da Mosca a Washington, questi dell’ex Pci-Pds-Ds-Pd, che non si vergognano a guardarsi allo specchio. Perché c’è sempre un modo di legare l’asino, qualunque sia il padrone.

Democratici? Lady Clinton, quest’altro bel mito dei Pd e giornalismo associato de noantri – ricordiamolo fino a che non scappi il filo della matassa a nessuno – è la stessa che si faceva finanziare la fondazione umanitaria dall’umanitaria Arabia Saudita. Che se non taglia le mani ai ladri, manda ad ammazzare e a tagliare a pezzi il giornalista scomodo. 

La stessa Clinton è l’ex segretario di Stato dell’ex presidente Obama che, per trattare l’Italia i da paese sudafricano quale siamo diventati grazie al Pd che ha cambiato capitale da Mosca a Washington e alle spettacolari politiche pro immigrati messe gentilmente a disposizione dal Pd e dalla magistratura combattente (adesso un gruppo di magistrati in pensione molto dorata ha pensato bene di investire qualche soldino in una nave Ong che anch’essa solcherà il Mediterraneo in cerca di clandestini da imbarcare; domanda: e la lotta ai trafficanti di esseri umani quando la cominciamo, illustrissimi samurai della legge uguale per tutti tranne che per gli italiani?), la Clinton, dicevo, da segretario di Stato americano, ha imposto (meglio: ha “caldeggiato con una lettera”) a Lady Gaga di venire in Italia a tenere il famoso concerto romano per battezzare le campagne per il matrimonio gay. E, in generale, per supportare (non so se anche con fondazioni saudite) la sinistra che al posto di Stalin ha battezzato come padre dei popoli il partito gaylesbotrans.

Infine voglio rammentare questo per i poveri tapini che non si avvedono che questa sinistra è regime, regime che si è mangiato pure Beppe Grillo (ma Grillo era già dei loro notoriamente, si doveva salvare da una disgrazia ieri e si deve salvare da una disgrazia oggi) e che ha messo sotto il povero Matteo Renzi. Uno che si è creduto Napoleone ma che contro ogni sua convinzione – checché ne abbia detto nel suo arrampicare di specchi sul «preminente interesse pubblico» – ha dovuto votare a favore del processo a Matteo Salvini sul caso Open Arms perché pure lui è uno scaraffone che è bello a mamma sua. O avete per caso letto da qualche parte, se non l’avesse “notato” Piero Sansonetti (Il Riformista), che il gip che, contro il parere del pm che aveva chiesto l’archiviazione della sua posizione, prima ha imposto un altro anno di indagini su Luca Lotti (che è amico storico e compagno di partito di?), poi ne ha disposto il rinvio a giudizio, quel gip – dicevo – è stato un assessore della famosa giunta Crocetta, giunta regionale siciliana che per prima fece il governo giallo-rosso?

Illustre stampa democratica nazionale, niente da dire su queste porte girevoli, che prima uno fa il magistrato, poi il politico, poi torna a fare il magistrato e indovinate come la può servire una giustizia giusta dove si esige che un magistrato non soltanto ha il dovere di essere imparziale, ma pure di apparire imparziale?

Per finire, vorrei dire a Pietro Senaldi di Libero, uno che ci fa molto godere con le sue tempestive interviste, che sarebbe ora di tornare dall’ex sindaco di Milano (tanto Beppe Sala non c’è più, pare che molli l’osso, ha capito che con Majorino l’ha fatta grossa a riempire Milano di disordine e immigrati fuori controllo eccetto che nelle centrali di spaccio di droga). Sarebbe ora di tornare a intervistare l’ex sindaco Giuliano Pisapia, eurodeputato Pd e già Sinistra e Libertà. Che giorno è oggi? Il 31 luglio 2020. Il giorno dopo che Pd, Cinque stelle e Napoleone nei pressi di Sant’Elena, hanno mandato a processo l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ecco, trovo questo nell’intervista a tutta pagina che Pisapia, Pd, già Sinistra e Libertà, diede a Senaldi, Libero, 2 marzo 2020:

«Se si processa Salvini va processato pure Conte. Questo lo dice la Costituzione, che attribuisce al premier la responsabilità dell’azione di governo».

Foto Ansa