Ue. Von der Leyen è una presidente debole, ora rischia di essere inutile

Mentre Cina e Usa lanciano una sfida mortale all’Unione Europea, la Commissione di von der Leyen rischia di non insediarsi. E la presidente perde tempo con la parità di genere

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Ursula von der Leyen non è soltanto il presidente della Commissione europea più debole che si ricordi ma anche, verrebbe da dire, il più inutile. Non solo l’insediamento del suo team, previsto per l’1 novembre, rischia di non avere luogo neanche l’1 dicembre, ma la prima presidente donna sembra non essersi resa conto di essere a capo dell’Unione Europea, teoricamente la terza potenza mondiale, impegnata com’è a occuparsi di problemi del tutto marginali.

MANCANZA DI CORAGGIO SUI MIGRANTI

Ieri la presidente ha modificato il nome del portafoglio dedicato al cruciale tema dell’immigrazione. Quando a settembre aveva inviato la lettera di incarico al commissario greco Margaritis Schinas che dovrà occuparsi dei migranti, aveva scelto come titolo: “Proteggere il nostro stile di vita europeo”. Subito si levò una selva di critiche e von der Leyen fu accusata di «sovranismo» e di scegliere «slogan dell’estrema destra». Il suo atteggiamento fu giudicato «spaventoso» da verdi, liberali e socialisti.

Invece che difendere la sua scelta, ha subito cambiato rotta, scegliendo un nuovo nome: “Promuovere il nostro stile di vita europeo”. Come ci si può fidare di una Commissione che non ha neanche il coraggio di riconoscere che l’arrivo in Europa di decine di migliaia di migranti pongono quanto meno un problema di integrazione e molti interrogativi?

SE IL PROBLEMA È LA PARITÀ DI GENERE

Neanche il tempo di risolvere questa piccola grana, che i socialisti sono tornati alla carica accusandola di non aver mantenuto la parola sulla perfetta parità di genere della sua Commissione. Nel suo insipido discorso programmatico di luglio, von der Leyen aveva assicurato che «se gli Stati membri non proporranno abbastanza donne commissarie, non esiterò a chiedere nuovi nomi». Quando però la candidata francese Sylvie Goulard è stata bocciata, Emmanuel Macron ha proposto Thierry Breton, passato per un soffio. Se le commissioni del Parlamento europeo confermeranno il via libera, in Commissione europea ci saranno 14 uomini e 13 donne.

Sia il modo di definire il dicastero che si occuperà dei migranti che il tema della parità di genere sono due inezie, ma è preoccupante notare fin da subito che Ursula von der Leyen non è in grado di difendere neanche le più piccole delle sue idee (discutibili, tra l’altro).

UNA COMMISSIONE ILLEGITTIMA

Le grane per la presidente non sono finite. Pur scommettendo sul fatto che le commissioni parlamentari non vorranno prendersi la responsabilità di bocciare ancora una volta gli ultimi tre candidati alla Commissione europea, innescando così la più grave crisi istituzionale nella storia dell’Ue, c’è il nodo del Regno Unito. Londra infatti ha annunciato che non indicherà il suo candidato alla Commissione prima delle elezioni generali del 12 dicembre.

Von der Leyen vorrebbe insediarsi l’1 dicembre e il problema è legale: se manca un commissario, in base all’articolo 17 punto 4 del Trattato sull’Ue, che prevede un commissario per ogni Stato membro, la Commissione non è legalmente formata, e dunque, se anche si insediasse, ogni suo atto potrebbe essere impugnato in quanto non legittimo. Il Consiglio Europeo potrebbe decidere all’unanimità di ridurre il numero dei membri della Commissione da 28 a 27, ma per farlo serve anche il sì del governo inglese, che difficilmente arriverà.

QUESTA UE SAPRÀ RISPONDERE A CINA E USA?

Rischia di conseguenza di insediarsi una Commissione senza potere dal punto di vista legale, un flop clamoroso. Del resto, non è neanche sicuro che l’insediamento avvenga. L’aula di Strasburgo dovrebbe votare il 27 novembre, ma l’elezione è a rischio: a luglio, infatti, von der Leyen aveva ottenuto una maggioranza di appena 9 voti e il clima da allora non è migliorato: verdi, liberali e socialdemocratici infatti sono sul piede di guerra, per non parlare della volatilità dell’appoggio grillino.

In un momento storico cruciale in cui l’Unione Europea deve dimostrare di saper rispondere alle due grandi potenze mondiali – politicamente a Donald Trump, che non perde occasione per criticare e indebolire Bruxelles, e commercialmente alla Cina che invade l’Europa con le sue merci a basso costo – non è di buon auspicio vedere che gli Stati membri sono fortemente divisi e che la presidente della Commissione europea perde tempo a occuparsi di inutili polemiche sulla parità di genere. Von der Leyen è debole, il suo discorso programmatico mancava completamente di coraggio. Speriamo almeno che non si dimostri anche inutile. Perché, come dichiarato all’Economist dal presidente francese Emmanuel Macron, l’Ue «è fragile, sull’orlo del precipizio e a rischio scomparsa».

Foto Ansa