Tunisia. Minoranze religiose e omosessuali ancora discriminati

Le donne non possono sposare uno straniero se questo non dimostra di essersi convertito all’islam. Omosessuali arrestati in base al «reato di sodomia»

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Al contrario di Libia, Yemen, Siria ed Egitto, la Tunisia è forse l’unico paese dove la Primavera araba ha avuto esiti positivi, culminati in una transizione politica e democratica pacifica e nella ratifica di una nuova Costituzione, che garantisce le principali libertà civili. Ma non è tutto rose e fiori, non solo per i problemi legati a terrorismo, integralismo islamico e disoccupazione rampante.

«È INAMMISSIBILE». Lunedì una coalizione di associazioni tunisine ha firmato un appello per chiedere al governo di ritirare la circolare datata 1973 con cui si proibisce la celebrazione di un matrimonio tra una donna tunisina e un uomo non musulmano. Nel caso della donna, la religione non è specificata perché si dà per scontato che una donna tunisina non possa che essere musulmana. «È inammissibile che una semplice circolare, dal valore giuridico quasi nullo, influisca sulla vita di migliaia di persone», ha dichiarato durante una conferenza stampa a Tunisi Sana Ben Achour, presidente dell’associazione Beity.

CONTRO LA COSTITUZIONE. Come riportato da Jeune Afrique, per sposare uno straniero una donna deve presentare obbligatoriamente il certificato di conversione del futuro marito. E se il matrimonio avviene all’estero, in mancanza del documento l’unione non viene riconosciuta valida in patria. Al contrario, un musulmano può sposare una donna di qualunque religione. Per Wahid Ferchichi, dell’associazione tunisina per la Difesa delle libertà individuali, è già abbastanza problematico che una tunisina venga considerata musulmana a priori. Inoltre, la circolare viola la Costituzione, che garantisce la libertà di coscienza e l’uguaglianza tra tutti i cittadini, a prescindere dalla religione professata. Il governo non ha ancora risposto alla richiesta.

REATO DI OMOSESSUALITÀ. Un altro caso spinoso che le autorità del paese dovranno gestire è la protesta per l’arresto di due tunisini omosessuali. Il regista Karim Belhaj è stato arrestato il 13 marzo a casa sua dopo essere stato trovato in compagnia di un uomo, con il quale ha ammesso di avere avuto una relazione sessuale. L’accusa configurata a carico dei due è «reato di omosessualità», presente all’articolo 230 del codice penale di derivazione francese. Diverse associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali hanno chiesto che vengano liberati e che il governo cancelli l’articolo 230 dal Codice.

Foto Ansa

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