Tour europei ed interviste piccate: ma per Maradona si muove solo il Montpellier

«Credo che Blatter controlli tutto», così spiegava il Pibe de Oro la sua incapacità a trovare qualcuno che lo facesse lavorare. Da ieri però il suo nome è accostato ai transalpini.

«Mi sarebbe piaciuto portare Maradona al Montpellier, con lui avremmo tutte le prime pagine dei giornali». Parola di Louis Nicollin, patron dei transalpini blu-arancio, club campione in carica nel campionato francese ma ora lontano dal vertice della classifica, con l’allenatore Girard probabilmente in uscita. Così nelle ultime ore la notizia sembra aver preso corpo, ipotizzando un connubio clamoroso tra il Pibe de Oro e la squadra francese: «Maradona si è detto disposto a discutere una possibile proposta da parte del Montpellier», ha fatto sapere Haijoub Youssef, direttore dell’agenzia di sport-marketing SGM Agency (che segue i diritti d’immagine dell’ex-napoletano). «Se il Paris Saint-Germain ha Beckham, perché il Montpellier non può avere un allenatore del prestigio di Diego?».

È VERO? Così si aspetta, cercando di capire qualche dettaglio in più e, ancor prima, tentando di stabilire se ciò di cui si parla è una trattativa concreta o solo chiacchiere appassionate sul cognome del giocatore più forte di sempre. Ma se l’euforico presidente (uno che per intenderci lo scorso anno, per festeggiare la vittoria in Ligue 1, si tinse i capelli di arancione e di blu) rallenta parlando di cifre («Se dessi 100mila euro al mese a Maradona non mi riconoscerei. Se chiede 30mila euro al mese lo faccio firmare subito»), a lasciare un po’ perplessi è proprio la trattativa in sé, cioè il fatto che l’eterna aspettativa del ritorno in Europa di un campione di questo calibro si concretizzi nell’approdo ad un club tutto sommato “anonimo”.

A GAMBA TESA SU BLATTER. «Forse un giorno tornerò ad allenare. Ma ho la sensazione che il presidente della Fifa controlli tutto». A Marca è stato Maradona stesso a parlare a margine del suo viaggio in Europa. La scorsa settimana mandava in visibilio Napoli, nel week-end si faceva vedere al Bernabeu di Madrid per il Clasico Real-Barça, mentre ieri volava a Manchester per vedere il match di Champions League. Non era qui ufficialmente “per trovare lavoro”, ma l’iniezione di popolarità che ogni volta si porta dietro impone la domanda sul suo futuro professionale. «Certo, Napoli è una possibilità di allenare, ma più chiara è quella col Boca. A volte vedo allenatori che fanno sostituzioni in aiuto alle squadre avversarie, e allora mi guardo allo specchio e mi dico: come è possibile che io non stia allenando?», continuava nell’intervista pubblicata sul sito del quotidiano spagnolo. Per poi entrare a gamba tesa su Blatter: «Va in Spagna e dice che Di Stefano è stato il miglior giocatore del mondo, va in Brasile e dice che è Pelé, in Argentina dice che è Messi, perché se lo merita ed è il migliore in questo momento. Va in Germania elogia Beckenbauer; non dice mai nulla su di me, e tutto questo ha un grande effetto sul fatto che mi assumano o meno. Se qualcuno dovesse darmi una mano un giorno sarà Platini, non Blatter».

IL FLOP DEL 2010. Ma la verità è che quando Maradona ha avuto la possibilità di allenare, effettivamente ha fallito. Quando fu scelto come ct dell’Argentina rischiò di non portare l’Albiceleste ai Mondiali 2010, dove poi uscì schiaffeggiata nel peggiore dei modi dalla Germania. Era una squadra ricca di talento, con Messi, Tevez, Milito, Higuain, Pastore, Mascherano, Di Maria, ma ebbe vita facile solo nella fase a gironi, e al primo scoglio si sbriciolò. Anche a Dubai, con l’Al Wasl, è riuscito a deludere, facendosi pure licenziare. Come campione è stato il più grande, nulla da dire. Ma la sua carriera da allenatore ha avuto più risalto per il nome che si portava dietro che per gli effettivi risultati raggiunti. Nel suo tour europeo e nelle sue uscite piccate con la stampa c’è tutta l’incapacità ad andare oltre ciò che quel fuoriclasse è stato, e il suo non voler riconoscere che, come  tecnico, ha doti decisamente minori.

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