Toccafondi: «Lo Stato non può permettersi la chiusura delle paritarie»

«Subito un fondo straordinario a cui le scuole attingano tramite autocertificazione. È la via più veloce». Intervista al capogruppo di Italia Viva

Le domande erano e sono semplici: 12 mila scuole paritarie che in Italia svolgono un servizio pubblico, dove lavorano 160 mila tra docenti e non docenti e che educano quasi un milione di bambini e ragazzi; queste scuole, che rischiano di non riaprire a settembre perché la loro esistenza dipende unicamente dal pagamento di rette che le famiglie in questo momento fanno fatica a pagare, sono o non sono una preoccupazione del ministro della Pubblica istruzione Lucia Azzolina? E l’istituzione di un fondo straordinario per sostenerle, e tutelare questo servizio pubblico, la libertà di educazione di un milione di famiglie colpite come le altre dalla crisi provocata dall’epidemia, nonché il futuro di questi dipendenti, è o non è necessaria?

SE CROLLANO LE PARITARIE CROLLA IL SISTEMA NAZIONALE

Più complicato ottenere le risposte: all’interpellanza urgente sulle scuole paritarie presentata in Aula da Maurizio Lupi, leader di Noi con l’Italia, e Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera, il governo ha risposto per bocca del sottosegretario all’Istruzione Giuseppe De Cristofaro (Leu), il quale, nel ribadire che non esiste alcun pregiudizio nei confronti degli istituti paritari, si è limitato a fotografare la situazione attuale della scuola e quanto sia già stato cantierizzato per sostenerla. Un po’ poco per Toccafondi, che spiega a Tempi.it di aver volentieri apposto la firma all’interpellanza per dimostrare la trasversalità delle forze politiche sul tema delle paritarie, “scuole che la legge 62/2000 stabilisce nero su bianco appartenere al sistema di istruzione nazionale e senza le quali il sistema stesso non riuscirebbe a camminare. Se crollano le paritarie, che come tutte le altre scuole in questo momento stanno soffrendo le ricadute dell’emergenza coronavirus e si sono immediatamente attivate per fronteggiarle, viene meno il sistema stesso”.

COSA CHIEDONO LE FAMIGLIE

Per Toccafondi non è tempo di partiti e bandierine, “l’urgenza di queste scuole è condivisa”, così come le problematiche, diverse, che in questo momento investono la fascia 0-6 anni rispetto alla scuola dell’obbligo. “Nel primo caso la stragrande maggioranza delle famiglie chiede legittimamente uno sconto o la sospensione delle rette. Difficile dare loro torto in punta di diritto, non ci sono condizioni per erogare un servizio a distanza e sono molti i genitori che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. Continua a pagare le rette chi crede tanto nella scuola scelta per il bambino da volerla sostenere a prescindere anche con sacrificio”. Per la fascia 0-6 la necessità dunque è duplice: congelare il più possibile le uscite (costituite al 90 per cento dagli stipendi degli educatori) e disporre di un fondo ad hoc per aiutare chi a settembre, con l’auspicata ripartenza, non disporrà più delle risorse che aveva prima della chiusura del paese.

ECCO COSA ACCADE SE MANCANO POCHE RETTE

Altro tema è quello delle scuole dell’obbligo, “qui, con le dovute eccezioni, le famiglie non rivendicano sospensioni: le paritarie, come già detto, si sono attivate immediatamente, diciamo pure per prime, per avviare la didattica a distanza e mantenere il servizio fino alla fine dell’anno scolastico, sostenendo tutte le spese per il materiale didattico, gli affitti dei locali e i costi per i docenti. Qui il problema delle rette in prospettiva è molto grave: una classe di 20 o 30 bambini sta in piedi unicamente grazie a quelle 20 o 30 rette necessarie per erogare in primis gli stipendi agli insegnanti e coprire i costi fissi. Capite bene che una scuola è solo costi e ricavi, non ha margini e non produce utili, se mancano solo 3 o 4 rette in una classe viene meno l’equilibrio economico”. E se metti in cassa integrazione gli insegnanti viene meno un servizio dei cui costi si dovrà occupare lo Stato.

ALLO STATO LA PARITARIA CONVIENE, ECCOME

Ricordiamoli, quindi, i costi, calcolati non da Tempi ma dall’Ocse: lo Stato riconosce un contributo di 500 milioni annui (una media di 500 euro l’anno a studente) alle paritarie, il resto se lo pagano le famiglie. Ogni iscritto alle statali (di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori) costa invece allo Stato in media tra i 6 e 6.500 euro l’anno. Facile immaginare quanti miliardi dovrebbe tirare fuori lo Stato per garantire piena scolarizzazione a un milione di bambini e ragazzi iscritti alle paritarie se le loro scuole dovessero chiudere.

“LE SCUOLE ATTINGANO A UN FONDO CON AUTOCERTIFICAZIONE”

Come se ne esce? Per Toccafondi la strada è appunto quella del fondo straordinario per l’erogazione di contributi aggiuntivi alle scuole paritarie per l’anno scolastico 2019/2020, “a cui le scuole possano attingere tramite autocertificazione. È la via più pratica e veloce”, più di altre soluzioni, più del buono erogato in favore di famiglie che dovrebbero attestare difficoltà contingenti e dell’erogazione del contributo alle scuole da parte di un Inps e coi tempi di un Inps. “L’autonomia funziona: col decreto Cura Italia sono stati stanziati 70 milioni per l’acquisto di dispositivi digitali utili per l’apprendimento a distanza (o per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali e per la necessaria connettività di rete), che con efficienza mai vista sono arrivati subito ai presidi, che in pochi giorni hanno potuto provvedere a ordinare i materiali. Con un emendamento al Cura Italia come maggioranza abbiamo stanziato un fondo da 2 milioni ad hoc per le paritarie con la stessa finalità. E oltre 40 milioni sono stati assegnati a tutte le scuole, statali e non, per i processi di sanificazione, per pulizie straordinarie e acquisto di dispositivi, gel e prodotti igienizzanti. I segnali insomma sono positivi. Il tema però resta: prima i soldi non c’erano, ora le risorse arriveranno e a debito. Abbiamo quindi la responsabilità, lo dobbiamo alle generazioni future, di usare questi soldi bene, e non sprecarne neanche uno, investendo quanto più possibile nell’educazione e formazione”.

UNA BATTAGLIA TRASVERSALE

Quanti miliardi andranno alle scuole e di questi quanti alle scuole paritarie? Gli studenti, quasi un milione, che le frequentano sono agli occhi dello Stato studenti di serie b? Le famiglie che si accollano il costo legittimo della libertà di educazione hanno lo stesso o diritto o no? Non ci sono tra le famiglie della paritarie genitori in cassa integrazione o che perdono il lavoro? Sono tutte domande che Maurizio Lupi ha posto alla Camera, condivise non solo dai partiti di opposizione, ma, con le diverse sensibilità, anche dalla maggioranza, da Italia Viva, “che sulle paritarie non si è mai tirata indietro”, al Pd, seppur mostrando maggiore interesse per le istanze della fascia 0-6 anni. “Io dico che è difficile trovare qualcuno che non sostenga come urgenza o investimento principale quello in educazione e formazione o che non si affretti a prendere distanze da vecchi pregiudizi, come ha fatto il sottosegretario all’istruzione. Ma bisogna anche tradurre in atti le parole e l’obiettivo comune: senza fondo si arriverà alla perdita di posti di lavoro, a un allungamento delle liste per le scuole dell’infanzia e a un sensibile aumento di costi per lo Stato, costretto a trovare posto per un milione di nuovi alunni nelle statali. Bene ha fatto il governo a firmare il decreto di riparto del contributo scolastico e inserire il settore scolastico tra quelli coperti dalla Cig: ma non basta. Sono certo – conclude Toccafondi – che durante le discussioni parlamentari sui prossimi decreti verranno date alle nostre istanze risposte più concrete”.

Foto Ansa