E se le scuole paritarie chiudessero in massa?

Dico al mondo della libera educazione: c’è una legge che equipara gli istituti paritari a quelli statali. Il governo non vi calcola nell’emergenza? Fate una serrata ad oltranza

Aula di scuola chiusa per coronavirus

Cronache dalla quarantena / 24

Oggi è un buon giorno per esaminare tre vicende esemplari.

Vicenda numero 1. La “colonna infame” della pubblicistica internazionale obamiana ha preso ieri un duro colpo con la sentenza dell’Alta Corte australiana che ha mandato pienamente assolto il cardinale George Pell. Liberandolo da ogni accusa infamante di abusi e seppellendo nell’infamia i suoi isterici accusatori.

Parola fine su una caccia alle streghe e due processi farsa durati anni, innescati dal colpevolismo totalmente indifferente ai fatti di chi vuole una Chiesa totalmente serva del potere. E soprattutto vuole – ha rubato – la “roba” della Chiesa. Che, l’abbiamo ricordato qui, non è “roba” dei preti, ma è patrimonio di carità, lascito, donazione, di secoli di laico popolo cristiano.

C’è stato un certo momento di tempo – negli otto anni di Obama che hanno buttato il mondo nella menzogna e nella rovina, ma con la tenerezza dei tweet “love si love” e “primavere arabe” – che era impossibile non avere un conoscente, un parente, un amico che non fosse sospettabile di “vittima” di pedofilia di preti, vescovi e cardinali cattolici. Il problema, però, non è stata la pandemia del “dagli al pedofilo” marchiato “cattolico romano” – infamia premeditata e scatenata a suo tempo dai “democrat” newyorkesi che dovevano zittire gli avversari politici e culturali al mondo capovolto inaugurato dal loro campione Barack, il peggior presidente della storia americana. Il problema è stato che in casa cattolica non si è avuto neppure il coraggio di esaminare i fatti e difendere chi occorreva essere difeso (Pell ad esempio) con ben altra dignità che i mea culpa collettivi.

Non è stata una bella stagione quella in cui solo piccoli giornali come il nostro hanno fatto il mestiere di esaminare i fatti, non le emozioni artificiali di gente che si è presentata a far la vittima (e a incassare montagne di soldi) a distanza di trenta o cinquant’anni dai fatti (o presunti tali).

Venendo a imbrogli minori. Vicenda numero 2. Constatato che lo “scoop” di Repubblica sul Pio Albergo Trivulzio (la tesi è naturalmente quella del direttore leghista-nazista impegnato a far morire i vecchietti) non è nient’altro che parola di un capataz della Cgil presa per oro colato e sbattuta in prima pagina da un tale dal quale non ritirerei neanche un triciclo usato, come la vogliamo definire la canea a mezzo stampa scatenata contro Regione Lombardia?

Secondo me anche in questo caso vale la legge di Chesterton. Dove nasconderesti una foglia? In una foresta ovviamente. E dove nasconderesti l’irresponsabile politica del #milanononsiferma, gli aperitivi, la movida e la mancata chiusura di incubatori dell’infezione come le metropolitane affollate di passeggeri fino a due settimane orsono e che in questi giorni presenta il suo tragico conto di morti record a Milano? Ovviamente nascondi la foglia di certa impudica incoscienza, però brillante e dalle mani pulite, nella foresta dell’attacco politico alla Regione Lombardia. Cose “ignobili”, rispondono in Regione mostrando documenti e querele. Ma di cosa si meravigliano? Avete mai visto gli obamiani di casa nostra essere una “colonna” disorganizzata?

Adesso «non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità», scrive il direttivo dei medici di base lombardi. Lo stesso che un rigo dopo punta l’indice su sette (addirittura sette) “errori” della Regione (ovviamente a guida non obamiana). Allora, oltre a domandarsi come mai questi medici non si sono mossi prima per dare i loro buoni consigli senza “errori” alla Regione, cosa deve fare adesso uno che crede più al metodo Chesterton che a quello della caccia alle streghe?

Deve prendere il medico che lavora all’ospedale di Brescia, Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione nazionale anestesisti e rianimatori ospedalieri, quelli della famosa prima linea nelle terapie intensive, e ribadire con lui che se si vuole proprio parlare di “errori”, «errori ne han fatti tutti». Ma meno di tutti ne ha fatti la Regione Lombardia. Più di tutti ne han fatti invece gli amici della colonna infame che vuol buttare cacca, pece e magistratura sulla Regione Lombardia. Vertici che, tra operatori sanitari, protezione civile, assessori, presidente Fontana, erano già in pista da parecchio, a cercare di affrontare lo tsunami della peste Covid-19, allorché al sindaco di Milano Beppe Sala venne in mente di mettere al suo incosciente #milanononsiferma una brillante pezza: il video selfie da dopobarba mattutino.

Sostiene invece Vergallo – vedi il post qui sotto – che in primis hanno marcato male governo e ministero della salute.

Cioè, mentre in Regione Lombardia si dannavano l’anima per salvare vite umane, il governo Conte e gli amici suoi sindaci: prima di tutto avevano dato dei fascio-leghisti ai regionali lombardi; e adesso danno di “7 errori” a quelli che avevano accusato di fascio-leghismo e razzismo solo perché non avevano invitato la gente ad andare in giro per aperitivi e non avevano plaudito alle pomiciate antirazziste con i cinesi.

Dunque, nascondi la foglia nella foresta e grida agli errori dei 7 samurai di Regione Lombardia. Non fanculo ai 4 fanfaroni che governano da Roma. E che solo per consegnare le mascherine ci hanno messo un mese. Un mese! Un mese? Stica!

Infine – vicenda numero 3 – vedo che Conte dà i numeri: da 400 milioni ha promesso di impegnare 400 miliardi per la ripartenza. Ha cominciato bene. Con un decreto scuola dove non si vede ombra di provvedimento per i quasi 1 milione di studenti delle scuole paritarie. Per le quali giustamente le opposizioni di centrodestra chiedono al governo la detrazione integrale delle rette (visto che queste famiglie pagano comunque le tasse per le scuole statali).

C’è una legge, quella sulle paritarie equiparate alle statali, che compie giusto vent’anni. E non è stata ancora applicata, trattando questo ramo della scuola pubblica italiana come gli olandesi trattavano i negri con l’apartheid. Ora dico al mondo laico e cattolico, a cominciare da Anna Monia Alfieri, basta incontri, convegni, dialoghi per chiarire e ribadire cose sulla libertà educativa ultra evidenti. Basta lamentazioni e pianti. Il governo Conte vi ignora? Ignora le famiglie e tratta gli insegnanti delle paritarie da negri da apartheid? Va bene. Voi da settembre non riaprite una scuola, un asilo, una materna.

Fate una serrata ad oltranza finché non rispettano una volta per tutte la legge della Repubblica. E poi appellatevi alla Corte costituzionale con un quesito, il seguente: la legge è legge, come mai, onorevolissima Corte, una legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale esattamente vent’anni fa, non è entrata ancora in vigore?

Foto Ansa