Stati Uniti. Un’altra elezione sprecata

Il New York Times analizza il voto e si chiede «che costa stanno cercando di dirci gli elettori». La risposta è sconfortante

Mentre Joe Biden avanza a passi sicuri verso la Casa Bianca, avendo superato Donald Trump sia in Georgia che in Pennsylvania, il New York Times tira un sospiro di sollievo e ragiona, sentendo la vittoria già in tasca, sul significato del voto. “Che cosa stanno cercando di dirci gli elettori”, si intitola un op-ed firmato da David Brooks.

L’ONDA BLU NON C’È STATA

«Anch’io volevo una grande strigliata», esordisce, «volevo che Trump venisse demolito di 10 punti. Ma le elezioni sono eventi educativi. Gli elettori non sono sempre saggi, ma di solito possono essere compresi. Loro sanno più delle loro vite di quanto ne sappiamo noi, chiusi nella nostra bolla dell’informazione, e quasi sempre ci dicono qualcosa di importante».

L’incipit è incoraggiante e il lettore si aspetterebbe che anche la bibbia liberal mettesse in discussione, almeno in parte, il canovaccio democratico che vede in tutti gli elettori di Trump degli incorreggibili bifolchi, amanti dei combustibili fossili, imbevuti di odio suprematista bianco che non vogliono proprio saperne di cedere ai nuovi comandamenti progressisti.

Un lettore se lo aspetterebbe perché, nonostante Biden abbia quasi certamente vinto, l’Onda blu che doveva travolgere l’America non c’è stata, il Senato è più che mai in bilico, Trump ha conquistato il favore di un numero impensabile di minoranze etniche americane e tutto sommato i democratici hanno vinto in molti Stati per il rotto della cuffia.

«TRUMP È UN INCOMPETENTE CRIMINALE»

E invece. «La prima cosa che vogliono dirci la maggior parte degli americani è che Donald Trump è inaccettabile, una minaccia unica alle fondamenta di questo paese», continua. Il secondo messaggio degli elettori sarebbe «separare la chiesa dallo Stato» e cioè smettere di «combattere una guerra religiosa», che risponde a una «logica binaria del bene e del male, con visioni apocalittiche, dove si cerca di scomunicare l’impuro mentre si combatte una guerra santa».

E chi è che ha trasformato le elezioni in una «guerra di religione»? Non certo i liberal, ça va sans dire, ma ovviamente Trump che, è bene ricordarlo, Brooks ha appena definito «una minaccia unica alle fondamenta di questo paese», mentre più avanti lo denomina così: «Un candidato immorale con primati di incompetenza criminale». Giusto per non alimentare una dannosa «polarizzazione».

NOI MIGLIORI E «L’ALTRA PARTE»

Se insomma gli elettori, a detta del Nyt, hanno chiaramente rigettato Trump (e del resto, in quale altro modo si possono leggere i 68 milioni di voti ricevuti da The Donald in questa tornata rispetto ai 63 milioni del 2016?), hanno però anche lanciato un messaggio ai democratici. Nonostante la maggioranza degli operai iscritti al sindacato abbia scelto Trump, il dato non si può certo leggere come una critica verso le politiche del partito di Biden, che invece sono «sorprendentemente popolari». Ma se ha fatto tutto bene, perché Biden non ha stravinto? Perché agli elettori sembra, chissà perché, che i democratici dividano l’America in due: «Gli illuminati cosmopoliti (dem) da una parte e i razzisti trogloditi (repubblicani) dall’altra».

Il Partito democratico deve fare attenzione a non alimentare questa narrativa, concede l’opinionista del New York Times, perché «dobbiamo vivere insieme» dopo tutto e «l’altra parte non svanirà». E come convincere «l’altra parte» che i democratici non sono così snob e altezzosi come pensano gli elettori? «La chiave è allentare la presa che la guerra culturale (culture war) ha avuto su politica e governance. Non dobbiamo combattere la nostra differenza morale con la coercizione politica, ma con i libri, i sermoni, i libri e le marce».

UN’ALTRA ELEZIONE SPRECATA

L’editoriale di Brooks si potrebbe riassumere così: chi vota Trump è complice di un «incompetente criminale» che «minaccia le fondamenta degli Stati Uniti», ma siccome non può (ancora) essere obbligato a passare dalla parte del Bene, sarà necessaria un’intensa opera di rieducazione attraverso nuove iniezioni di politicamente corretto in ogni ambito sociale e culturale. Che, a occhio e croce, è esattamente il motivo per cui milioni e milioni di americani hanno votato Trump nonostante Trump. New York Times e liberal sembrano non avere capito nulla di «quello che gli elettori stanno cercando di dirci». Un’altra elezione sprecata.

@LeoneGrotti