Staminali: Balduzzi ascolta Celentano e autorizza la terapia

Sofia e gli altri bambini che sono già in cura con Vannoni e Stamina per ordine del Ministero potranno proseguire la terapia a base di staminali anche se è contro la legge.

Ennesima giravolta del ministero della Salute sul caso della piccola Sofia, bambina di tre anni e mezzo malata di leucodistrofia metacromatica, gravissima patologia neurodegenerativa inguaribile. La piccola aveva cominciato una terapia sperimentale a base di cellule staminali negli Spedali Civili di Brescia con Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, che assicura di «portare alla guarigione». Un giudice di Firenze, dopo la prima infusione di staminali, aveva bloccato la terapia perché secondo l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, i laboratori di Vannoni sono «assolutamente inadeguati» e «i medici che iniettano il prodotto nei pazienti non risultano essere a conoscenza della vera natura del materiale biologico somministrato».

BALDUZZI ASCOLTA CELENTANO. Il ministro della Salute Renato Balduzzi prima blocca il trattamento perché «dannoso per la salute di Sofia», poi sotto la pressione dell’opinione pubblica guidata dalle Iene e Celentano accetta che la piccola prosegua «le cure con le staminali in un laboratorio autorizzato dall’Aifa» e non a Brescia, poi permette una seconda infusione di staminali di emergenza sempre a Brescia, anche se «assolutamente inadeguato», e infine, in seguito alla decisione del giudice di Livorno Francesca Sbrana, permette a Sofia e a tutti quelli che hanno già cominciato la terapia Vannoni di completarla «anche se le cellule sono preparate in laboratori non conformi (…) e in difformità dalle disposizioni del decreto ministeriale 5 dicembre 2006». Cioè contro la legge.

LEGGI NON RISPETTATE. Per Elena Cattaneo, direttore del centro di ricerca sulle staminali dell’Università di Milano, «è stata autorizzata una non terapia, che non ha alcuna efficacia dimostrata e non è preparata secondo i cannoni delle agenzie europee per la tutela della salute e della sperimentazione delle staminali». Michele De Luca, direttore del centro veneto per le staminali, dichiara: «Avevamo mandato una lettera aperta al ministro, ora sono senza parole. Ma che dicono l’Istituto superiore di sanità e l’Aifa? Qui non si rispettano le leggi».

STAMINA E VANNONI. Se gli scienziati si oppongono al metodo Vannoni è perché Stamina, al contrario di quanto previsto dalla legge, non pubblica i dati e le tecniche usate nel trattamento e nelle iniezioni delle staminali: la comunità scientifica è all’oscuro delle scale di misurazione dei benefici nei pazienti usate da Stamina, della provenienza delle staminali, del tipo di staminali usate, del modo in cui vengono trattate e dei risultati avuti in precedenza con questi trattamenti.

LE PROVE ESISTENTI. Nel novembre scorso, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica più importante al mondo in materia, Neuromuscolar Disorders, i risultati della prima sperimentazione con cellule staminali per guarire una patologia neurodegenerativa. È stata fatta in Italia su cinque bambini affetta da Sma (Atrofia muscolare spinale) del tipo 1, il più grave. La ricerca ha dato questi risultati: due bambini sono morti, gli altri tre sono peggiorati. La sperimentazione sull’uomo è stata interrotta. Come dichiarato da Francesca Pasinelli, direttrice di Telethon, a tempi.it: «Noi affrontiamo ogni giorno l’urgenza e il dolore che stanno dietro malattie così gravi, però la cura miracolistica non risolve nulla, bisogna analizzare il rapporto tra costi e benefici. Io chiedo: la gravità di un paziente giustifica un trattamento meno rigoroso di quello che viene applicato a una persona meno malata? Comprendo il desiderio dei genitori ma noi non possiamo accettare il tutto per tutto, perché in quel “tutto” ci sono anche cose molto brutte».