Caramelle abortive dagli sconosciuti

Per l’Aifa è «etico» che le minorenni possano acquistare in farmacia la pillola dei 5 giorni dopo senza ricetta. Non è libertà, è menefreghismo

Questa è circonvenzione di minore. Dire a una ragazzina di quindici-quattordici-tredici anni che abortire è affare suo e che i grandi la lasciano fare – “saprà lei”, dice la mamma; “saprà lei”, dice il papà; “saprà lei”, dice il dottore – è circonvenzione di minore. Non è libertà, è menefreghismo.

Uno strumento etico

Spiegando perché l’Aifa ha deciso di permettere alle minorenni di recarsi in farmacia ed acquistare la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo” senza presentare la ricetta, il suo direttore generale, Nicola Magrini, ha usato parole inaudite:

«Si tratta di uno strumento altamente efficace per la contraccezione d’emergenza ed è anche, a mio avviso, uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze. Voglio sottolineare che si tratta di contraccezione di emergenza e che non è un farmaco da utilizzare regolarmente».

Ora, a parte la definizione truffaldina di “contraccettivo di emergenza” applicata a un farmaco abortivo, ciò che colpisce è il rovesciamento della realtà: si presenta come «etica» la decisione di lasciare a una minorenne la scelta di usare o meno quel genere di pillole che Jerome Lejune chiamava «pesticidi umani». Si lascia loro intendere che quella non è una pillola abortiva, ma un farmaco da banco, un collutorio o un integratore alimentare qualsiasi.

La maieutica del bugiardino

Quindi secondo l’Aifa in Italia quelle minorenni che non possono votare, guidare, firmare documenti, non possono comprare le sigarette, gli alcolici e ordinare un cappello o una borsetta online, possono però prendere la pillola. Non possono farsi il tatuaggio senza il consenso di mammà, ma possono abortire. Non possono farsi la lampada abbronzante senza il consenso di papi, ma possono abortire.

È l’ennesimo capitombolo educativo del mondo adulto verso la banalizzazione del sesso e dell’aborto. Peggio: è circonvenzione di minore, è rendere legale che si possano accettare caramelle abortive da farmacisti sconosciuti. Il magnifico Magrini ci rassicura che, tranquilli, alle nostre bambine si darà un foglietto che specifica che quella caramellina che stanno buttando giù con un poco di zucchero «non è un farmaco da utilizzare regolarmente» (la maieutica del bugiardino, questa ci mancava). E lo stesso magnifico ci informa che ci sarà un sito dove si spiega tutto per bene: e come prendere la pillola, e cosa fa, e quanto ti farà male (dopo) che l’hai ingerita.

Andràtuttobene?

Quindi le nostre quindici-quattordici-tredicenni potranno scopicchiare un po’ come piace loro, andare dal farmacista, prendere la pillola dei cinque giorni dopo, ritirare il foglietto informativo e abortire senza che nessuna sappia nulla. Ma, tranquilli, c’è il bugiardino e il sito: andràtuttobene.

Andrà tutto bene a noi, non a loro. Perché alle nostre ragazzine nessuno dovrà prendersi più la briga di spiegare che quello che hanno fatto è stato di distruggere la stanza che avrebbe accolto il concepito che era nella loro pancia, che quel che è stato per qualche ora nel loro ventre non era un intruso, ma un embrione, che sono state madri per qualche ora, e adesso non più. Nessuno avrà più la scocciatura di dover dire loro che la pastiglietta ha sfasciato l’endometrio, la mucosa che ricopre la culla che nelle loro viscere era stata preparata per accogliere “lui” o “lei”, quel “lui” o “lei” che anche loro – quattordici-tredici-dodici anni fa – sono state. Ma per “lui” e “lei”, oggi, nessuno ha detto #MeToo.

Foto Ansa