Siria. Stato islamico rapisce almeno 60 cristiani rifugiati in una chiesa: «Pulizia religiosa»

Il fatto è successo dopo la conquista della città di Qaryatain, poco distante da Palmyra. Intanto, i ribelli “moderati” americani dichiarano: «Non combatteremo contro Al-Qaeda ma contro Assad»

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Lo Stato islamico ha rapito almeno 230 persone nella città siriana di Qaryatain, vicino a Palmyra, tra i quali decine di cristiani. La città della provincia di Homs, abitata da migliaia di cristiani e musulmani sunnita era difesa dall’esercito di Bashar al-Assad, dopo una serie di attentati kamikaze da parte dei jihadisti è stata conquistata.

RAPITI IN CHIESA. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, citato da Reuters, dozzine di cristiani rapiti si erano rifugiati in chiesa ma sono stati presi dai tagliagole islamisti. «Noi non parliamo di etnie, perché noi siamo della stessa etnia di coloro che sono musulmani in Siria. È una pulizia religiosa!», ha detto ai microfoni di Radio Vaticana il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Youssif III Younan. A fine febbraio centinaia di cristiani erano stati rapiti dall’Isis dai villaggi assiri lungo il fiume Khabur, sempre in Siria. Di questi, 87 sono ancora nelle loro mani e sono stati trasferiti a Raqqa.

RIBELLI “MODERATI”. Mentre l’Isis fa il bello e il cattivo tempo, la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti è impegnata ad armare ancora nuovi ribelli “moderati”, perché combattano contro lo Stato islamico ma anche contro Assad, e ad allearsi con la Turchia, che vuole eliminare anche i curdi, gli unici insieme al governo siriano ad opporsi davvero ai jihadisti. La decisione di armare 5.000 ribelli, per una spesa pari a mezzo miliardo di dollari per cominciare, è controversa. In passato infatti i ribelli addestrati dagli Usa sono stati o spazzati via da Isis e Al-Qaeda, che si sono così impossessati delle armi americane, o si sono uniti volontariamente ai jihadisti, per meglio combattere il regime laico di Assad.

«COMBATTIAMO ASSAD, NON AL-QAEDA». Da poche settimane Barack Obama ha dispiegato sul campo siriano circa «60 membri» della novella formazione chiamata Nuove forze siriane (o Divisione 30). In pochi giorni Jabhat al-Nusra, la milizia siriana di Al-Qaeda, l’ha attaccata uccidendo cinque soldati, ferendone 18 e sequestrandone altri cinque. Di conseguenza, i ribelli hanno dichiarato ieri di non essere più intenzionati a fare la guerra ad Al-Nusra, ma solo di combattere contro «le bande di Assad e Isis. Noi ci opponiamo ai raid aerei americani contro Al-Nusra».

«MISSIONE IMBARAZZANTE». «Con l’immensa potenza militare di cui gli Stati Uniti dispongono, l’abbrivio di questa missione è molto imbarazzante [per Obama] e non ha alcuna speranza di avere successo», spiega al Guardian Charles Lister, del Brookings Doha Center. Ancora una volta la strategia americana in Siria, che continua a fidarsi di presunti ribelli “moderati”, rischia di favorire lo Stato islamico e Al-Qaeda.

Foto Ansa e Ansa/Ap


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