Si ritira David Healy, che amava il Nord Irlanda più dei suoi club

Che la carriera in campo ormai potesse concedergli ben pochi sussulti era chiaro già da tempo a David Healy, attaccante nord-irlandese che detiene il record assoluto di reti (36) nella sua Nazionale. Da fine maggio, all’alba ormai dei 34 anni, era rimasto senza squadra dopo una stagione opaca al Bury, League One inglese, ma sperava che qualche squadra potesse avere ancora intenzione di corteggiare una punta navigata come lui, stagionato sì ma finito no. Invece, dopo sei mesi a casa ad aspettare, la telefonata non è arrivata, e oggi è stato lui stesso ad annunciare il ritiro attraverso un comunicato stampa.

IL SOGNO DEI RANGERS. Per parte sua David l’apice della sua carriera lo aveva toccato nel gennaio del 2011, quando vestiva la maglia dei Rangers di Glasgow ed esaudiva il sogno che cullava fin da bambino. E non è una formula retorica: nato a Killyleagh, paesino dell’Ulster sulla costa che guarda la Scozia, David aveva sempre aspirato alle maglie blu dei protestanti, in quelle terre dove politica, religione e divisioni sociali si fondono a dare una ragione in più di esistere anche al calcio. A 14 anni Healy si era anche presentato ai Gers per un provino, spinto dal padre che spesso prendeva il traghetto, attraversava il Mar d’Irlanda e saliva fino alle foci del Clyde per andare a vedere le partite a Ibrox. Non era stato preso, dovette aspettare 17 anni, ma quando poi finalmente riuscì a volare in Scozia si tolse lo sfizio di segnare anche quattro reti. Ma i Rangers stavano fallendo e i gol di Healy, cinico e sempre composto, servivano ben a poco.

FEDELE ALLA NAZIONALE. Per il resto Healy è stato un calciatore atipico, perché aveva una particolarità: preferire la maglia della sua Nazionale a quella del club. Questo succedeva per il Nord Irlanda, rappresentativa che mai ha saputo mettere in tavola ambizioni concrete di vedere Mondiali ed Europei e che spesso è incappata in figuracce e sconfitte smisurate, e dove l’estro calcistico poche volte si è fermato, quasi sia andato tutto dissolto dietro alle follie di George Best, o agli exploit improvvisi di Pat Jennings e Martin O’Neill. Healy a cominciato ad indossare i colori bianco-verdi della sua nazione quando non aveva neanche 15 anni, per 13 stagioni da professionista si è sempre presentato agli appelli dei suoi Ct, anche quando, negli ultimi mesi, spesso veniva relegato in panchina e la rete la vedeva col binocolo.

RETI PESANTI. E proprio per questo è considerato un eroe dalle parti di Belfast: non c’è sconfitta che abbia incrinato il suo attaccamento a quella maglia, non c’è passivo pesante che abbia infiacchito le sue presenze silenziose. E alla fine le soddisfazioni sono arrivate, proprio grazie alle sue reti. Nel 2005 mise la firma sulla clamorosa vittoria contro l’Inghilterra a Windsor Park, la prima dal 1972. Esattamente un anno dopo, fu la Spagna ad inciampare sull’Ulster: i futuri campioni d’Europa cedettero 3-2 in casa. E a siglare tutte e tre le reti fu lui, il bomber cinico e composto che guardava la Scozia.