Sentinelle aggredite. Camisasca: «Non vedo cosa ci sia di omofobo nella loro testimonianza. Libertà di espressione in crisi»

Per il vescovo di Reggio Emilia la crescente intolleranza verso un gruppo che manifesta «un credo laico» è segno della «debolezza della nostra democrazia»

Anche sabato 13 dicembre le veglie silenziose delle Sentinelle in piedi sono state disturbate da contestatori organizzati con pesanti insulti e provocazioni (qui il comunicato diffuso ieri dalle stesse Sentinelle). Per questo, dopo la preoccupata nota diffusa in seguito alla cancellazione di un incontro sul tema del gender in una parrocchia della sua diocesi (qui il testo integrale), monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, è tornato a parlare di libertà e democrazia a rischio.

«UN BENE PER TUTTI». In una bella intervista concessa a Radio Vaticana Camisasca dice che il tentativo di negare alle Sentinelle la possibilità di esprimersi liberamente è «un fenomeno che mi fa molto pensare» e «mi preoccupa». Fa pensare e desta preoccupazione, secondo il vescovo, «quanto il silenzio sia oggi sentito come una provocazione», tanto più se «dietro a questo silenzio c’è l’affermazione dei diritti di libertà delle persone». In questo momento è evidente per Camisasca «la debolezza della nostra democrazia in cui sembrano messe in crisi la libertà di pensiero e la libertà di espressione». Eppure la «testimonianza che danno le Sentinelle» non dovrebbe essere sentita come ostile da nessuno, visto che il loro è «un credo laico» e «un bene per tutti». «Si crede – spiega Camisasca – che fondamento della società sia la famiglia e si crede, perché è radicato nella storia e nella natura dell’uomo, che la famiglia sia formata da un uomo e da una donna e si crede che sia un bene per i figli avere un padre e una madre. Non vedo che cosa ci sia di intollerante o di omofobo in tutto ciò».

«UNA REALTÀ LAICA». Non c’è nessuna traccia di “ingerenza” della Chiesa nell’azione delle Sentinelle. Nessuna eminenza grigia, nessun bigottismo. «Questa realtà – osserva il vescovo sottolineando di non volersi in alcun modo “appropriare” dell’iniziativa delle Sentinelle – è una realtà laica e quindi ha diritto di esprimere la sua voce, come hanno diritto di esprimere la loro voce anche tutte le altre posizioni. Purché questa espressione non diventi lesiva della dignità dell’altro, e quindi non diventi insulto, non diventi sputo, non diventi aggressione. Penso che dobbiamo ricominciare – Dio voglia sia possibile – a testimoniare che nella nostra società democratica ci si ascolti, anche su posizioni diverse, e si cerchi di cogliere ciò che di positivo c’è nella posizione dell’altro».

DIRITTI ALLA ROVESCIA. Quanto al merito della libera espressione delle Sentinelle in piedi, ovvero il dissenso nei confronti dell’avanzata dei cosiddetti “nuovi diritti”, Camisasca conferma che oggi la società assiste a «uno stravolgimento della parola “diritto”». Il vescovo di Reggio Emilia porta a esempio la «tragedia dell’aborto» che ormai «in alcuni Paesi viene riconosciuta come “diritto delle donne”» (vedi il caso francese, ben noto ai lettori di tempi.it). Si tratta, insiste Camisasca, di «una mutazione del linguaggio che già avevamo visto nelle dittature. La famosa “lingua di legno” delle dittature, di cui parlava Ionesco: quella capacità di manipolare il linguaggio per cui le parole che dovrebbero esprimere una cosa finiscono per esprimerne un’altra».

IL RISVEGLIO DELLE COSCIENZE. Positivo, secondo il vescovo di Reggio Emilia, anzi «fondamentale» anche l’appello delle Sentinelle al risveglio delle coscienze di tutti: «Viviamo in un momento in cui, comprensibilmente, le persone, le famiglie portano su di sé un carico enorme di problemi; viene meno per taluni il lavoro, vengono meno gli stipendi o si riducono; ci si impoverisce… Poi, c’è molta violenza, nel nostro tempo, e quindi comprensibilmente si cerca, o si è vinti dalla tentazione di una chiusura nel privato: “Ci pensino gli altri, sono problemi loro, io vado avanti così, con la mia coscienza”. Non ci si rende conto, in realtà, che “i problemi loro” non esistono: i problemi dell’uomo sono di tutti assieme e di tutti assieme sono le sconfitte o le vittorie».