«Se il governo vuole risparmiare, estenda a tutta Italia il Buono Scuola»

Se per il ministro dell’Istruzione Bussetti «le paritarie sono fondamentali», come ha detto al Corriere, «renda certi i finanziamenti. Solo in Italia il dibattito è ideologico». Intervista a Luisa Ribolzi

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«Le parole del ministro dell’Istruzione sul valore della scuola paritaria sono positive, ma se vuole passare ai fatti deve estendere a livello nazionale alcuni provvedimenti che hanno funzionato a livello locale, come il Buono Scuola della Lombardia, e rendere certi i finanziamenti statali». Così Luisa Ribolzi, responsabile dell’area formazione di GruppoCLAS, già docente ordinario di Sociologia dell’educazione presso l’Università di Genova, commenta a tempi.it l’intervista di Marco Bussetti uscita ieri sul Corriere della Sera. «Quello delle paritarie è un tema complesso, da affrontare senza pregiudizi», ha dichiarato il ministro. «Il ruolo delle paritarie è fondamentale, la loro chiusura non aiuterebbe le scuole statali e si genererebbero costi extra. Senza contare che la libertà di scelta educativa è un valore».

Il Movimento 5 Stelle ha sempre negato il valore delle paritarie, dicendosi favorevole all’abolizione dei finanziamenti. È colpita dalle parole del ministro, che vanno in senso opposto?
Bussetti ha lavorato per dieci anni come dirigente in Regione Lombardia in ambito scolastico. Ha toccato con mano quanto funzioni bene un sistema pubblico integrato formato da scuole statali e scuole paritarie accreditate. La sua non è dunque un’affermazione teorica, ma basata sull’esito di un lavoro che va avanti da anni.

Le scuole paritarie fanno davvero risparmiare lo Stato?
Oggi in Italia lo Stato spende in media circa 6-8 mila euro a studente, mentre alla scuola paritaria ne dà meno di 500 a studente. Ormai in tutti i paesi occidentali è chiaro da anni che un sistema scolastico monolitico e centralizzato ha costi insostenibili. Il modello che sembra più promettente per efficacia, efficienza e sostenibilità economica è quello della sussidiarietà: un sistema progettato, finanziato e controllato centralmente, ma gestito localmente.

È chiaro dappertutto tranne che in Italia?
Le ricerche che dimostrano la convenienza di questo sistema sono infinite. Purtroppo in Italia il discorso è viziato dall’ideologia: da noi la scuola paritaria è ancora considerata la scuola dei ricchi o dei preti e per questo non dev’essere finanziata. Da uno studio che ho condotto nel 2010 a Genova con alcuni collaboratori risulta che l’8 per cento delle famiglie, potendosela permettere, manderebbe i figli in una scuola paritaria. È un dato considerevole, soprattutto perché avevamo calcolato che se a queste famiglie fosse stato dato un sussidio medio di duemila euro, cioè un terzo di quello che spende lo Stato per uno studente, avrebbero effettivamente iscritto i figli alle paritarie, consentendo un notevole risparmio per le casse pubbliche.

Che cosa pensa del contratto di governo?
Sulla scuola non c’è quasi nulla e l’impressione è che questo governo consideri l’istruzione l’ultima ruota del carro. Io spero solo che non si torni a parlare di libertà di scelta educativa come di un tema “di destra” o “dei cattolici”. Dobbiamo uscire dal dibattito ideologizzato e pensare almeno in termini “opportunistici”: che cosa è meglio per la qualità del servizio educativo? Qualcuno in Italia pensa ancora che giustizia ed equità significhino dare a tutti il diritto di frequentare una pessima scuola. Invece bisognerebbe lavorare per rendere tutte le scuole buone.

È vero che la scuola paritaria è in crisi, come dicono in molti?
È vero che tanti istituti hanno chiuso, ma non tutti per motivi economici. In molti casi, penso a scuole gestite da ordini religiosi, non ci sono più persone che le gestiscano. Altre scuole, per sopravvivere, si sono omologate dal punto di vista organizzativo agli istituti statali: un autogol grave. Alcune falliscono anche per motivi economici, al contrario di quelle statali, che non falliscono mai anche se a volte sarebbe meglio.

Che cosa dovrebbe fare il nuovo ministro per dare un seguito concreto alle sue parole?
Di sicuro non una riforma. Io spero che per qualche migliaio di anni in Italia non si facciano più riforme, ma si valutino i risultati. Che cosa funziona e che cosa non funziona. La normativa c’è già ed è la legge del 62 voluta nel 2000 dal ministro Berlinguer che prevede la parità e finanziamenti alle paritarie. Combinazione: i soldi non si trovano mai. Il ministro deve innanzitutto estendere a livello nazionale quelle misure che a livello locale hanno funzionato, come il Buono Scuola lombardo. Deve poi rendere certi i finanziamenti, che vengono sempre stanziati all’ultimo minuto ed erogati tardissimo. Se un istituto non sa su quanti fondi può contare, come può fare una progettazione seria? Se è vero che l’educazione non è un mercato, lo Stato deve smettere di affamare le paritarie.

È fiduciosa?
Moderatamente, perché ho sempre la speranza che le cose cambino. Certo, se dovessi basarmi solo sul passato, dovrei essere totalmente sfiduciata.

Foto Ansa

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