Scimmia a chi? Tribunale argentino fa liberare un orango perché è «una persona non umana»

Un tribunale argentino ha obbligato uno zoo di Buenos Aires a liberare Sandra, orangotango di 29 anni, rappresentato in tribunale da un’associazione di animalisti

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Anche gli oranghi sono persone. Non umane, ma persone. Lo ha stabilito ieri con una sentenza a dir poco originale un tribunale argentino, che ha obbligato uno zoo di Buenos Aires a liberare Sandra, orangotango di 29 anni, rappresentato in tribunale da un’associazione di animalisti.

«PERSONA NON UMANA». Secondo Afada (Associazione di ufficiali e avvocati per i diritti degli animali), riporta il Guardian, la scimmia ha sufficienti capacità cognitive per non essere trattata come un oggetto. Che diritto ha lo zoo di tenere l’orango in cattività? Nessuno, secondo la corte, perché Sandra è una «persona non umana». Per l’avvocato di Afada ieri è stato un grande giorno perché «questa sentenza apre una strada non solo per gli altri oranghi ma anche per altri animali senzienti che sono ingiustamente e arbitrariamente privati della loro libertà in zoo, circhi, parchi acquatici e laboratori scientifici».

SCIMPANZÉ E ORCHE. Simili processi si sono svolti recentemente anche a New York, dove gli animalisti hanno cercato di liberare lo scimpanzé Tommy, e a San Diego nel 2011 quando l’associazione Peta ha provato a far riconoscere lo status di “persona” a cinque orche. In entrambi i casi, gli animalisti non avevano ottenuto nulla. Il grimaldello usato dalle associazioni è quello dell’habeas corpus, che normalmente viene chiamato in causa per mettere in discussione la detenzione di un uomo, ritenuta illegale.

«ERRORE COMUNE». Ora lo zoo di Buenos Aires ha dieci giorni di tempo per fare appello, altrimenti Sandra sarà portata in un parco che ricostruisce il suo habitat naturale. Commentando la notizia a Reuters, Adrian Sestelo, responsabile di biologia dello zoo, ha dichiarato riferendosi alle accuse animaliste che l’animale si sarebbe depresso vivendo nello zoo: «Gli oranghi sono animali solitari e tranquilli per natura, si mettono insieme solo se devono badare ai propri piccoli. Affermare senza alcun motivo, perché non si conosce la biologia della specie, che questi animali soffrono abusi, sono stressati o depressi, significa fare uno degli errori più comuni: umanizzare i comportamenti animali».

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