Duemila posti letto a rischio in Lombardia. Ma è presto per dire quali ospedali chiuderanno

I tecnici della regione non hanno elaborato alcuna lista con i nominativi delle strutture in pericolo. Anche perchè i margini per far modificare la norma ci sono

Meno ospedali e posti letto in Lombardia, ma è presto per dire quali strutture chiuderanno. E sono duemila circa i posti letto che potrebbero saltare, non 2337 come ha suggerito il governo e ha riporta il Corriere della Sera di oggi, edizione Milano, qualora il provvedimento sugli standard della rete ospedaliera dovesse essere approvato. Il decreto, che renderà esecutivi i tagli imposti dalla spending review dell’anno scorso (il dl 95/2012) deve ancora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, prima di procedere all’approvazione definitiva dell’aula del Parlamento. È in quella sede che i governatori delle Regioni d’Italia faranno presenti tutte le loro osservazioni e critiche. Ed è proprio perché, c’è ancora margine per un intervento migliorativo che è del tutto prematuro fare i nomi di questa o quella clinica per le eventuali chiusure. Nemmeno i tecnici della regione hanno preparato un elenco con i nomi degli ospedali che chiuderanno per mancanza di quei requisiti che ancora non hanno forma definitiva.

UNA NORMA PASTICCIATA. «Il provvedimento del Governo sugli standard della rete ospedaliera, e il conseguente taglio di posti letto, è sbagliato sia dal punto di vista del metodo sia nel merito», ha commentato ieri Roberto Formigoni, presidente uscente della Lombardia. E per questo la Regione «si batterà in ogni sede, a partire dalla Conferenza Stato-Regioni, per cambiare i contenuti di questo decreto. Da un punto di vista del metodo – ha infatti spiegato il presidente – il documento si caratterizza per una estrema invasività nelle competenze regionali, sancite dall’articolo 116 della Costituzione». «Nel merito – ha poi aggiunto Formigoni – ci sono una serie di prescrizioni molto vincolanti e sbagliate, che riguardano in particolare la mobilità sui ricoveri, l’erronea considerazione delle cure sub acute e dei relativi posti letto e l’esclusione dal sistema delle strutture private con meno di 80 letti». «Per tutte queste ragioni – ha concluso Formigoni – il giudizio sul decreto del Governo da parte nostra è negativo» e Regione Lombardia «lavorerà perché i contenuti del provvedimento vengano profondamente modificati».