Renzi vuole le elezioni anticipate? «È un’occasione troppo ghiotta. Non se la lascerà sfuggire»

«Se passasse l’Italicum dopo tre giorni si andrebbe alle elezioni». Intervista a Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi. «Il centrodestra? Fregato»

Matteo Renzi vuole le elezioni anticipate. Ne è convinto Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi. «Penso che il ritorno alle urne sia un suo pensiero ricorrente».
A tempi.it Magnaschi ricorda che è difficile per Renzi non farsi ingolosire dal risultato delle europee e dai nuovi sondaggi che lo danno super-favorito: «Se si votasse subito, stando a una indagine di Lorien Consulting, pubblicata su Italia Oggi giovedì scorso, il Pd prenderebbe il 45 per cento. Renzi non può lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione».

Magnaschi, è proprio sicuro che Renzi non voglia resistere fino al 2018?
Il successo delle europee è troppo ingolosente. Chi va di fretta, come Renzi, non può trattenersi. Il segretario del Pd è un giovanotto, non ha una lunga storia politica alle spalle, ma mi sembra ben consapevole del fatto che la luna di miele fra gli eletti e gli elettori non dura a lungo. Le circostanze gli sono propizie, ora. Ma ancora per quanto? Secondo me, proverà ad approfittarne non appena avrà fatto la legge elettorale.

La proposta delle unioni civili è un trucco per creare una crisi di governo con Ncd?
Il problema di Renzi, più che Ncd, è trovarsi a governare con un parlamento dove i suoi colleghi di partito sono stati selezionati da Bersani. L’ex segretario è un oculato selezionatore. Ha portato a Roma politici giovani che ora si dicono renziani ma che, sotto sotto, appartengono alla cupola antica. Matteo Orfini, nuovo presidente del Pd, è uno di loro.

Lo storico 40 per cento ottenuto dal Pd alle europee non ha guarito le divergenze interne al partito?
È vero che oggi la maggior parte della nomenklatura del Pd si è convertita al renzismo, ma con la stessa velocità potrebbe convertirsi a un’altra leadership. Renzi lo sa, e deve stare attento. Per ora si comporta da domatore e lo fa bene. I dati confermano che la sua fermezza è positiva. Ciò gli consente di espellere dalle commissioni chi non è d’accordo con la sua linea, come è accaduto ai senatori Vannino Chiti o Corradino Mineo. Gli stessi dati spiegano il rapido cambiamento di Beppe Grillo, che si accorge che gridare senza fare una proposta, gli ha tolto consensi.

Le aperture del Movimento 5 Stelle a un accordo sulla legge elettorale, potrebbero complicare la strada verso il voto anticipato?
Non credo. Se passasse l’Italicum, sulla base dell’accordo Berlusconi-Renzi, dopo tre giorni si andrebbe alle elezioni. Ma le circostanze sembrerebbero talmente favorevoli a Renzi che il premier potrebbe andare al voto anche con il proporzionale e senza una legge che garantisca il bipolarismo, come vorrebbero i 5 stelle.

Il centrodestra si troverebbe ancora impreparato? Da dove può ripartire,?
Il centrodestra è fregato. Secondo il sondaggio di Lorien Consulting, il 65 per cento degli elettori di Forza Italia e il 78 per cento degli elettori di Ncd si augura l’addio di Berlusconi. Ma oggi l’ex premier è troppo debole per federare la destra ed è troppo forte perché il centrodestra si riorganizzi.

La rinascita del centrodestra passa per forza da Berlusconi?
Certo. Berlusconi ha il bacino più alto di voti e ha i soldi. Ma se non lascia, continuerà a perdere il consenso degli elettori.

Non è che oggi gli elettori italiani preferiscano comunque votare Renzi?
No. L’Italia da sempre tende verso il centrodestra. Non c’è ostilità. Il problema è la successione nel centrodestra, che non è ancora avvenuta. La Lega Nord si è rimessa in piedi dopo la caduta di Bossi, con l’elezione a segretario di Salvini. Il Pd ha raggiunto uno storico risultato, dopo che Renzi ha fatto fuori Bersani. La positività del ricambio in questo caso è evidente: laddove, nelle ultime elezioni, il Pd ha ripresentato la vecchia classe politica, come a Livorno, ha perso.

Berlusconi pare non ne voglia sapere di mollare. Chi cerca di ottenere la leadership viene allontanato.
Berlusconi ha raggiunto i vertici della politica, con alle spalle una carriera imprenditoriale e non politica. Nel commercio è piacevole essere bravi e vendere servizi. Se ciò che si vende è buono, spesso c’è un riconoscimento da parte del cliente. Nella politica non accade questo. Non esiste il riconoscimento. “La politica è come una corrida, solo che non scorre il sangue”, diceva Salvador de Madariaga. Nel ricambio di un leader, però, un po’ di sangue scorre sempre. Si arriva sempre al potere con una sorta di colpo di mano, con un tradimento. In Germania, Kohl è stato fatto fuori dall’allieva prediletta, la Merkel. Nel centrodestra ciò è impossibile, perché Berlusconi è troppo vigoroso. Così Alfano ha dovuto lasciare e Fitto, se continua a forzare la partita per la leadership, sarà messo alla porta. Berlusconi è uno che non molla. Lui morirà sulla barricata. Il vero problema è che ritiene di non morire.