«Persecuzione dei cristiani? Ormai siamo a un passo dal genocidio»

È questa la conclusione del rapporto indipendente commissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt. «Abbiamo chiuso gli occhi fino ad ora per colpa del politicamente corretto»

«Il livello e la natura della persecuzione dei cristiani è ormai vicina a rientrare nei parametri internazionali adottati dall’Onu per la definizione di genocidio». È quanto si trova scritto, nero su bianco, nel rapporto indipendente sulla persecuzione dei cristiani commissionato nel dicembre 2018 dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e pubblicato giovedì. Si tratta di una prima versione provvisoria, quella definitiva uscirà invece in estate. «La scomoda verità – si legge – è che la stragrande maggioranza dei fedeli perseguitati (80%) è composta da cristiani».

«PER COLPA DEL POLITICAMENTE CORRETTO»

«Fa davvero riflettere», ha commentato Hunt all’uscita del rapporto, criticando lo scarso interesse del Regno Unito verso questo dramma. «Io penso che abbiamo sempre evitato di parlare di persecuzione cristiana perché siamo un paese cristiano con un passato coloniale. Ma dobbiamo riconoscere che i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato al mondo».

Ciò che abbiamo dimenticato, ha aggiunto il ministro come riportato dal Guardian, «in questo clima dominato dal politicamente corretto è che i cristiani perseguitati sono tra le persone più povere del pianeta. I cristiani hanno sempre rappresentato il 20 per cento circa della popolazione del Medio Oriente: ora sono appena il 5 per cento. Abbiamo chiuso gli occhi davanti alla persecuzione. Penso che non solo il rapporto del vescovo di Truro [il coordinatore dello studio, reverendo anglicano Philip Mounstephen], ma anche quanto avvenuto in Sri Lanka la domenica di Pasqua ci abbia risvegliati tutti con un enorme shock».

L’ESODO DEI CRISTIANI

Il rapporto sottolinea come la popolazione cristiana in Medio Oriente e Nord Africa sia scesa dal 20 al 4 per cento, circa 15 milioni di persone. I cristiani palestinesi sono passati in pochi anni dal 15 al 2 per cento. «In Algeria, Egitto, Iran, Iraq, Siria e Arabia Saudita la situazione dei cristiani e altre minoranze ha raggiunto un livello allarmante» a causa di forme di persecuzione che vanno «dalla discriminazione costante nei settori dell’educazione e dell’accesso al mercato del lavoro, fino agli attacchi genocidari contro le comunità cristiane». Il risultato è un «significativo esodo dei fedeli cristiani da questa regione a partire dall’inizio del secolo».

Le tre principali cause della persecuzione individuate nel rapporto sono: il fallimento della politica nella difesa dei cristiani che ha creato un terreno fertile per l’estremismo religioso; il ritorno al conservatorismo religioso in molti paesi arabi; la debolezza istituzionale, l’assenza di giustizia e dello stato di diritto sfruttati dagli estremisti, in particolare quelli islamici.

«ATTACCO DIRETTO ALLA CHIESA»

Lo studio cita in particolare gli attentati in Egitto, in Nigeria e nelle Filippine, l’arresto di cristiani in Iran, le detenzioni sistematiche in Arabia Saudita, il terrorismo in Siria e Iraq, le distruzioni di croci e chiese in Cina, le torture e le esecuzioni sommarie in Corea del Nord e anche, per quanto riguarda la Turchia, «l’azione del partito di governo di Recep Tayyip Erdogan che descrive i cristiani come “una minaccia alla stabilità della nazione”».

In un passaggio si legge: «L’uccisione e il rapimento dei sacerdoti rappresenta un attacco diretto alla struttura della Chiesa e della sua leadership. Dove questi e altri incidenti rispondono ai criteri per parlare di genocidio, i governi dovranno portare gli autori davanti alla giustizia, aiutare le vittime e prendere le adeguate misure preventive per il futuro. Il principale impatto di un tale genocidio contro i cristiani è l’esodo».

245 MILIONI DI CRISTIANI PERSEGUITATI

Sono 245 milioni i cristiani che soffrono a causa della persecuzione, spiega il rapporto che ha escluso dal suo ambito di studio l’Europa e che si è avvalso della collaborazione di organizzazioni internazionali come Open Doors, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Release International e Christian Solidarity Worldwide. La sfida, si legge nelle conclusioni, «è che la nostra comunità [britannica] si impegni con i migliori diplomatici del resto del mondo nell’assicurare che le libertà che il Regno Unito ha contribuito a garantire diventino una realtà anche per i cristiani di tutto il mondo».