A che punto sono le fratture dell’America
L’ultima infornata di dati di Gallup, il più antico istituto specializzato in sondaggi dell’opinione pubblica (1935 l’anno della fondazione), ci permette di farci un’idea dello stato d’animo, delle preferenze e delle idiosincrasie degli americani cinque mesi dopo l’insediamento della seconda amministrazione Trump. Risulta, per esempio, che mai così pochi statunitensi sono stati molto o moltissimo orgogliosi di essere americani: “appena” il 58 per cento, percentuale che batte il minimo storico del 63 per cento registrato nel 2020, l’anno del Covid e delle sommosse seguite alla morte di George Floyd causata da alcuni agenti di polizia.
Gallup analizza il sentimento di orgoglio degli americani (in base alle categorie “moltissimo”, “molto”, “moderatamente”, “poco”, “per niente”) dal 2001, l’anno dell’attacco alle Torri gemelle di New York e al Pentagono. In quell’anno e fino al 2004 la percentuale di cittadini degli Stati Uniti orgogliosissima di essere americana superava il 90 per cento. È poi iniziata una lenta e lunga discesa accentuatasi dopo il 2016 (anno della prima vittoria di Donald Trump alle presidenziali) che per ora si arresta al 58 per cento, risultato di un sondaggio condotto prima dell’attacco americano alle installazioni nucleari iraniane del 22 giugno scorso.
Distanze crescenti tra repubblicani e democratici
Naturalmente il risultato del sondaggio è molto diverso se si considerano solo i rispondenti che si dichiarano elettori repubblicani oppure quelli che si dichiarano elettori democratici; fra i primi quelli che sono molto o moltissimo orgogliosi di essere americani oggi sono ben il 92 per cento, mentre fra i secondi sono appena il 36 per cento, minimo storico da quando Gallup effettua sondaggi su questo tema (anche fra gli elettori indipendenti il valore registrato quest’anno del 53 per cento rappresenta il minimo storico).

C’è da dire che la serie storica dei sondaggi sull’argomento del sentimento di orgoglio nazionale mostra i repubblicani sempre più orgogliosi dei democratici e una forbice che si allarga a partire dal 2015 con rari episodi di controtendenza, fino alla massima divaricazione attuale. Nei quasi 25 anni di sondaggi Gallup il tasso di orgoglio fra i repubblicani ha sempre oscillato fra l’84 e il 99 per cento, indipendentemente che la presidenza fosse democratica o repubblicana; i democratici invece hanno registrato oscillazioni fortissime ma con tendenza al ribasso, scendendo dal 92 per cento del 2002 all’80 per cento del 2015, al 52 per cento del 2022 (in piena epoca Biden) al 36 per cento attuale.
Il fattore generazionale
Anche il fattore generazionale è molto rilevante: i sondaggi mostrano che ogni nuova generazione è significativamente meno propensa della precedente a dire di essere estremamente o molto orgogliosa di essere americana. Le due generazioni più giovani, i Millennial (nati tra il 1980 e il 1996) e la Generazione Z (nati dopo il 1996), risultano le meno attaccate all’identità americana. Facendo la media dei dati fra il 2021 e il 2025, meno della metà (41 per cento) degli adulti appartenenti alla Generazione Z si è dichiarata estremamente o molto orgogliosa di essere americana. Il tasso sale al 58 per cento per i Millennial, al 71 per cento per la Generazione X (nati fra il 1965 e il 1979), al 75 per cento per la generazione dei baby boomer (nati fra il 1946 e il 1964) e all’83 per cento per la Generazione silenziosa (nati prima del 1946).

L’affiliazione politica conta anche in questo ambito: la Generazione Z è la meno patriottica sia fra i democratici che fra i repubblicani, ma mentre fra i secondi il tasso dei molto e moltissimo orgogliosi arriva comunque al 65 per cento (media del decennio 2016-2025), fra i democratici della stessa età registra un misero 24 per cento nello stesso periodo.
Divisi e diversi anche su economia e aborto
Discrasie così forti fra repubblicani e democratici le si ritrovano sulle prospettive economiche degli Stati Uniti: dopo cinque mesi di montagne russe sui temi dei dazi e dei tagli alla spesa pubblica, la fiducia nel miglioramento dell’andamento economico degli Usa segna un più 52 fra i repubblicani (il dato più alto fra i repubblicani dal 2020) e un meno 65 fra i democratici (il dato più basso di sempre).
Altre polarizzazioni nell’America del Trump II riguardano, secondo Gallup, l’aborto, rispetto al quale solo il 41 per cento degli uomini pare che ritenga che debba essere legale in tutte o quasi le circostanze, mentre le donne che la pensano in questo modo sarebbero il 56 per cento: anche in questo caso il “gender gap” delle opinioni sull’aborto non era mai stato così accentuato come oggi.

Va però segnalato che sia fra i maschi che fra le femmine la percentuale dei favorevoli è nettamente diminuita fra il 2022 e oggi: tre anni fa le donne favorevoli alla legalità dell’aborto in tutte o quasi le circostanze erano il 61 per cento, e gli uomini il 48. Il rovesciamento della sentenza Roe vs Wade da parte della Corte costituzionale in quell’anno sembra aver influito sugli orientamenti dell’opinione pubblica. Al momento della sentenza si è anche avuto per la prima volta il sorpasso fra favorevoli e contrari all’aborto legale: nonostante la sentenza Roe vs Wade del 1973 avesse legalizzato l’aborto in tutti gli stati, la maggioranza degli americani aveva continuato a pensare che l’aborto fosse ammissibile solo in alcune circostanze o anche mai. Si tratta di una tendenza rilevata costantemente da Gallup dal 1994 fino al 2022. Attualmente, cioè nel 2025, gli americani sono spaccati fra coloro che ritengono che l’aborto debba essere legale in tutte o quasi le circostanze (49 per cento) e quelli che vorrebbero limitarlo ad alcuni casi specifici o proibirlo del tutto (48 per cento).
Anche nel caso dell’aborto, come in quello dell’orgoglio di essere americani e dell’ottimismo/pessimismo rispetto alla situazione economica, il gap di opinioni ha una dimensione partitica molto accentuata. Oggi l’81 per cento di chi vota per i democratici ritiene che l’aborto debba essere permesso in tutte o quasi tutte le circostanze, posizione sostenuta solo dal 20 per cento dei filorepubblicani. Quasi un quarto di secolo fa, cioè nel 2001, solo il 44 per cento dei simpatizzanti democratici si riconosceva in tale posizione, che era condivisa anche dal 26 per cento dei repubblicani. Dati che fanno pensare anche a un certo travaso di voti nel corso degli anni.
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