Perché partecipiamo al Family Act? Perché “siamo nel 2014” e “la Storia non si ferma”. Ma è ancora tutta da scrivere

Tre (e più) ottime ragioni per partecipare alla manifestazione in piazza Farnese in difesa della famiglia, la “battaglia persa” per eccellenza

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Domani, sabato 15 novembre, come anticipato in risposta al gentile invito del senatore Gaetano Quagliariello, saremo a Roma per partecipare al Family Act. Una sorta di “giornata della memoria” della vita. Contro le intenzioni del potere di ridurre la vita a mercanzia e schiuma del desiderio.

Tanto per capirci. Ecco l’obiezione suprema e ridanciana che fa da cornice al nostro ritrovo di domani: che razza di illusione vi raccontate voi della cosiddetta “famiglia naturale” o semplicemente famiglia, sic et simpliciter? Ma non vedete che il mondo gira da un’altra parte, “siamo nel 2014” (tanto per citare l’argomento definitivo del bar sport) e dopo la benedizione impartita urbi et orbi dall’imperatore Obama al Mondo Nuovo (della natura neutralizzata e dei bambini con genitori A e B), come pensate di fermare il Progresso, la Storia, il processo irresistibile verso l’uguaglianza… e cuccuruccucu paloma? Perché non ci fate il favore di alzare bandiera bianca, intendervi con noi funzionari dell’indistinto, creature angeliche senza più sesso, venute a portare da cielo in terra l’annuncio che non c’è più uomo né donna ma siamo un’unica chiesa arcobaleno che va da madre Tersa di Calcutta a Luxuria, da lady Gaga a papa Francesco?

Insomma, non avete capito che la battaglia è persa?

E va bene. Questo squillo di tromba lo sentiamo tutti. Arietta frizzantina e propaganda cicciobbella che squilla su ogni giornale, film, fiction, fotografia pubblicitaria, commedia italiana o mappazza bergmaniana nordica. Insomma è un jingle che ha rimpiazzato l’antico Jingle Bells natalizio, la famigliola di Giuseppe e Maria, il presepe con Gesù e ha saturato l’aria (e anche qualche altra cosa), con questa nuova fantastica conquista della coppia identica. E chi sarà un domani la mamma, e chi il papà? Vabbè, ci penseranno gli assistenti sociali a martellarlo nella testa dei bambini.

Ebbene sì, è vero, siamo come pesci in un acquario dove ovunque ti giri viene proclamata questo nuovo dogma di fede occidentale: non ci sono più uomini e donne, non ci sono più sessi, né natura, né gerarchie, né differenze. C’è solo questa unica grande chiesa dell’Amore. E se c’è l’amore c’è tutto (come una volta di diceva della salute). Perciò, ognuno, in nome dell’Amore, faccia matrimoni e faccia bambini, in adozione o affittando uteri o producendoli in laboratorio o col fai-da-te commerciando sperma e ovuli, acquistati magari su e-bay. Perciò, poiché ahinoi la natura è testarda, non facit saltus e da due identici non viene fuori un bambino, avanti con la civiltà della produzione dei bambini in “service” in nome dell’uguaglianza. Una civiltà buona, di un service buono, per una riproduzione umana esternalizzata e delocalizzata buona.

Sarà pure una battaglia persa. Lo dicono tutti. E in special modo lo dice chi si rassegna al potere e allo stato delle cose presenti (così Marx).

gender-scuola-tempi-copertinaSarà pure una battaglia persa. Ma, prima cosa: dovremmo arrenderci allo spappolamento di ogni evidenza elementare e di ogni ragione in nome di un irrazionalismo sentimentale che cammina sulla canna del fucile di una tecno scienza, propaganda ideologica e leggi a seguire che non tollerano dissidenza alcuna? Dovremmo rassegnarci a un’idea di democrazia nella sola e abusiva versione imposta da minoranze intolleranti che però hanno soldi e leve nelle posizioni dominanti, dunque fanno passare le loro agende dall’alto in basso, su media, governi, corti e burocrazie occidentali? Dovremmo rassegnarci alle falsità martellate dagli strumenti del potere, quando ciascuno e tutti possono ben capire che una cosa è l’amore e la libertà di legarsi sentimentalmente con chi ti pare, un’altra è pretendere come “diritto” che il “Barbera” sia “Barolo”? Che sia matrimonio uomo-donna o sia uomo-uomo o donna-donna è la stessa identica cosa?

Ovvio che no. Ovvio che non è tutto uguale. Ovvio che un diritto all’uguaglianza di cose che uguali non sono, è una cosa scema, è una cosa che distorce la realtà, è una cosa violenta. È una cosa che introduce nella comunità umana confusione, menzogna, potere di stravolgere a piacimento l’ordine della natura e parole che procedono dall’ordine delle cose.

Sarà pure una battaglia persa. Ma, seconda cosa: e i bambini? Chi chiede ai bambini se sono d’accordo a nascere come prodotti e polli in batteria, commerciati sulle linee di filiere di embrioni umani, magari eugeneticamente modificati per gentile richiesta della coppia che si vuole tanto bene e che perciò desidera avere un bambino fatto bene? E i bambini, come viene rispettato il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà? Eh no: secondo i militanti del gender e dell’omoparentalità esiste solo un diritto: il diritto dell’Amore. I bambini sono servi del diritto dell’Amore. Così come schiave d’Amore sono le donne del terzo mondo che gentilmente “donano” il loro utero in cambio di dollari e euro.

Sarà pure una battaglia persa. Ma, terza cosa: dicono così perché si rassegnano a pensare che Obama e l’Europa delle élite obamiane sono i padroni del mondo e loro sono il Progresso, loro sono il Flusso Inesorabile della Storia, loro sono la Verità. Ma non è così per la Cina che si affaccia a soppiantare l’Imperatore d’America. E non è così per la Russia, che pone qualche problemino all’Imperatore. E non è così per l’India, che “guai a voi occidentali”. E, neanche a parlarne, non è così per la grande Umma musulmana né, tantomeno, per l’Africa (sebbene nel povero Sudafrica del fu Nelson Mandela il modello coloniale anglo-boero ritorna con la legislazione che ha autorizzato matrimoni e adozioni gay). Insomma, non è così per nessuno dei popoli che non accettano la nuova epoca dell’imperialismo e del superomismo occidentale armato di tecnoscienza e di impostura Lgbt.

E così, noi lottiamo perché non sia così anche in Italia. Paese che fu il centro irradiatore della civilità occidentale e che, chissà mai, scassata com’è, colonizzata qual è, provincializzata com’è dalla sudditanza al “così fan tutti”, magari farà questa bella sorpresa al mondo di dire “no, grazie”, “passerà la vostra sbornia ideologica, noi ricostruiremo il mondo antico e di sempre fondato sull’alleanza uomo-donna, rispetto dei bambini, mamma, papà, solidarietà tra generazioni e umanità della filiazione”. Questo è l’amore. Altro che Elton John e il pupo prodotto a misura del migliore amico dell’uomo.

E ancora. Dicevano che è una battaglia persa anche quelli che sotto il fascismo si rassegnarono alle leggi razziali. Quelli che sotto il nazionalsocialismo si rassegnarono alle leggi che distinguevano gli esseri umani in ariani e non ariani. Quelli che sotto il comunismo erano stati convinti che veniva l’epoca dell’uguaglianza e non esistevano più matrimoni, mogli, mariti, bambini, operai, contadini, ma un unico soggetto rivoluzionario e dunque matrimoni, mogli, mariti, operai, contadini… Comunisti. O nei Gulag.

Infine, se ancora qualcuno non sospettasse che la controversia non è tra sostenitori dei “diritti dell’amore” e “nostalgici del passato”, tra democratici e oscurantisti. Ma tra oppressori e oppressi, tra uomini liberi e intolleranti che vogliono imporre le loro dottrine di proselitismo, le loro leggi liberticide, le loro reti di funzionari, ministri del culto e polizie, basti la cronaca di questi giorni.

Quando una Curia milanese fa quello che fan tutti – cioè un indagine privata a scopo conoscitivo (nel caso si voleva sapere dove e come nelle scuole si organizza l’educazione secondo le linee guida dell’Arcigay: o le indagini conoscitive le possono fare solo quelli dell’Arcigay? E una Curia cattolica non sarà libera di interpellare gli insegnanti di religione cattolica e di non considerare la teoria del Gender la nuova Bibbia dell’antropologia umana?), ecco che un delatore di regime passa la velina a un giornale di regime e, naturalmente, scoppia uno scandalo di regime perché lo denuncia la Pravda-Repubblica.

Perciò, basti una piccola, marginale, oscura agenzia battuta ieri sera (e nascosta naturalmente dai giornali di regime), per riassumere tutto quanto detto sopra. E capire qual è il problema. Altro che “diritti d’Amore”. Il problema è che ci vogliono imporre un regime.

«”Tanto rumore sulla lettera della Diocesi, quando in città l’ingerenza nell’educazione dei bambini è tutta degli attivisti Lgbqt”, così il consigliere comunale di minoranza Matteo Forte, del Polo dei milanesi. “Sono venuto a sapere che già in due asili nido del Comune sono stati organizzati, all’insaputa dei genitori, presunti corsi di formazione per le educatrici sull’identità di genere e la omogenitorialità. Tra l’altro in contesti dove non c’è nemmeno un caso di un minore che vive con due persone omosessuali, e quindi dove le operatrici non hanno nemmeno l’esigenza di un simile ‘aggiornamento’. Ad ogni modo in entrambi i nidi il tutto è avvenuto senza alcun contraddittorio e in assenza di un dibattito tra legittime posizioni differenti. Anch’io, come lo zelante onorevole Zan, presenterò un’interrogazione all’assessore competente per sapere se è a conoscenza di questa vera e propria propaganda, a questo punto penso anche diffusa, di cui sono oggetto le nostre educatrici comunali. E di riflesso, i bambini dell’asilo”. Conclude Forte: “Si tratta di una grave violazione del pluralismo e, sopratutto, di una brutta ingerenza nei confronti delle famiglie, che devono potersi esprimere sul fatto che le educatrici dei propri figli siano sottoposte a simili lavaggi del cervello. Se l’assessore non ne è a conoscenza è molto grave. Se lo è, è gravissimo».

Per tutto questo domani saremo a Roma. Per tutto questo la guerra non è ancora perduta. E sarà, a Dio piacendo, come diceva Mao Tze Tung, guerra di lunga durata.