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Obbligo a 18 anni? Liceo breve? «Specchietti per allodole». Alla scuola serve più libertà, non più Stato

settembre 1, 2017 Francesca Parodi

«Ci stiamo indirizzando verso una scuola unica di Stato che uccide la libertà e la pluralità educativa. Servono invece valutazione e meritocrazia dei docenti». Intervista a suor Anna Monia Alfieri

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La proposta del ministro Fedeli di alzare l’obbligo scolastico a 18 anni e la sperimentazione del “liceo breve” sono solo «specchietti per le allodole per rifiutarsi di guardare in faccia il problema reale della scuola, molto più grande. Siamo davanti alla più grossa ingiustizia secolare» sostiene a tempi.it suor Anna Monia Alfieri, grande esperta del sistema scolastico italiano. Negli ultimi tre anni, fa notare suor Anna, non si è vista nessuna azione da parte del governo per difendere la libertà e il pluralismo educativo, garantiti alle famiglie dall’articolo 30 della Costituzione. Hanno invece chiuso quasi 500 scuole paritarie, con la perdita di migliaia di alunni. «Quest’estate c’è stata la chiamata nelle scuole statali di ben 150 mila docenti. Molti professori delle paritarie si sono sentiti in obbligo di accettare una cattedra pubblica perché, come è noto, nelle scuole statali lo stipendio è più alto e il posto fisso assicurato». Nel complesso, suor Anna definisce la situazione del sistema educativo italiano «estremamente preoccupante: con il piede premuto sull’acceleratore ci stiamo indirizzando verso una scuola unica di Stato».

UN PARCHEGGIO PER DOCENTI. Il problema alla radice è che «in Italia la scuola è considerata un ammortizzatore sociale, cioè un luogo dove parcheggiare docenti, senza valutare le loro capacità e competenze, perché in questo sistema non esistono né valutazione né meritocrazia, ma solo la garanzia del posto fisso». Nella scuola statale, si ripete da tempo, un professore competente e uno incapace vengono pagati allo stesso modo. Ma non c’è solo la questione dello stipendio: in Italia mancano moltissimi insegnanti di sostegno, di lingue e di materie scientifiche, mentre nelle altre materie i docenti sono in sovrannumero. «Questa sproporzione è dovuta al fatto che negli ultimi vent’anni lo Stato ha aperto le varie abilitazioni a prescindere dalle esigenze degli studenti, creando un’offerta maggiore rispetto alla domanda». Il risultato è che moltissimi docenti hanno conseguito il TFA e vinto il concorso per determinate classi di insegnamento le cui cattedre sono già tutte piene, mentre altre classi sono rimaste sguarnite. «Ora lo Stato deve sistemare da qualche parte tutti questi docenti in sovrannumero e non escludo che l’obbligo scolastico a 18 anni vada anche verso questa direzione. Per quanto stimi il ministro Fedeli, questa mi sembra una manovra sindacale». E proprio da qui nasce la grande contraddizione del nostro sistema scolastico: gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi in Europa, ma al contempo il nostro sistema educativo è tra i più costosi, «proprio perché abbiamo troppi docenti da stipendiare».

buona-squola-tempiCOSTO STANDARD. La svolta che serve alla scuola è rimettere al centro del sistema lo studente e la libertà educativa della famiglia, non il posto fisso dei docenti. «Una famiglia ha tutto il diritto di pretendere i migliori docenti. Così come è giusto pretendere che il proprio figlio disabile sia seguito da validi professori di sostegno. Invece oggi in una scuola ci sono insegnanti in eccesso, ma nessuno di questi può seguire il ragazzo con handicap perché nessuno ha l’abilitazione specifica. Assurdo!».
La soluzione proposta da suor Anna è l’applicazione alla scuola paritaria e statale di un costo standard di sostenibilità: «I docenti dovrebbe essere pagati in ugual misura sia nel sistema paritario sia in quello pubblico, dovrebbero essere sottoposti a valutazione e al criterio di meritocrazia. Si potrebbe così garantire una scuola efficiente, docenti preparati e una sana concorrenza, garantendo l’indipendenza delle statali e la libertà educativa delle paritarie. Il tutto sotto lo sguardo garante dello Stato, che risparmierebbe più di 2 miliardi di euro». Il costo standard, garantisce suor Anna, non costituirebbe un onere per lo Stato, bensì «un uso più efficiente delle risorse (le tasse dei cittadini) con un grosso risparmio».

CARO MATTARELLA. Suor Anna spera che si trovi alla fine il coraggio di guardare in faccia la realtà e rivolge un appello al presidente Mattarella, che è stato studente di una scuola paritaria: «Come può tollerare che uno Stato faccia scegliere tra una scuola statale che in apparenza non costa nulla, ma che in realtà costa 9-10 mila euro dalle tasche dei cittadini, e una scuola paritaria che si paga due volte, per la scuola che non si usufruisce e la retta scolastica. A queste condizioni, non c’è scelta».

Per approfondire il dibattito, leggi il nuovo numero di Tempi “La buona squola”

Foto Ansa

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