«Nel 2018 quasi la metà delle scuole statali non avrà un preside»

A settembre oltre 2.000 scuole guidate da un reggente, un preside cioè che ha già in carico un altro istituto. E la situazione peggiorerà. Pellegatta, presidente Disal: «Anche i sindacati hanno responsabilità»

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Dal prossimo settembre, un numero record di scuole italiane si troverà senza preside. Ai 1.800 posti già vacanti di quest’anno si aggiungeranno circa 450 pensionamenti. A dirigere queste scuole ci saranno i cosiddetti reggenti. «Fino a qualche anno fa, quando una scuola rimaneva senza preside, si nominava un incaricato provvisorio, in attesa di un nuovo preside di ruolo, vincitore di concorso», spiega a tempi.it Roberto Pellegatta, presidente dell’associazione Dirigenti scuole autonome e libere. «Così facendo, nessuna scuola rimaneva scoperta. Poi, circa otto anni fa, è stato abolito l’istituto dell’incarico di presidenza e in base a un accordo tra governo e sindacati è stato creato l’istituto della reggenza».

RISPARMIO PER LO STATO. Ora in pratica, continua Pellegatta, «il Miur affida a un preside di una scuola vicina anche la scuola scoperta, in reggenza. Il risultato è che un unico preside deve dirigere due scuole contemporaneamente con un rimborso minimo (circa 500 euro al mese in più). È chiaro che questo sistema consente allo Stato un notevole risparmio: un preside titolare costa circa 6.000 euro lordi, mentre una reggenza circa 800 euro lordi».

REGGENTI IN METÀ DELLE SCUOLE. La situazione è peggiorata dalla mancanza di concorsi per selezionare i nuovi presidi: «L’ultimo di questi concorsi è stato nel 2011 e da allora nonostante le numerose promesse il nulla. Per via dei pensionamenti, dall’anno prossimo, in tutta Italia, le scuole coperte con reggenza saranno più di 2.000. Poiché lo Stato non indice il concorso, non ci saranno nuovi presidi di ruolo fino a settembre 2018, ma allora le scuole scoperte saranno circa 3.200, quasi la metà delle scuole statali italiane».

LE COLPE DEI SINDACATI. «Le cause di questa situazione sono quindi due» conclude Pellegatta. «Da una parte l’incapacità dello Stato di indire concorsi di ruolo, per cui molti posti vacanti non vengono coperti. Dall’altra l’infausta creazione dell’istituto di reggenza, promossa anche dai sindacati. Ma sono stati gli stessi sindacati a promuovere anche l’ultima manifestazione dei presidi presso il Miur per protestare, tra l’altro, contro le reggenze troppo numerose, gli aumenti di responsabilità e la mancanza di un adeguato riconoscimento economico. Come sempre in politica, la memoria corta fa buon gioco».

Foto Ansa

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