Naguib, patriarca cattolico di Alessandria: «L’esistenza può diventare un’immensa certezza anche in Egitto»

La seconda giornata del Meeting ha visto il ministro Sacconi porre l’educazione al centro della soluzione del problema dei giovani. Alle 17 autorità religiose cattoliche, ortodosse e musulmane hanno parlato del dialogo possibile in Egitto. Naguib: «Un’alba nuova si leverà su un Egitto moderno solo quando nel dialogo non ci sarà la volontà di cambiare l’altro»

La seconda giornata di Meeting si è svolta all’insegna del dialogo interreligioso e del confronto politico. Possono i giovani in Italia affermare “e l’esistenza diventa un’immensa certezza” e possono dichiarare la stessa cosa i tanti egiziani, che dopo aver rovesciato il regime di Mubarak, continuano a lottare per costruire un «Egitto moderno»?

Per l’Italia ha risposto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto oggi in due incontri, che si è soffermato sulla condizione dei «giovani, che in Italia rappresentano un’autentica emergenza». Per rispondere e affrontare la situazione è fondamentale favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, lo sviluppo dell’esperienza lavorativa già in età scolastica, la valorizzazione della manualità e delle scuole professionali. Ma il compito più importante, secondo il ministro, resta l’educazione, perché «i nostri figli non saranno “competitivi” e perciò capaci di sostenere le difficili vie della crescita economica se non sapranno riconoscere e proteggere la vita nelle sue condizioni di massima fragilità, se non saranno disponibili ad accogliere la nuova vita considerando la famiglia e la procreazione un fondamentale compimento di sé, (…) se attenderanno dallo Sato la risposta ai propri bisogni e alle proprie aspettative anziché organizzare con altri soluzioni solidali».

E a chi gli chiede delle pensioni, se verranno toccate ancora dalla manovra in discussione in Parlamento, risponde: «Un ulteriore ipotetico passo sulle pensioni deve tenere conto che la sostenibilità sociale è fondamentale perché dietro le norme c’è la carne, ci sono le persone. Le pensioni italiane sono state riformate. Se si pone un problema di tempistica dobbiamo ricordare che la gradualità che abbiamo già deciso è legata alla sostenibilità sociale. Dico questo non perché non si tocchi nulla, ma per ricordare che la gradualità è legata alla sostenibilità».

Per l’Egitto hanno risposto le principali autorità religiose e culturali del paese africano, intervenute nell’incontro delle 17, che ha giocato la parte del leone in questa seconda giornata di Meeting. «La religione in Egitto» ha detto il vescovo copto ortodosso Armiah, segretario di S.S. papa Shenouda III, «dopo la rivoluzione non deve essere motivo di divisione, ma di unificazione. Temo che possiamo perdere la bellezza del dialogo e la sua ricchezza. L’Egitto è un paese ferito, che grida “Salvateci”. Facciamolo, cristiani e musulmani insieme».

E se le tante immagini di chiese bruciate e degli scontri tra cristiani e musulmani al Cairo rendono bene l’idea di quanto il timore del vescovo copto ortodosso sia fondato, secondo Usamah Elabed, presidente dell’Università di Al Azhar, la massima autorità nel campo della teologia sunnita, «l’Egitto è sempre stato un paese tollerante, che ha accolto Mosè, Maria, suo figlio, e la prima moschea d’Africa». Per questo, continua, «il popolo egiziano non si farà influenzare dall’estremismo musulmano e cristiano, perché gli estremisti sono lontani dalla giusta via e non conoscono nemmeno la religione che credono di professare».

L’incontro, che si è svolto in Auditorium, è stato possibile grazie alla realizzazione del Meeting Cairo dell’anno scorso che, afferma il cardinale Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti-Cattolici, «era impensabile ed è stato una vera rivoluzione nel dialogo interreligioso in Egitto». Il cardinale ha ricordato che quello che gli egiziani vogliono è uno stato civile basato sulla libertà dell’uomo e sull’uguaglianza tra tutte le persone. «La religione non deve essere politicizzata» ha auspicato, «né lo Stato deve prevalere sulla religione. Come ricordava lo slogan che in tanti gridavano in piazza Tahrir a gennaio, lo Stato deve essere “né poliziesco, né religioso. Civile, civile”».

«La Chiesa cattolica» continua, «compie la sua opera di testimonianza attraverso le tante opere presenti nel paese. Anche se con i musulmani abbiamo diverse concezioni di uomo e libertà, possiamo trovare una via comune per il bene della società e dell’Egitto. Ci sono voluti solo 18 giorni per abbattere il regime di Mubarak, anche se è costato la vita a mille persone, ma un’alba nuova si leverà su un Egitto moderno solo quando ci sarà un dialogo sincero e oggettivo nel rispetto dell’altro, senza la volontà di dominarlo e di cambiarlo. Solo così l’esistenza diventerà un’immensa certezza».