Elefanti, un cavallo, un rinoceronte con il corno rotto, una tigre, schierati da anni in quel preciso ordine. Anche loro sono volti verso est. Verso la luce, come le absidi delle chiese. Non me ne ero resa conto
Maggio, le otto del mattino. Il sole finalmente riesce a farsi strada in questo ombroso cortile milanese. Spalanco gli scuri ad accoglierlo. Tutto nella stanza si fa più chiaro. La luce di maggio trasfigura.
La corte dei gatti sul letto sonnecchia pigra nel tepore primaverile. Io, le spalle appoggiate a un cuscino contro la testiera, ho il pc aperto davanti.
In questa luce sorgiva vedo diversamente ciò che ho sempre sotto agli occhi: il cassettone di ciliegio, detto “ciliegione”, custode di biancheria, di chiavi, di piccoli tesori di famiglia. Disegni dei bambini, biglietti di auguri. Le fascette, ancora, che mi misero al polso all’ingresso in ospedale, al parto: due azzurre e una rosa. E lettere dal fronte russo di mio padre a mia madre, e collanine, e orecchini, tutti spaiati. Una penna dorata, “magica”, mi assicurò mia figlia a otto anni. E guardo quella pila di scatole segrete e sento stringere il cuore: è il tempo, sempre, che mi ossessiona e mi addolora. Il tempo sfuggito fra le ...
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