Cinquant’anni fa a Seveso l’aborto, ora il fine vita e non solo. Oggi come allora, oggi più di allora, non si deve rimanere soli ad affrontare la propaganda del potere
Seveso, 12 settembre 1976, cinquemila persone dai comuni di tutta la Brianza radunate nel cortile del seminario di San Pietro in solidarietà alla popolazione colpita dal disastro della diossina
Cinquant’anni fa, oggi. La storia non è poi così diversa. Pietro Piccinini su queste pagine dà conto di una mostra in quel di Seveso, paese della Brianza dove mezzo secolo fa si verificò un incidente a un reattore dell’azienda chimica Icmesa, che provocò la fuoriuscita di diossina e il forte inquinamento di un’area di 380 ettari. Il disastro fu preso a pretesto per introdurre l’aborto in Italia e, purtroppo, “fece scuola”. Nel senso che, come scrive Piccinini, la modalità con cui fu strumentalizzato – come era già accaduto per il divorzio – divenne un metodo per far approvare norme che “facessero uscire l’Italia dal Medioevo”.
Non abbiamo visto accadere le stesse dinamiche quando nel paese si è discusso di procreazione medicalmente assistita? In quel caso, la legge c’era già: una norma di compromesso, un punto di equilibrio faticosamente raggiunto dopo anni di discussioni, per limitare il far west procreativo e il mercimonio di embrioni. Un ampio schieramento, ben supportato dai media,...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo