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Cinquant’anni fa a Seveso dovevano nascere i «mostri», invece è rinato un popolo

Di Pietro Piccinini
29 Giugno 2026
Storia dell’incredibile mobilitazione dal basso che nel 1976 permise alla cittadina brianzola di resistere al disastro della diossina e alla cinica campagna allarmista e abortista montata sul caso dai giornali. «Di veleni non sapevamo molto, ma avevamo una speranza per vivere»
Seveso, 22 settembre 1976: la Festa dei ragazzi nel cortile del seminario al termine delle attività estive organizzate dall’Udac
Seveso, 22 settembre 1976: la Festa dei ragazzi nel cortile del seminario al termine delle attività estive organizzate dall’Udac, l’Ufficio decanale di assistenza e coordinamento creato come risposta cattolica e popolare al disastro della diossina

Seveso sembrava destinata a morire sotto quella nube avvelenata nel 1976, invece ha tenuto e negli anni ha visto fiorire opere, iniziative, comunità, come ebbe a osservare in seguito con il senno di poi l’allora sindaco Francesco Rocca, uno che non si arrese mai all’onda disfattista. Dovevano nascere solo mostri e «deficienti» e «paralitici» e «menomati» a Seveso (lo scrisse, tra gli altri, anche Enzo Biagi sul Corriere della Sera), e invece nel suo grembo contaminato è rinato un popolo. Il 10 luglio 2026 non sarà solo cinquantesimo anniversario di quel “disastro della diossina” che ancora figura nelle classifiche delle peggiori catastrofi ambientali di sempre, quando, come ricorda con asciuttezza Cbs News, «nel 1976 una fuga di diossina dallo stabilimento Icmesa vicino a Seveso, una città a circa 13 miglia da Milano, causò la morte di 3.300 animali entrati a contatto con il gas; altri 80 mila capi furono abbattuti per prevenire il loro ingresso nella catena alimentare». Il 10 luglio s...

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