Milano: Pisapia, il risotto arancione e le altre ricette della felicità

Il popolo arancione di Milano segue sul maxi schermo di piazza San Fedele il primo consiglio comunale e il discorso di Giuliano Pisapia. E, tra risotti arancioni e vino, ascolta le parole del neo sindaco «per ricevere speranza da chi ci ha promesso che saremo più felici»

Hanno aspettato quattro ore per sentirlo parlare, «per ricevere speranza da chi ci ha promesso che saremo più felici». Così il popolo arancione di Giuliano Pisapia raccontava ieri, radunato in Piazza San Fedele a Milano davanti al maxi schermo che proiettava il primo consiglio comunale dopo la vittoria della sinistra milanese.
C’erano davvero tutti: dai, centri sociali che rivendicavano il diritto della casa per ogni cittadino, ai clandestini, che denunciavano la mancanza di lavoro e di una sanatoria per tutti. C’erano maestri, pensionati, studenti, bambini, consiglieri di zona e persino preti.

Il sindaco, ai cittadini radunati fin dalle 16.30, come promesso, ha riempito le pance offrendo loro, come assaggio, un risotto alla zucca e del vino rosso, per poi giurare, nel discorso atteso ore e pronunciato alle 19.45, a fine giunta, di impegnarsi a «combattere la fame, la sete e le malattie» per «ridare speranza a Milano» e «trasformare il sogno in realtà». E se la felicità consiste nell’avere casa, cibo e diritti il neo sindaco l’ha assicurata davvero a ciascuno dei presenti. Ha promesso solidarietà a sacerdoti e cattolici che lo hanno sostenuto, ringraziando anche il cardinale Dionigi Tettamanzi «per la sua capacità di destare l’attenzione della città sui temi dell’accoglienza».

Ha poi chiamato in causa i consiglieri di zona assicurando loro «un ruolo rilevante», «risorse sufficienti e una parte di bilancio». Ha garantito a «lavoratori e lavoratrici» il suo impegno nel «combattere la povertà». Ai giovani invece darà «opportunità, casa e lavoro». Alle maestre ha ribadito la sua intenzione di valorizzare le «scuole civiche». E mentre rimuoverà gli ostacoli ai disabili, farà di Milano «una città a misura di bambino». A chi si sente discriminato e solo sarà invece garantita la fine dell’emarginazione. Pisapia si è impegnato anche con i manifestanti dei centri sociali per «una città in cui non vi siano più abitanti senza casa e case senza abitanti».

Ce la farà Giuliano Pisapia ad accontentare tutti, a eliminare la povertà, la fame, la sete e la solitudine? «Certo – risponde la piazza – altrimenti non saremmo qui». C’è davvero da augurarselo. E se davvero dovesse riuscire là dove tutti hanno sempre fallito, resterebbe comunque la domanda: ma è vero che, come ripetono tutti, «per sperare e essere felici basta una casa e un lavoro»? Ragionamenti azzardati e di certo non favoriti dal risotto fumante e dal vino rosso consumati sotto il sole cocente di un pomeriggio di giugno milanese.