Milano, in Comune si tratta sulle paritarie. Ma uno “pseudo buono scuola” non è la soluzione

Sono più di 7 mila i bambini che frequentano le scuole d’infanzia paritarie. Per ognuno di loro Palazzo Marino paga 584 euro, contro i 6116 delle materne comunali. Senza convenzioni, le rette aumenterebbero

Si va avanti a piccoli passi nel tavolo di trattative che il Comune di Milano ha aperto con le scuole paritarie dell’infanzia per rinnovare la convenzione tra Palazzo Marino e gli asili privati. Da una parte l’assessore Francesco Cappelli, che in tempo di ristrettezze economiche si trova in mano una coperta corta con cui non riesce a coprire le necessità di tutti; dall’altra le associazioni che rappresentano questi asili, che offrono un servizio educativo riconosciuto utile per tutta la città e che offre una boccata d’ossigeno alle stesse casse comunali. In mezzo 1,2 milioni di euro che le scuole ricevevano dal sindaco fino allo scorso anno scolastico, contributo sospeso a sorpresa negli scorsi giorni.

TRA MENSE E “BUONI SCUOLA”. Ieri c’è stato un nuovo incontro tra le parti: si discute su come riformulare queste interazioni, che per ora si configurano nella loro fetta più consistente (più di 700 mila euro) in derrate alimentari e servizi di ristorazione, offerti dal Comune di Milano alle scuole. Tutto ciò permette di tenere basse le rette e renderle abbordabili al portafoglio di più famiglie, che è luogo comune considerarle solo espressione delle classi più abbienti della città. Anche dalle fasce più deboli infatti arrivano bambini iscritti alle paritarie, dove tanti sono anche i figli di extracomunitari.
Al vaglio c’è l’ipotesi che nuovi aiuti non arrivino più alle scuole, bensì direttamente alle famiglie, attraverso un contributo che tuteli le fasce più deboli selezionate attraverso l’Isee. Che ricorda solo alla lontana ai “buoni scuola” istituiti dalla Regione Lombardia, paragone che diverse voci da sinistra continuano a tirare in ballo: oggetto ancora di dibattito sono le fasce di reddito con cui accedere a questi aiuti, che somigliano più a forme di assistenza per chi è più indigente piuttosto che modalità di sostegno sussidiario a favore della libertà di scelta.

92 SCUOLE SERVONO 7MILA BAMBINI. Così le paritarie aspettano, e si affidano alla bontà del loro servizio riconosciuta pure dall’assessore Cappelli come facente parte del medesimo sistema pubblico integrato assieme alle scuole comunali.
I dati sostengono la tesi: sono 92 le scuole d’infanzia paritarie di Milano, che accolgono più 7300 iscritti, coprendo così quasi un quarto dell’offerta complessiva. Avvenire stima che, per ogni bambino degli asili comunali, Palazzo Marino spende 6116 euro, contro i 584 sborsati in contributi per quelli che invece vanno alle paritarie. Il risparmio è netto, e nell’ipotesi in cui le convenzioni venissero meno, è immediata conseguenza che le rette degli asili aumentino, riducendo così il loro numero di iscritti che per forza sarebbero costretti a riversarsi nelle scuole comunali, allungando le liste d’attesa già abbastanza cariche (per ora restano fuori circa 300 bambini).

IL REFERENDUM DI BOLOGNA. Sarebbe folle per il Comune privarsi di questo servizio od ostacolarlo, come invece vorrebbero le ali meno moderate della sinistra. L’impressione è che da tante parti si cerchi di riformulare i rapporti che intercorrono tra lo Stato e le paritarie, sulla scia di quanto successo a Bologna lo scorso maggio.
Allora si arrivò a chiedere alla stessa popolazione cosa ne pensava delle convenzioni del Comune alle scuole private, attraverso un referendum consultivo il cui risultato fu però assai chiaro: alle urne ci andò solo il 28 per cento degli aventi diritto, di cui nemmeno il 60 si espresse contro i contributi. Perché il servizio che le paritarie offrono alla città va tutelato. A Bologna come a Milano.