Mattone su mattone, il pagellone del Meeting
Il Meeting di Rimini non è una fiera, non è un congresso, non è una sfilata di politici e vip. Qui ogni incontro, mostra, gesto di cura, ogni mattone porta il segno di una appartenenza, una amicizia, una intensa partita. E qui trovate il meglio dell’edizione 2025. Ma ogni mattone ha il suo pagellone.
ABBONATI FANTASTICI. Sono loro. Quelli che iniziano o continuano a sostenere Tempi con motivazioni che sono già narrativa. Tra le più esotiche:
«Perché mia moglie vuole farlo a Tracce».
«Perché mio figlio vuole il martello».
«Perché non mi perdo un numero dai tempi di Belpietro (?)».
«Perché se no mio padre mi picchia».
«Perché siete grandi, tenete duro, forza Tempi da Cesena».
«Perché mi obbliga Vietti».
«Anche a me».
«Perché ho quattro figli, quindi quattro abbonamenti. Così non litigano».
«Perché sono abbonato dal primo numero, voi non eravate ancora nati (il primo numero è del 1995, ndr)».
«Perché gli unici soldi che spendo al Meeting sono per rinnovare l’abbonamento a Tempi».
«Perché siete liberi, chiamate le cose con il loro nome, combattete, ci aiutate a giudicare. Posso averne due di martelli?».
«Perché è la prima cosa che faccio quando arrivo qui».
«Ma come perché?» (abbonato di Carate, di sicuro).
Voto: 10 e tessera fedeltà
ODE ALLA PORCHETTA. Quella dei ragazzi del Clu di Roma che al ristorante “Tanto pe’ magnà” te la servono con panino e birra a soli 10 euro. Amatriciana al dente a 8 euro, in una fiera dove l’acqua costa come il petrolio e la piada come un solitario.
Voto: 9
MA COME TI VESTI? Arriva il ministro Giuli e splende come Apollo. Con lui forze dell’ordine, telecamere, politici. Passa dallo stand di Tempi, saluta tutti con calma, eleganza e affetto. Noi felici e vestiti da ora di ginnastica, il cameraman che filma inferisce: «Ma che so’ questi (sottinteso: poracci)?».
Voto alla cruda realtà: 4.
FAMIGLIE. Al Meeting non sei a casa: sei in famiglia. Non solo perché Tempi è nato qui (come abbiamo scritto lì). Non solo perché vedi avvocati, architetti, professori, imprenditori, studenti lasciare i titoli in ufficio e prendere in mano spugne, stracci e chiavi d’ingresso. Padiglioni trattati meglio del salotto domestico. Lo capisci perché dalle famiglie della Mongolfiera a quelle dell’Accoglienza, qui si fa lo stesso mestiere: tenere insieme, ascoltare, discutere, domandare. Lungo scale, corridoi, tavoli, giorno e notte. Sempre lì. E poi il centro: la paternità di don Giussani, che tutti – ospiti, relatori, testimoni – respirano appena entrano. È questo, che mattone su mattone, trasforma un angolo di fiera in nido, porto, dimora. Guardaroba. Post scriptum: fratelli e sorelle, avete dimenticato una felpa grigia nel nostro sgabuzzino.
Voto: 30 e lode più lavastoviglie carica.
METODO STANISLAVSKIJ. Stupefacente davvero, la mostra su Grossman. Non è parola buttata a caso: stupefacente il percorso, allestimento che sembra un romanzo visivo. Foto mai viste, lettere mai tradotte, un cortometraggio su Stalin con Preziosi che ti resta in gola. Ma soprattutto il professore Giovanni Maddalena che spunta in cameo ed è subito “magico sé” bolscevico.
Voto di incoraggiamento alla carriera cinematografica: 6.
TE DEUM LAUDAMUS SUMMER EDITION. Chiara Locatelli. Pediatra neonatologa, responsabile di ambulatori che pesano come montagne (malattie rare, cure palliative perinatali). È l’incarnazione luminosa della parola “cura” di bambini, fragili, famiglie, della mostra su Ermanno lo storpio e di noialtri storpi che le chiediamo di spiegarcela. Per molti un faro, per altri un’ancora, per noi stella cometa. Per tutti un riferimento.
Voto: fuori scala.
90-60-90. Le misure non di Miss Universo ma della trincea giornalistica. In sala stampa, scrivanie e sedie, uno spazio vitale ridotto a centimetri. Per sederti serve diplomazia geometrica: ti infili, trattieni il respiro, speri che nessuno si alzi. Una volta dentro al tetris, non pensi, fumi, mingi più: scrivi, resisti. Il numero di settembre è stato chiuso così: in apnea.
Voto: 3.
SUPERVOLONTARI vs SUPERCELLA 1-0. Nubifragio. Area piscine trasformata in scena post-apocalittica. Arrivano loro: Converse, secchi, spazzoloni, maglietta del Meeting. In poche ore rimettono in piedi il disastro. Dove c’era acqua, ora c’è deserto asciutto per costruire con mattoni nuovi.
Voto: 8.
UÈ CIAO GRANDISSIMO. Il Meeting è anche questo: incontri ogni cinque metri, abbracci, sorrisi, frasi di circostanza su Draghi, i bei tempi dell’università. il Concilio di Nicea, le 2 pere prese dal Milan, le 5 prese dal Toro, la pizzata al rientro che non si farà mai. Nella speranza di ricordarti dove hai già visto o come si chiami quello con cui stai parlando.
Senza voto.
GIORGIA. Qui c’è tutto. Nome, presenza, senso. Non serve altro.
Voto: standing ovation.
VILLAGGIO RAGAZZI. Refugium Peccatorum di mamme e papà con figli più in età da Spada nella roccia col martellone di Tempi che da Cori da La Rocca col vescovo di Trondheim, il Villaggio Ragazzi resta la vera arca del Meeting. Per noi con due pilastri: i racconti letti dalla nostra Mamma Oca Annalena Valenti e lo spettacolo di padre Marco Finco. Il Villaggio Ragazzi è la salvezza dei genitori. Senza, i padiglioni sarebbero deserti o in fiamme. È il mattone più importante, il primo che si posa e l’ultimo che resta.
Voto: 9,5 ma sismoresistente.
MISSIONE. Quest’anno 40 anni di storia per la Fraternità San Carlo e 20 per le Missionarie. E dopo che vi abbiamo rotto i martelli con i 30 anni di Tempi, tocca darci una nuova missione. Andate sul loro sito, abbonatevi a Fraternità e Missione, sostenete i progetti. Perché non è per Draghi, Meloni o Salvini, e nemmeno per le eminenze intelligenze paludate, che la gente viene al Meeting. Ci viene per una storia viva di amicizia che prende corpo e volto nella Fraternità San Carlo sparsa nel mondo. E anche perché il nostro Leone Grotti possa continuare a girare il pianeta a raccontarla.
Voto: 2000 amici per 50 preti.
MARTELLI. Tutti i bambini volevano il gadget di Tempi. Ma anche tutte le mamme dei bambini volevano il gadget di Tempi. Idem i papà. Poi i fratelli universitari. Poi i nonni: «Sette nipoti, sette martelli, grazie». E naturalmente sono arrivati anche gli zii. Quando si è diffusa la voce che il martello era solo per gli abbonati è partita la creatività nazionale:
«Mio cugino è abbonato».
«Anche mio nonno. Si chiama Mario Rossi. No? Allora forse Mario Bianchi. No? Gli dirò di disdire l’abbonamento».
«Il mio prozio è un vescovo».
«Non potete negare un martello a questi bambini» (indicandone 25 in fila indiana).
«Sono abbonato, ne voglio quattro. Al giorno. E anche i miei amici».
«Chi viene in fiera ha DIRITTO al martello».
Voto: 1.500 (come i martelli spariti al Meeting)
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Dissento sul ristorante “Tanto pe’ magnà”. Va bene la porchetta, va bene l’amatriciana, ma un ristorante romano dove non c’è la carbonara non può prendere la sufficienza.