Denatalità, città islamizzate, antisemitismo. Ma il nostro continente sembra occuparsi più di gender, diritti e ambientalismo. Perché? «Per una strana forma di oicofobia, un odio di sé», dice Giulio Meotti, autore di "Titanic Europa". «La perdita delle nostre radici ci impedisce di rendercene conto»
“Amore per tutti, odio per nessuno”, recita uno striscione esposto durante una preghiera islamica a Mendig, Germania, 29 agosto 2025 (foto Ansa)
Storica firma del Foglio, autore di numerosi saggi incentrati sulla crisi dell’Occidente e da qualche anno di una seguitissima newsletter Substack che porta il suo nome, Giulio Meotti ha pubblicato da poco un nuovo libro con la casa editrice LiberiLibri. Si intitola Titanic Europa, ed è una spietata analisi – ricca di numeri ed esempi – di come, sostiene l’autore, «l’Europa sta affondando». La tesi di fondo è che «la perdita totale delle nostre radici religiose, spirituali e culturali ci impedisce di renderci conto di questo fenomeno». Crisi demografica, islamizzazione, woke, antisemitismo e guerre alle porte del nostro Continente hanno reso l’Europa «una barca fragile alla deriva». Non tutto è perduto, però. Tempi ne ha parlato con lui.
Il sottotitolo del tuo libro è “La fine misteriosa dell’Unione Europea”. Perché misteriosa?Perché uno si immagina la fine come un’esplosione apocalittica, una crisi improvvisa che a cascata provoca un’implosione violenta del progetto europeo. In realt...
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