«I giovani non devono lasciare la Nigeria per l’Italia: rischiano solo di morire»

Cristiani perseguitati, Boko Haram, migranti, colonizzazione ideologica. Intervista all’ex presidente della Nigeria, Olusegun Obasanjo: «La nostra vera emergenza è la povertà»

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«Non c’è dubbio che ci siano problemi di sicurezza in Nigeria né si possono negare le violenze contro i cristiani, ma la nostra vera emergenza è la povertà». Olusegun Obasanjo conosce bene il Paese più popoloso dell’Africa, con i suoi 181 milioni di abitanti: presidente del governo militare federale dal 1976 al 1979, è stato eletto democraticamente alla guida del paese due volte dal 1999 al 2007, la seconda volta battendo di 11 milioni di voti l’attuale capo dello Stato Muhammadu Buhari. Ex generale dell’esercito, cristiano rimasto orfano di entrambi i genitori a 22 anni, padre di 20 figli, ha lanciato un nuovo movimento politico (Coalizione per la Nigeria) a gennaio e ha partecipato al Meeting nell’ambito di un incontro sulla cooperazione internazionale. Prima della conferenza Obasanjo, che è stato anche presidente dell’Unione Africana, ci ha rilasciato un’intervista.

La situazione dei cristiani in Nigeria è sempre più preoccupante. Oltre alla minaccia di Boko Haram, sono in costante aumento anche le violenze dei pastori musulmani Fulani, che solo tra giugno e luglio hanno ucciso centinaia di persone nel centro del Paese.
Io credo che il nostro problema principale resti la povertà. Prendiamo Boko Haram: nel 2011 mi sono recato a Maiduguri, capitale dello Stato settentrionale del Borno, per approfondire il problema. Volevo capire che cosa volevano, chi erano, quali obiettivi avevano, che cosa pensavano i loro leader. Boko Haram è il nome popolare che hanno assunto, ma quello che si sono dati loro stessi è ben più lungo e contorto:  Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal-Jihad (Gruppo della gente della Sunna per la propaganda religiosa e il jihad). Perché li chiamano Boko Haram (“L’educazione religiosa è peccato”)?

Ce lo spieghi.
I leader del movimento andavano dagli universitari senza lavoro e gli dicevano: “Quanto hai studiato? Cinque anni? E non hai ancora lavoro. Vedi che l’educazione non serve a niente”. È cominciato tutto così: non c’era lavoro per i giovani istruiti, per non parlare di quelli non istruiti. E loro prestavano soldi a queste persone e la loro popolarità è cresciuta. Hanno cominciato a fare soldi e poi sono diventati degli assassini. Ci sono evidentemente problemi tra musulmani e cristiani soprattutto nel nord del Paese, dove i musulmani sono maggioranza e i cristiani minoranza. Ma i Boko Haram non si sono limitati ad attaccare le chiese: poi hanno colpito anche le moschee e le stazioni di polizia e gli uffici delle Nazioni Unite. Non è tanto una guerra tra cristiani e musulmani. Tutto è cominciato con l’insoddisfazione per gli standard di vita e la mancanza di lavoro. Il punto è far uscire le persone dalla povertà.

Vale lo stesso anche per i pastori Fulani?
Gli scontri con gli agricoltori cristiani sono cominciati così: gli allevatori cercano terre e acqua dove far pascolare le vacche, occupano le terre degli agricoltori e poi quando gli agricoltori reagiscono, gli allevatori si vendicano. Ma una volta non avevano armi automatiche, ora sì. Il problema principale è chi gli dà le armi. Gli allevatori non possiedono il bestiame che pascolano ma chi dà loro il bestiame adesso fornisce anche le armi. Queste persone sono responsabili.

A causa della povertà, della disoccupazione o della persecuzione migliaia di giovani lasciano la Nigeria per cercare fortuna in Europa, che sta vivendo un’intensa crisi migratoria. Molti approdano in Italia. Cosa pensa di questo fenomeno?
Le persone che partono e arrivano in Italia cercano opportunità e una vita migliore, ma cosa ottengono davvero? Alcuni annegano nel Mediterraneo, altri vengono torturati in Libia o imprigionati lungo la strada. E una volta arrivati in Italia? Le donne diventano prostitute, gli uomini arruolati nel traffico della droga o coinvolti in attività criminali. La soluzione di questo problema può essere solo nei paesi africani di origine: bisogna svilupparli perché i nigeriani non debbano più partire, impoverendo il nostro Paese.

Crede che il presidente Buhari stia lavorando bene in questo senso?
Buhari sta facendo del suo meglio ma il suo meglio non è abbastanza per la Nigeria.

Papa Francesco parla spesso di «colonizzazione ideologica», il tentativo da parte di Nazioni Unite e potenze occidentali di imporre “valori” e pratiche come aborto e contraccezione facendo leva sugli aiuti economici. È un problema anche in Nigeria?
Certo, è un problema da noi e in tutta l’Africa. Abbiamo subìto la colonizzazione politica ed economica, ma mai ideologica prima d’ora. Ora vogliono imporci dei nuovi ideali. Gli occidentali vogliono dirci quello che dovremmo fare, quale dovrebbe essere il nostro standard di vita e cosa dovrebbe essere giusto per noi. Ignorano la nostra cultura, ignorano la nostra civiltà, ma noi abbiamo il nostro modo di vivere e io non credo che lo sviluppo moderno dovrebbe distruggere la nostra cultura o sostituirla con quella occidentale. La nostra cultura è ricchissima, noi sappiamo cos’è male o bene per noi stessi e non abbiamo bisogno che qualcuno venga a insegnarcelo. Se l’Occidente vuole aiutarci, ben venga, ma non deve imporci ciò che ritiene essere bene o male.

Foto Ansa

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