Hong Kong, Zen: «Situazione gravissima. Solo un miracolo può salvarci»

Intervista a Joseph Zen, cardinale e arcivescovo emerito di Hong Kong: «La protesta era pacifica, ma l’arroganza del governo e gli attacchi dei poliziotti, diventati belve, hanno fatto disperare i giovani. La violenza va condannata sempre. Pregate per noi»

joseph zen cardinale hong kong

«La situazione a Hong Kong è gravissima. Andiamo verso la tragedia e solo un miracolo ormai può salvarci». Parla così a tempi.it il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito della città autonoma, tra le personalità più influenti per via del suo decennale impegno per la democrazia e la libertà. La protesta per chiedere diritti, democrazia e libertà che da sei mesi va avanti a Hong Kong è ormai degenerata nella violenza. Il cardinale Zen è fermo nel condannare tutte le violenze, anche quelle dei giovani, ma ci tiene a sottolineare che sono stati il governo di Hong Kong e Pechino a scatenarle, non lasciando altra scelta alla popolazione stremata.

Eminenza, la protesta era cominciata in modo pacifico. Perché è degenerata?
Da sempre il governo locale e quello di Pechino cercano di toglierci ogni libertà, rinnegando quello che avevano promesso nel 1997 e cioè di concedere vera democrazia alla città. Dovevano garantircela oltre dieci anni fa e ancora non l’hanno fatto. Per capire come è nata questa divisione orribile bisogna partire dalla Rivoluzione degli ombrelli.

Cinque anni fa il movimento Occupy Central ha dimostrato per tre mesi in modo pacifico per chiedere il suffragio universale. Ma non ha ottenuto nulla.
Abbiamo organizzato un movimento assolutamente pacifico di disobbedienza civile, abbiamo fatto decine di marce senza violenza ma il governo ci ha derisi, non ci ha ascoltati. Già allora, quando i giovani hanno preso in mano la protesta, si rischiava di arrivare alla violenza. Poi tutto è finito perché i leader del movimento sono stati arrestati e messi in prigione. E nessuno è ricorso alla violenza ma nel cuore è rimasta la rabbia e la voglia di ribellarsi. È il governo che l’ha risvegliata.

Cercando di approvare la legge anti-estradizione?
Esattamente. Voi forse non vi rendete conto, ma avrebbe permesso al regime comunista di arrestare i cittadini e di farli processare in Cina. Come potevamo accettare di essere giudicati da una dittatura orribile? Ci siamo ribellati, un milione di persone sono scese in piazza e il governo le ha ignorate. Davanti a questa prepotenza inconcepibile i giovani hanno cominciato a dire: “Marciare pacificamente non serve, noi faremo qualche cosa di diverso”. Il 12 giugno hanno fisicamente impedito ai parlamentari di approvare la legge bloccando le entrate al Consiglio legislativo e il 16 giugno due milioni di persone hanno marciato pacificamente. E il governo cosa ha fatto? Non ha ceduto, ha solo sospeso la legge, scatenando la rabbia dei giovani.

Che cosa pensa del loro nuovo modo di protestare?
Loro dicono che non vogliono organizzazione, non vogliono leader ma essere come l’acqua. La loro tattica non è stupida, ma purtroppo è evidente che non funziona.

Nelle ultime settimane anche i giovani hanno cominciato a essere violenti. Che cosa ne pensa?
Hanno cominciato le loro proteste in modo molto creativo e assolutamente pacifico. Poi ci sono stati alcuni vandalismi e gesti di violenza molto limitata e la polizia ha reagito in modo orribile. Gli agenti, armati fino ai denti, hanno cominciato a picchiare in modo selvaggio, arrestare, lanciare gas lacrimogeni, anche mille in un giorno solo, sparare proiettili di gomma che hanno ferito gravemente tante persone. Poi hanno usato le pallottole vere, sparando a bruciapelo mirando al cuore dei manifestanti ed è un miracolo se finora nessuno è morto per questo. Potete immaginarvi come questo abbia alimentato la rabbia dei giovani, però devo aggiungere una cosa.

Che cosa?
Le bombe molotov lanciate dai giovani non sono accettabili, sono troppo pericolose e per fortuna finora non ci sono stati morti per questo. Però la situazione è disperata, perché il governo locale e Pechino continuano a incoraggiare la violenza. Come principio siamo sempre contro la violenza e lo voglio ribadire adesso, ma non ritiriamo ai giovani il nostro sostegno perché sono disperati. Tutto questo è orribile e noi non sappiamo cosa fare perché il governo non sente ragioni, capisce solo la forza.

Qual è la colpa del governo?
Non si è mai visto un governo che non fa nulla per risolvere la situazione e pacificare gli animi. Vogliono solo sopprimere e i poliziotti, che hanno sempre goduto della stima della gente, sono diventati delle belve. Hanno arrestato più di mille persone in un giorno, anche chi non aveva commesso violenze. Ormai sono oltre 4.000 gli arrestati. Picchiano i giovani anche dopo averli neutralizzati, non permettono loro di vedere gli avvocati al commissariato. Violano la legge in continuazione. Ma c’è di più.

Cosa?
Non permettono a medici e infermieri di soccorrere i feriti. Perfino in guerra la Croce rossa può agire. Alcuni operatori di primo soccorso sono stati arrestati. Anche i giornalisti vengono attaccati.

Joseph Ha, il vescovo ausiliare di Hong Kong, dopo che la polizia ha circondato e assediato il Politecnico è riuscito a entrare per parlare con gli studenti. La Chiesa sembra l’unica realtà interessata alla pace.
Monsignor Ha è coraggioso e ha fatto bene a incontrare i giovani. Ma è stato difficile, gli hanno impedito tre volte di entrare: a questo punto siamo arrivati. Ora ci sono ancora una sessantina di persone dentro l’università, non vogliono arrendersi e dicono che preferiscono morire. La polizia non fa altro che gridare “arrendetevi”, senza fornire una soluzione. In questa situazione è difficile convincerli che la vita vale più di questa battaglia e che c’è ancora speranza.

Come si può sperare in una risoluzione pacifica di questo conflitto?
Umanamente è impossibile sperare davanti alla brutalità e alla persecuzione di polizia e governo. È chiaro che stiamo andando verso la tragedia. Monsignor Ha è coraggioso ma la Chiesa dovrebbe fare di più, opporsi più energicamente al governo. Invece la diocesi spesso è troppo tiepida, per non parlare del Vaticano che non ha ancora detto una parola.

Che ruolo può giocare la Chiesa?
Tanti giovani preti in modo coraggioso hanno aperto le chiese per ospitare i feriti e dare ristoro ai giovani. Noi non abbiamo i mezzi per vincere questa battaglia, perché non abbiamo niente e il governo vuole toglierci anche quei pochi diritti che ci rimangono con la forza e la violenza. Ora abbiamo bisogno del sostegno di tutto il mondo. Io prego tutti i giorni e chiedo anche a voi di pregare per noi perché solo un miracolo può salvarci.

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