Filonenko spiega il titolo del Meeting. «Il nostro Dio è il Dio delle sorprese»

Il fisico nucleare, teologo ortodosso e filosofo ucraino Aleksandr Filonenko ha spiegato il titolo della XXXV edizione del Meeting partendo da don Giussani e il metropolita Antonio

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Rimini. «È la prima volta che un non cattolico presenta un titolo del Meeting». Lo ha fatto notare subito la presidentessa Emilia Guarnieri, introducendo il fisico nucleare per formazione, il teologo ortodosso per passione e il filosofo ucraino per professione Aleksandr Filonenko, incaricato di spiegare il titolo della XXXV edizione della manifestazione riminese: “Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. Il destino non ha lasciato solo l’uomo”.

GIUSSANI, ANTONIO E MAIDAN. Nato nello stesso ospedale di Gorbaciov, cresciuto come un ragazzo sovietico modello seguendo tutte le fasi dell’educazione comunista e convertito in età adulta, il docente di Filosofia all’università nazionale di Char’kov  ha spiegato davanti a un auditorium gremito un titolo che riprende uno dei temi più caratteristici del pontificato di papa Francesco con ampi riferimenti a don Luigi Giussani, il metropolita Antonio di Surozh, fondatore della Chiesa ortodossa in Inghilterra, e la rivolta di piazza Maidan, che ha portato alla cacciata del presidente Yanukovich e innescato una crisi drammatica con la Russia che va avanti da quasi un anno.

filonenko-meeting-rimini1«CRISTO NELLE PERIFERIE». Per spazzare subito il campo da equivoci, Filonenko ha affermato che «la periferia non è mai solo un’indicazione geografica» ma «il luogo dove Cristo viene a incontrarci». Come diceva il metropolita Antonio: «Ci siamo trovati a essere senza patria, separati da ciò che amavamo, stranieri in terra straniera, ci rimaneva solo la miseria e all’improvviso abbiamo scoperto che avevamo Dio e che lui poteva entrare fin dentro l’abisso del nostro dolore. Nella profondità della nostra caduta abbiamo incontrato Cristo».
Il valore delle periferie, senza tanti giri di parole, sta tutto qui: «Cristo ci viene incontro tra le rovine», tra le macerie di un’esistenza sofferente. «È solo per questo che vale la pena di osservare le periferie e aspettarsi qualcosa di imprevisto. Perché, come diceva papa Francesco, il nostro Dio è il Dio delle sorprese».

MIRACOLI E CIRCOSTANZE. È proprio quando ci si ritrova dentro una periferia, «come noi in Ucraina questo inverno», continua Filonenko, che «l’uomo ha la possibilità di essere felice. Eppure tutti noi passiamo di fianco alla possibilità di essere felici senza accorgercene. Come è possibile?». Il docente di filosofia torna a pescare da don Giussani e dal metropolita Antonio: «Entrambi davano la stessa risposta: quando ci aspettiamo una risposta da Dio, perché sappiamo che Dio risponde sempre, attendiamo sempre un angelo», un miracolo, «e invece Dio ci manda delle circostanze». Ma noi «dividiamo queste circostanze in belle e brutte, importanti e insignificanti, centrali e periferiche, e così non ci rendiamo più disponibili alla risposta di Dio».

filonenko-meeting-rimini«IL PROTAGONISTA». Il vero «protagonista» delle periferie, afferma Filonenko, «è allora l’uomo aperto a questo invito. Un uomo con sette caratteristiche: colui che mendica, ringrazia, canta, testimonia, giudica, prova compassione e festeggia». «Il protagonista della storia è il mendicante», continua riprendendo don Giussani, «l’uomo della periferia è colui che chiede di essere vulnerabile» come Gesù, che «fu vulnerabile, fragile, disprezzato e così rivelò la grandezza dell’uomo».

IL CURATORE DI UN GIARDINO. Solo il mendicante scopre che «tutto quello che c’è e che noi chiamiamo nostro ci è dato in realtà da Dio. Da questo riconoscimento nasce un’immensa gratitudine e un ringraziamento costante» da cui, a cascata, discendono la capacità di cantare («in una società che non canta più»), testimoniare e infine di festeggiare. Il protagonista delle periferie, «che vive amando Dio e dell’amore di Dio», è in ultima istanza come il «curatore di un giardino che guarda i semi, che non ha seminato lui, e riconosce nel loro fiorire la grandezza di Dio. E curando il giardino, che è il mondo, rende il suo servizio».