Perché si festeggia la mamma? Hadjadj: «La maternità è il luogo del mistero contro la tecnocrazia dell’utero in affitto»

Ieri in Francia si è celebrata la “Festa della mamma”, in un clima sociale che tende a stravolgerne la figura. Il filosofo Hadjadj ironizza: «Vogliono imporci la “festa delle madri surrogate” e “dell’utero artificiale”»

Ieri non è stato solo il giorno delle elezioni europee a Parigi. I francesi hanno infatti celebrato la “Festa della mamma” in un clima sociale dove si cerca di sminuire il ruolo della maternità e della donna con l’utero in affitto, quello della famiglia con il matrimonio gay e quello del concepimento con la fecondazione assistita. Secondo il filosofo Fabrice Hadjadj, intervistato per l’occasione dal Le Figaro, questa ricorrenza viene festeggiata in un momento storico in cui in Francia la «commercializzazione tecno-liberale» vorrebbe imporre «nuove “feste” gioiose per il 21esimo secolo: dopo i padri e i nonni, la “festa delle madri surrogate”, la “festa dell’utero artificiale”, la “festa dei papà-senza-mamma-grazie-agli-ingegneri-della-compassione”, eccetera».

PERCHÉ FESTEGGIARE LA MAMMA. Non solo. «Nel frattempo – continua il filosofo – per festeggiare la sua mamma malata, il nostro governo sembra orientarsi verso nuove idee-regalo grazie alla legalizzazione dell’eutanasia». Davanti a tutti questi «stravolgimenti», «perché festeggiare ancora?». Per Hadjadj, «ogni festa è prima di tutto una celebrazione della vita. Una festa per essere tale presuppone che l’esistenza sia giustificata, che la nascita non sia solamente un regalo dei vermi». E non a caso uno «dei comandamenti più antichi dice “Onora il padre e la madre”, precedendo il “Non uccidere”. Viene prima perché significa: “Ama la vita che hai ricevuto”. Se la vita non fosse una cosa buona in sé, perché non distruggerla? Non ha senso dire “non uccidere”, se prima non si onorano i genitori che ci hanno dato la vita».
La maternità, dunque, «è questa situazione originaria dove una persona fa spazio all’altro nel suo proprio corpo, fino alla deformazione, fino a consentire una certa aggressione (nausee, dolori). Questa non è negazione di sé, ma dono della vita. Bisogna quindi festeggiare la maternità non solo perché è la nostra matrice, ma anche perché è modello di generosità, una speranza in atto».

UTERO IN AFFITTO MASCHILISTA. Ma qual è il ruolo della maternità nella Francia di oggi, in cui anche le femministe appoggiano l’ipotesi di legalizzare l’utero in affitto? Per il filosofo è un controsenso, visto che «la maternità è il potere più specifico del femminile: è ciò che fa dipendere l’uomo dalla donna per la possibilità di avere un avvenire. L’utero in affitto, che si potrebbe concepire come un accessorio di liberazione femminile, permette piuttosto di confermare il dominio degli uomini o almeno la logica maschile sulla nascita. Un femminismo che va contro la maternità diventa rapidamente una rivendicazione di uguaglianza che si appiattisce sul livello del maschio, che vuole arrogarselo. [La maternità surrogata] sarebbe la rinuncia della donna al suo potere più singolare e proprio, quello che permette di porre fine al mondo bellicoso dei maschi».

MISTERO DELLA MATERNITÀ. Con la legalizzazione del matrimonio e dell’adozione gay, il governo socialista ha aperto la strada alla possibilità di creare famiglie strutturalmente mancanti della figura del padre o della madre. «L’uomo è un intreccio di carnale e spirituale. Fino ad oggi – ragiona Hadjadj – le generazioni sono sempre discese dall’unione di un uomo e una donna. Non si diventa madri senza un padre. Adesso però si può decidere di uscire dall’umano: si può negare alla carne la sua spiritualità, ridurla a un materiale, accoppiarsi in un laboratorio e fabbricare Ogm a base di homo sapiens sapiens».
Questa possibilità, però, non distruggerà mai «la maternità», che «si rapporta alla gestazione e la gestazione consiste nell’accogliere in sé un processo oscuro, misterioso, che comporta l’apparire di un altro. La tecnica si rapporta invece alla fabbricazione e la fabbricazione consiste nel produrre qualcosa esterno a sé (questa è la sola possibilità maschile), in un processo controllato e trasparente: in vitro. Ecco perché non dirò che il mistero della maternità è minacciato dalle nuove tecnologie ma che la maternità è il luogo stesso del mistero e rappresenta una resistenza radicale, più efficace di mille discorsi, all’impresa tecnocratica. Solo la maternità può garantire che un bambino resti un avvenimento e non il risultato di un programma».