Pane al pane, droga alla droga. La strage di Santhià non è dovuta a un inspiegabile “raptus”, cari giornalisti

La stampa se n’è fregata delle conseguenze della nuova legge sugli stupefacenti. Adesso almeno eviti i giri di parole per definire un massacro scatenato dalla cocaina

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Il nonno, la nonna e la zia. Uccisi con martelli e coltelli da un ragazzo di 24 anni di Santhià, che poi è stato arrestato e ha confessato. Senza un perché, scrivono i giornali. Qualcuno ipotizza che il perché siano i 300 euro che si è messo in tasca: e per così poco massacri tre parenti stretti? Altri parla di raptus: e da quando la cocaina, che Lorenzo Manavella aveva assunto poco prima della strage, si chiama raptus?

Torna alla memoria Ruggero Jucker, 36 anni nel 2002, lavoratore esemplare, incensurato e innamorato della fidanzata Alenya, giovane modella; il 20 luglio 2002 rientra nell’abitazione comune, a Milano, e la uccide con un coltello: al magistrato dirà di non saperne spiegare la ragione e di non ricordare neanche i contorni del fatto; prima di tornare a casa, aveva fumato uno spinello con elevata percentuale di principio attivo. Allora come oggi i protagonisti di gesti così efferati riacquistano consapevolezza a mano a mano che termina l’effetto della droga.

È ovvio che ciascun omicidio del genere non può collegarsi in modo diretto alla legislazione sugli stupefacenti, e che è arbitrario far discendere un episodio dal maggiore o minore rigore in materia; ma nessuno può escludere che una più estesa possibilità di approvvigionarsi di droga moltiplichi fatti come questi. La legge appena approvata, nel disinteresse generale e senza opposizione nel merito, facilita i traffici, depenalizza di fatto lo spaccio di strada, ripristina l’antiscientifica distinzione fra droghe “pesanti” e “leggere”.

Poiché i giornali hanno ignorato la gravità delle nuove norme, evitino almeno di evocare il raptus quando una mattanza come quella di Santhià scrive col sangue che la droga distrugge sé e altri. Chiamino le cose col loro nome e ne chiedano conto a chi ha posto le premesse perché tragedie come queste si moltiplichino.

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