Dov’è il vero schifo

Non è nel “salvataggio” del deputato Sozzani, ma è in una logica che ci vuole tutti colpevoli fino a prova contraria

La nuova maggioranza giallorossa è andata sotto sul voto alla Camera relativo alla richiesta di arresti domiciliari nei confronti del deputato Diego Sozzani di Forza Italia. Grazie al voto segreto e a 46 “franchi tiratori” è stata respinta la richiesta di autorizzazione a procedere: i voti a favore sono stati 235, 309 i contrari, un astenuto.
L’episodio ha fatto piuttosto rumore, soprattutto per il fatto che, dopo la scissione renziana di Italia viva (a cui si imputa l’impallinamento), al primo voto in aula i giallorossi siano già in difficoltà.

Colpevole prima del processo

I quotidiani sono oggi pieni di analisi e commenti sull’accaduto. Al di là delle varie opinioni sugli aspetti più propriamente politici dell’evento (l’esecutivo giallorosso durerà? A che gioco sta giocando Renzi?), due sono i commenti che qui si vogliono segnalare: quello di Mattia Feltri sulla Stampa e quello di Carlo Nordio sul Messaggero. Meritano di essere ripresi perché, almeno, si soffermano su un dato che molti altri danno per scontato e cioè che, in controtendenza al manipulitismo dilagante, si può ancora provare a ragionare sulle cose, esprimendo una posizione razionale e garantista. Perché, come dice oggi su Libero Vittorio Feltri «è assurdo privare della libertà un signore, fosse anche colpevole, prima di essere processato e condannato».

Il senso dell’immunità

Nel suo commento (“I senza sugo”), Mattia Feltri si rivolge al conduttore tv Massimo Giletti che, durante una trasmissione su La7, s’è scaraventato contro la casta che ha salvato Sozzani.

Scrive Feltri:

«Il poco rimasto dell’immunità non è a difesa della casta ma della democrazia, come vollero i costituenti, poiché un eletto rappresenta la volontà di migliaia di elettori che potrebbero essere privati degli effetti del suffragio per ragioni politiche o esorbitanti. Son cose da imparare dopo due lezioni di educazione civica, però, e non mi sfugge che né lei né io né alcuno dei parlamentari chiamati a pronunciarsi sappiamo se nell’inchiesta a carico di Sozzani ci siano elementi persecutori, visto che a nessuno interessa altro se non la mossetta tattica e il meschino tornaconto d’immagine».

E qui Feltri dà una lezione a Giletti:

«Preferisco sempre un’immunità accordata a una negata, siccome lo schifo non è che un onorevole sia sfuggito al carcere o ai domiciliari, ma gli oltre ventimila detenuti in attesa di giudizio, più di un terzo del totale. Lo sa che nessun Paese europeo ha tanti detenuti in attesa di giudizio? E lo sa che metà di loro, secondo statistica, sarà assolto? In questo momento ci sono diecimila innocenti in galera, e lo schifo, caro Giletti, non è che i parlamentari non si arrestino fra di loro, ma che non facciano nulla per quegli innocenti. E non lo fanno perché sarebbe impopolare e perché hanno paura dei magistrati: eccolo lo schifo».

L’ivadenza del potere giudiziario

Il secondo commento che merita una segnalazione è quello del magistrato Nordio (“La giustizia vera crepa della triplice alleanza“). Nordio ritiene che, sebbene «il nocciolo duro della sinistra sia ancora tendenzialmente manettaro e giacobino, esso contiene una benemerita frazione di convinti garantisti».  A suo parere, oltre a motivazioni tattiche, «i numerosi franchi tiratori abbiano voluto affermare, nel senso più squisitamente politico, la centralità del parlamento rispetto all’invadenza del potere giudiziario».

Vorremmo avere le certezze di Nordio, ma secondo noi, invece, i renziani hanno agito solo per “mandare un messaggio politico”: del loro garantismo altalenante, infatti, abbiamo sempre dubitato.

Non la persona, ma la carica

Tuttavia restano pertinenti altre affermazioni di Nordio, come quando ricorda che

«i padri costituenti avevano previsto l’immunità a garanzia non della persona ma della carica, e in definitiva della volontà dei cittadini. Esporre il loro rappresentante alle precarie sorti delle insidie giudiziarie avrebbe significato subordinare la sovranità popolare a un potere privo di legittimazione elettorale».

Il caso Sozzani è poi occasione per Nordio per ricordare che «fra poco più di tre mesi entrerà in vigore quel mostro giuridico della sospensione della prescrizione, che il precedente governo aveva subordinato ad una radicale riforma di snellimento delle procedure». E che anche sulla questione della limitazione delle intercettazioni per l’esasperato utilizzo di mezzi invasivi come i trojan (definiti una «sciagurata intrusione») si potrà vedere se il salvataggio di Sozzani sia stato voluto o se sia solo un «mero incidente di navigazione». Come Nordio ci auguriamo si cambi una volta per tutte dalla la «rotta giustizialista», ma, a differenza sua, siamo molto meno ottimisti.

Foto Ansa