Di Renzi non ci si può fidare

Egli non è un uomo di “centro” ma è un liberal obamiano. Non si muove seguendo ideali ma convenienze tattiche

Egregio direttore, non ho molta simpatia per Matteo Renzi e tuttavia c’è almeno un aspetto della sua “mossa” che, non posso negarlo, mi piace. Mi riferisco al fatto che, distaccandosi dal Pd, Renzi è andato a ricostituire un partito di “centro”. Negli ultimi anni questa parola (“centro”) è diventata una parolaccia, sinonimo di corruttela, trasformismo, loschi affari. Ma per chi, come me, rimpiange la Dc, essa è garanzia di politiche moderate e di buon senso, lontane dagli estremismi. Dunque, almeno su questo aspetto, perché non festeggiare l’avvento di Italia viva di Renzi?
Sergio Quinto, via email

Gentile Sergio, credo ci sia un errore alla base del suo ragionamento. O meglio, occorre intendersi bene sul significato della parola “centro”. Se per questo s’intende il “luogo geografico” in cui è andata a collocarsi Italia viva, lei ha senz’altro ragione. L’ex sindaco di Firenze ha scelto quella postazione per far pesare il suo gruppetto di parlamentari, dire la sua sulle nomine, influenzare le decisioni del governo, “tenere sotto ricatto” la maggioranza che dei suoi voti al Senato ha estremo bisogno.

Se, però, per “centro” si intende il “luogo politico” dove trovano espressione, con più facilità e frequenza, alcune idee – sono quelle che lei sottointende di una politica moderata e di buon senso -, ecco, da questo punto di vista, Renzi non è un “uomo di centro”. Basta rileggere le dichiarazioni con cui ha annunciato la nascita del suo partito per rendersene conto. Ha rivendicato come suo principale merito quello di aver fatto la legge sulle «unioni civili», ha parlato di un partito che sarà «femminista» più tante altre chiacchiere sul «futuro», le idee «giovani» e tanti altri bla bla bla.

Renzi, pur provenendo dalle fila della Margherita, non è un erede della tradizione democristiana, è un liberal. Fa riferimento più a Obama che a De Gasperi. Il sottofondo delle sue idee politiche è quello, almeno per la scorza esterna, dei democratici statunitensi, ma non ha la forza né la idealità che fecero grande la Dc (quando la Dc fu grande). Soprattutto, egli non è un idealista, ma un tattico. Si sposta a seconda della convenienza: con Enrico Letta e poi contro, contro Beppe Grillo e poi assieme, contro Nicola Zingaretti poi assieme e poi contro. Non me ne scandalizzo, ma neppure mi faccio infinocchiare dai termini altisonanti con cui motiva il suo zigzagare inquieto.

Renzi è un politico del tutto inaffidabile. Ciò di cui ha bisogno questo paese – e cioè una svolta liberale, riformista, sussidiaria – non verrà da Renzi. È una causa che se egli sposasse domani, è probabile che rinneghi dopodomani.

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