Il cappio manettaro e una lezione per Renzi cuor di leone

Quando si trattava della Cancellieri, il presidente del Consiglio non esitava a chiedere le dimissioni per “opportunità politica”.

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Enrico Letta ha messo il dito nella piaga del rapporto tra Matteo Renzi e gli scandali politico-giudiziari. Se c’è un ambito in cui il presidente del Consiglio non fa lo spaccone è proprio il rapporto con la magistratura (a parte qualche boutade sulle ferie delle toghe). Ha fatto a botte con la vecchia guardia del Pd, ha mandato a quel paese i sindacati, i gufi, i rosiconi, i menasfiga; ma quando si tratta di inchieste, di tribunali, di magistrati, il premier ciarliero si fa silente, il bellimbusto si fa lillipuziano, lo spaccone si fa calcolatore.

Letta ha quindi fatto bene in tv a ricordare che, quando si trattò di difendere un ministro del suo governo, Anna Maria Cancellieri, il Royal Baby non si dimostrò certo un cuor di leone garantista. Anzi, andò dietro al vento del “dimissioni per opportunità politica”, sebbene in quel caso stessimo parlando di un’intercettazione telefonica di rilevanza non penale in cui l’allora ministro prometteva di interessarsi delle sorti di una detenuta gravemente malata e non di una vicenda – come quella che coinvolge Maria Elena Boschi –, che, comunque la si voglia pensare, è “politicamente” più rilevante.

Non siamo nati ieri. Lo sappiamo che una certa ipocrisia è connaturale – e forse persino indispensabile – all’agire politico, ma questo non ci esime dal sottolineare che Renzi, ogni qual volta s’è trovato a incrociare inchieste e scandali (ricordate il caso Lupi?), ha mostrato una linea di condotta appiattita sulle tesi dell’accusa. “Mors tua, vita mea” è una strategia che ovviamente funziona benissimo quando coincide coi tuoi interessi, ma che ti chiede di pagare dazio quando la graticola tocca a te o ai tuoi.

Al tempo in cui twittava #Enricostaisereno, Renzi scriveva sulla sua newsletter: «Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno» dato che «l’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile».

Il cappio manettaro ha questo di ineluttabile: prima o poi si stringe intorno al collo di chi applaudiva il boia.

Foto Ansa


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