Se bastasse un nanorobot nel cervello per essere «come dio»

ray-kurzweil-singularity-universityRaymond “Ray” Kurzweil, director of engineering di Google, ovvero capo degli inventori di Mountain View, torna a far notizia grazie al video di una sua recente conferenza messo in circolazione in questi giorni. I lettori di tempi.it conoscono abbastanza bene Kurzweil e sanno che non è nuovo a esternazioni per così dire “visionarie” (ce ne siamo occupati in diversi articoli). Il guru di Google è infatti l’esponente più in vista del cosiddetto singolaritanismo, una corrente di pensiero per certi versi messianica, piuttosto di moda nella Silicon Valley, che preconizza l’avvicinarsi di un futuro nel quale l’umanità sarà capace di superare se stessa (di salvarsi, insomma) integrandosi con la tecnologia. Nel video in questione, per l’appunto, Kurzweil parla davanti agli studenti della Singularity University che egli stesso ha contribuito a fondare e spiega loro che un giorno, grazie all’inserimento di nanorobot nei nostri cervelli, saremo «godlike», come dio. Proponiamo in una nostra traduzione alcuni stralci dell’articolo scritto in proposito da Chris Matyszczyk per Cnet.

(…) Kurzweil ha una visione veramente, follemente, profondamente ottimistica di ciò che saremo quando i nanorobot saranno impiantati nei nostri cervelli e così potremo aumentare la nostra intelligenza collegandoci direttamente a Internet.

È un tale sollievo. Temevo che con un robot impiantato nel cervello mi avrebbe fatto male la testa. (…) Kurzweil invece mi ha rassicurato. Parlando di recente alla Singularity University, ha spiegato che il mio cervello si svilupperà nello stesso modo in cui si è sviluppato il mio smartphone.

(…) Continua Kurzweil: «Saremo più musicali. Saremo più spiritosi. Saremo più bravi a esprimere sentimenti d’amore». Giacché i robot sono rinomati per la loro musicalità, il loro senso dell’umorismo e le loro qualità amorose. Soprattutto nei film di Hollywood.

Kurzweil insiste, però, che questa è la prossima fase naturale della nostra esistenza. «L’evoluzione – dice – crea strutture e modelli che nel tempo diventano più complicati, più conoscibili, più intelligenti, più creativi, più capaci di esprimere sentimenti alti come l’essere amorevoli. Dunque si muove verso quello che descriviamo come Dio: queste qualità senza alcun limite».

Sì, stiamo diventando dei.

«L’evoluzione è un processo spirituale e ci rende più simili a dio», conclude Kurzweil.

C’è qualcosa di tanto edificante, e insieme di tanto meravigliosamente egocentrico, nel lasciare intendere che presto l’uomo sarà Dio, grazie all’intelligenza artificiale. Ma anche il solo fatto che questa intelligenza sia artificiale sarebbe già un indizio dei suoi potenziali limiti. (…)

Ci sono così tante cose fondamentali con cui stiamo combattendo. Eppure eccoci qui a credere che in pochi anni saremo come dio.

Signore, aiutaci.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •