Cina. Figlio di un gerarca comunista tortura i suoi professori: dopo 50 anni torna per «chiedere scusa»

Ha voluto presentarsi di persona davanti ai suoi ex insegnanti per chiedere scusa, scusa per averli fatti torturare e perseguitare durante la Rivoluzione Culturale. Così Chen Xiaolu, figlio del leggendario Maresciallo Chen Yi, leader dell’Esercito di liberazione del popolo cinese, si è recato lo scorso 7 ottobre a una riunione di vecchi alunni della scuola media Beijing Number Eight, scuola elitaria per i figli dei grandi gerarchi comunisti.

«SCUSATE PER LE TORTURE». Chen, al tempo leader delle Guardie Rosse e oggi fondatore del Corpo di polizia Guardia rossa, nonché direttore del Comitato rivoluzionario scolastico, oggi ha 67 anni e si è presentato davanti ai suoi professori, che oggi ne hanno circa 80, per chiedere scusa: «A nome di tutta la Scuola media di Pechino numero otto, che vi ha fatto del male, io esprimo le mie più sincere scuse. Sentivo di dover essere il primo a prendermi la responsabilità di avervi fatto torturare e di avervi perseguitato».

RIBELLARSI È GIUSTO. Con lo scopo di spazzare via i Quattro vecchiumi («vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti»), Mao Zedong lanciò la Rivoluzione Culturale al grido di «Ribellarsi è giusto», una grande campagna di epurazione politica durata dal 1966 al 1976, che costò la vita a milioni di persone. L’obiettivo, oltre a sbarazzarsi dei nemici personali, era quello di far dimenticare le miserie e i 30-40 milioni di morti circa del Grande balzo in avanti. Durante quegli anni ogni autorità venne messa in discussione e chiunque, magari dopo la denuncia anonima su un Dazibao, poteva essere preso di mira dalle Guardie Rosse.

I DUE PRESIDENTI MAO. Emblematica di quel periodo, dominato più che mai dall’ideologia e dall’idolatria di Mao, la storia di un presidente di una piccola associazione di lavoratori di una misera cittadina: di cognome faceva Mao e tutti l’avevano sempre chiamato di conseguenza “presidente Mao”. L’uomo è caduto in disgrazia durante la Rivoluzione Culturale accusato di aver fatto «comparire due presidenti Mao sulla faccia della terra». E nonostante lui protestasse con le lacrime agli occhi che gli altri lo chiamavano così, ma «io non mi sarei mai preso una libertà del genere», gli rispondevano: «Anche se erano gli altri a chiamarti così, tu non dovevi rispondere. Poiché lo hai fatto, sei un controrivoluzionario».

SI TORNA AL MAOISMO? Oggi la Rivoluzione Culturale è bollata come uno dei pochi «errori di Mao» e Chen Xiaolu non è l’unico ad aver chiesto scusa per i crimini commessi in gioventù. Lo stesso Xi Jinping, oggi presidente della Cina e segretario generale del Partito comunista, in quegli anni è stato costretto a denunciare il padre tre volte e ad andare in campagna a pascolare maiali. Nonostante questo, oggi Xi ha obbligato in pieno stile maoista ai funzionari comunisti di condurre «sessioni di critica e autocritica», costringendo anche il famoso blogger Charles Xue, arrestato per aver diffuso online dei “rumors”, ad autoumiliarsi in pubblico davanti alla televisione di Stato, che ha poi mandato in onda le sue confessioni in tutto il paese.

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