Sicuri che la gente sia disposta a pagare più tasse per salvare il clima?

Di Bjørn Lomborg
25 Ottobre 2021
Le grandi promesse dei politici sull’ambiente hanno in genere un problemino: non fanno i conti con i costi esorbitanti che comportano. Gli elettori però li faranno. Il caso americano
Protesta ambientalista alla Camera di commercio di Washington per i costi dei cambiamenti del clima

Protesta ambientalista alla Camera di commercio di Washington per i costi dei cambiamenti del clima

Quello che segue è il settimo di una serie di articoli firmati da Bjørn Lomborg e pubblicati da Tempi in esclusiva per l’Italia in vista della Cop26, la conferenza globale sul clima in programma per novembre 2021 a Glasgow. Lo scopo di questa rubrica è mettere in luce dati scientifici spesso trascurati nella narrazione dominante sul clima, eppure non meno importanti del fatto che «il cambiamento climatico è un fenomeno reale e causato dall’uomo», come sostiene Lomborg.

Le puntate precedenti sono disponibili qui.

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Grafico: Costi delle politiche per il clima negli Usa
I costi delle politiche per il clima negli Stati Uniti. Fonte: Nature

I politici di tutto il mondo promettono regolarmente riduzioni senza precedenti delle emissioni di Co2, ma raramente fanno cenno ai costi, spesso nascondendoli dietro immaginifiche suggestioni di lavori “green”. Eppure il danno economico che tali politiche infliggerebbero è di molto superiore a quanto la maggior parte degli elettori sarebbero disposti a tollerare, mentre i benefici per il clima sono inferiori a quanto molti immaginerebbero.

Un recente sondaggio del Washington Post ha rivelato che la maggioranza degli americani voterebbe contro l’introduzione in bolletta elettrica di una tassa annuale per il clima di 24 dollari. E pensare che questa cifra non si avvicina neanche minimamente ai costi che devono aspettarsi. Al pari di molti altri leader dei paesi ricchi del pianeta, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato l’obiettivo della riduzione delle emissioni di Co2 del 100 per cento entro il 2050, obiettivo che sarebbe straordinariamente costoso.

Un nuovo studio dell’autorevole rivista Nature mostra che una riduzione del 95 per cento delle emissioni in America entro il 2050 comporterebbe costi pari all’11,9 per cento del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Per metterla in prospettiva: la spesa totale per la previdenza sociale e la sanità (Medicare and Medicaid) è stata pari all’11,6 per cento del Pil nel 2019. Tentare di rispettare l’obiettivo di Mr. Biden avrà un costo annuale che lieviterà fino a 4,4 mila miliardi di dollari di qui al 2050. È superiore a qualunque cifra il governo federale preveda di incassare quest’anno in introiti fiscali. Sono 11.300 dollari pro capite l’anno, o quasi 500 volte di più di quanto la maggioranza degli americani è disposta a pagare.

Sebbene gli Stati Uniti siano attualmente il secondo paese al mondo per emissioni di gas serra, che l’America riesca ad azzerare le emissioni inciderebbe poco sulla temperatura globale. Se l’intero paese raggiungesse domani stesso l’impatto zero in termini di Co2, il modello climatico standard delle Nazioni Unite indica che la differenza alla fine del secolo sarebbe una riduzione della temperatura a malapena rilevabile, pari a 0,17 gradi centigradi. Questo perché la quota di emissioni globali prodotta dagli Stati Uniti diminuirà mano a mano che le popolazioni di Cina, India e Africa cresceranno e si arricchiranno.

Come ha buttato là il ministro dell’Energia indiano Raj Kumar Singh nel corso di una recente conversazione sul clima, l’obiettivo di azzerare le emissioni è «un’illusione», e «non si può impedire» alle nazioni in via di sviluppo di usare sempre più combustibili fossili. Una soluzione realistica per il clima sarebbe invece puntare sull’innovazione per abbattere il prezzo di un’energia più pulita fino a un livello che gli elettori dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo siano disposti a pagare.

Foto Ansa

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