Il diavolo Berlicche risponde a una lettrice: «Per dannare uno sono disposto anche a “rispettarlo”»

Rispettare un uomo è diverso dal rispettare la legge o lo stop. Di quale rispetto parlava il sindaco per il famoso professore di Saluzzo?

Mio caro Malacoda, la mia ultima missiva deve essere stata particolarmente diabolica, rasentando l’incomprensione. Il direttore mi gira una lettera giunta in redazione, alla quale, contravvenendo a una regola ferrea (il diavolo si spezza ma non si spiega), ho deciso di rispondere.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Sono rimasta molto perplessa dall’ultima lettera di Berlicche sul professore di Saluzzo. Non la capisco. Insegno da moltissimi anni, con passione e spero una certa capacità di far apprezzare la bellezza. Ma ho visto troppi “bravi professori” che affascinavano i ragazzi ma non li rispettavano, anzi sapevano usare il fascino ai loro fini, ideologici o altro. Per questo il sindaco di Saluzzo ha ragione: prima di tutto il rispetto dei ragazzi, compresa la loro fragilità e la loro facile adesione all’attrattiva, spesso impossibilitati a distinguere se l’attrattiva è dell’autore o del professore.
Giulia Regoliosi

Diabolica Giulia, sapesse che fatica è fare il diavolo tutte le settimane e cercare di dire cose condivisibili anche dagli angeli come lei. In fondo sono un povero diavolo anch’io e cerco di superare la mia bruttezza con il trucco del fascino, che lei ha messo impietosamente a nudo: non sempre chi affascina è affascinante. Ma se questa è una giusta avvertenza che mette in guardia contro i truffatori, non è però un argomento decisivo contro il fascino: può succedere che chi affascina sia veramente affascinante.

Insinuare il dubbio su questa possibilità, questo sì che è veramente diabolico. E, mi permetta se mi esprimo con termini così poco sulfurei, ciò che supera un fascino artefatto, costruito, che mira a secondi fini, è solo un fascino reale, evidente, gratuito. Non è il richiamo al “rispetto”, parola abusata e svilita nel suo significato originario (per come la usava ad esempio Claudel: «Pietro di Craon, che io amo rispetto e temo») e ormai sinonimo di indifferenza. A meno che, ma questo per noi diavoli sarebbe deleterio, una generazione di professori si impegni nel tentativo di recupero del peso delle parole e del loro uso. Perché, lei mi capisce certamente, rispettare un uomo è diverso dal “rispettare l’ambiente”, “rispetta la legge”, “rispettare lo stop”.

Mi spiego con un esempio, reale. Una famiglia italiana adotta un bambino birmano di 7 anni, lo manda a scuola e lo esonera dalla frequenza delle ore di religione. Motiva la sua decisione alla maestra con il “rispetto” della sua provenienza. La maestra non obietta, ma chiede loro: «Per voi la religione è importante? E non volete dare a vostro figlio ciò che più vi sta a cuore, come gli date il meglio in cibo, vestiti e cure mediche?». I due si guardano e stracciano la richiesta di esonero. Il concetto di “rispetto” di loro figlio era mutato: da astratto distacco preventivo a desiderio di dono frutto di un’attrattiva che loro stessi provavano. Non credo che il sindaco di Saluzzo usasse il termine “rispetto” con questa stessa densità. Ma io sono il diavolo, e per dannare uno sono disposto anche a “rispettarlo”. Con i miei rispetti.
Berlicche